Il Film «Boyhood» di Linklater R.

di Gianluca Arnone *
pubblicato il 10 novembre 2014
Il Film «Boyhood» di Linklater R.

immagine tratta dal trailer Boyhood di Richard Linklater su www.boyhood-ilfilm.it 

Critica cinematografica di Gianluca Arnone, Boyhood, in www.cinematografo.it, 22 ottobre 2014

La personale ossessione di Richard Linklater è anche il tema fondamentale del cinema: il tempo. Tarkovskij si definiva “scultore del tempo”, Hitchcock sosteneva che un film è la vita senza le sue parti noiose. Per entrambi filmare significava modellare il tempo attraverso lo scalpello delle immagini. D’altra parte, in qualunque forma appaia, sarà comunque un’immagine illusoria, come l’ombra nella caverna. Il tempo continuerà a sgusciare via, oltre le immagini.

Film_Boyhood_poster

La locandina del film

In Boyhood1  avviene però qualcosa di inedito. Qui è il tempo a modellare il cinema. Linklater sottomette il processo di lavorazione del film a una lunga decantazione, affidando l’evoluzione dei propri personaggi al potere trasfigurante degli anni. Più che un percorso di maturazione, gli interessa filmare ciò che avviene al suo quartetto di attori (sua figlia Lorelei e il giovane Ellar Coltrane, Patricia Arquette ed Ethan Hawke) tra il 2002 e il 2013, come il tempo agisce sui loro corpi e sulle loro personalità.

Così le metamorfosi di Ellar e Lorelei, il progressivo disfacimento della Arquette e le rughe crescenti sul volto di Hawke sono più importanti dei deboli snodi del racconto che, di fatto, si biforca continuamente tra la vicenda dei personaggi e la vita degli attori.
Ecco un film in linea retta, potenzialmente infinito, pieno di aperte parentesi dove entrare e seguire altre piste (che cosa è accaduto all’Arquette in tutti questi anni? Perché il personaggio di Lorelei diventa da un certo punto in poi così marginale?). Ed ecco un filmaker, Linklater, contemporaneamente dietro la mdp e fuoricampo, a scrutare la sua evoluzione di uomo e regista.

Non si tratta dell’opera di un pioniere. In ambito documentario si era già visto qualcosa di simile e l’esperimento sembra piuttosto guardare all’alba della settima arte, all’esperienza fantasmatica dei primi film muti in bianco e nero, dove le figure umane hanno apparenza spettrale. Jean Cocteau una volta ha detto che «il cinema è la morte al lavoro sul corpo degli attori». La frase si attaglia bene a Boyhood, che è come una fotografia lasciata a mollo nel tempo (e il personaggio principale questo fa o ambisce a fare: il fotografo) perché ne rilevi il ritratto.
Ma non c’è immagine che tenga. Né case né passioni che possano durare. Le cose passano inesorabili e lievi, come nel gioco (i salti in avanti nella storia vengono sottolineati ogni volta dall’apparizione di una nuova specie videoludica, dal Gameboy alla Wii).
Si può prendere coscienza “poi” (le lacrime della Arquette) o ricordare ogni tanto (la musica folk e rock). Oppure fare come Ellar alla fine del film: chiudere l’obiettivo e spalancare gli occhi sul mondo. Il tempo si ferma quando si ricomincia a vivere.

Boyhood di Richard Linklater, a colori, 165’, Usa 2013


Note sull’articolo

1 Boyhood di Richard Linklater,  regista  americano che stupisce ancora. Anziché ambientare il film in 24 ore come  spesso fa nella sua filmografia, ora  racconta la storia di un  bambino di sei anni, Mason,  che cresce fino al compimento di 16 anni.  Tutti i personaggi  coinvolti nella narrazione  drammaturgica invecchiano davvero  di anno in anno perché le riprese sono girate nell’arco di 12 anni, dal 2002 al 2013.

Tra gli attori, il bambino che diventa adolescente Mason (Ellar Coltrane), la madre Olivia (Patricia Arquette), la sorella Samantha (Lorelei Linklater), il padre Mason senior (Ethan Hawke).

Con Boyhood Linklater vince l’Orso d’Argento per la miglior regia al Festival di Berlino 2014, dove ottenne lo stesso premio nel 1995 per  Prima dell’alba.

Della durata di 3 ore, il film è dal 23 ottobre nelle sale cinematografiche italiane, distribuito da Universal Pictures International Italy.

Valutazione del film: **** e scheda tecnica  è su: http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/consultazione.redirect?sch=56042

(*) Gianluca Arnone
Rivista del Cinematografo
www.cinematografo.it
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