Il Film «Civiltà perduta» di Gray J.

di Emanuele Rauco *
pubblicato il 27 giugno 2017
Il Film «Civiltà perduta» di Gray J.

Critica cinematografica di Emanuele Rauco, Civiltà perduta di James Gray, in www.cinematografo.it, 20 giugno 2017

Le fiaccole che spiccano nella nebbia aprono e chiudono Civiltà perduta1, il nuovo film di James Gray già presentato alla Berlinale 2017. L’oscurità che ingoia la luce anche in senso metaforico, visto che il film è dominato dall’irrazionalità come filo conduttore, come elemento di contagio fisico, sociale e culturale, che però dà vita (è solo uno dei vari affascinanti paradossi del film) a un film tutto interiore, più familiare che spettacolare.

Le vicende dell’esploratore inglese Percy Fawcett in Amazzonia

Il film si ispira alla vera storia di Percy Fawcett, un militare inglese dei primi del ‘900 che durante un’esplorazione nella giungla amazzonica per la Società Geografica di Sua Maestà scopre la possibilità che in quei luoghi selvaggi si nascondano le vestigia di civiltà evolute e perse di immensi tesori. La passione archeologica e l’ipotesi della ricchezza diventeranno per lui un’ossessione totalizzante. Partendo da Z – La città perduta di David Grann, Gray (anche sceneggiatore) realizza un film d’avventura e dramma esistenziale come fosse un kolossal degli anni ’70, un film produttivamente impossibile nell’industria attuale – alto costo e impianto da film d’autore, senza franchise o poderosi effetti speciali dietro, girato in 35mm e quasi consapevole di un possibile fallimento produttivo tanto da vivere una travagliata esperienza produttiva – eppure anch’esso figlio del piglio quasi ossessivo del suo autore.

Civiltà perduta di GRAY J. _poster

«Civiltà perduta» di James Gray, Usa-Irlanda 2016, poster

E proprio su questi elementi potenzialmente disastrosi, Civiltà perduta fonda la sua bellezza: Gray realizza un film che attraverso un’inusuale potenza visiva racconta una saga − e si sente che la produzione è intervenuta per ridurre il minutaggio a 140’ −, un’epica oscura che parte dalla testa del protagonista (sorprendente Charlie Hunnam) e si allarga al suo rapporto con la famiglia e chi lo circonda, che abbraccia la famiglia, gli amici e in ultimo la Storia per chiudere con gli ultimi 20 magnifici minuti in cui la visionarietà che cova dietro le spire del film si libera e riempie lo schermo.

La giungla,  luogo della psiche umana

Punta molto in alto Gray, guardando a Michael Cimino (la scena in apertura della caccia al cervo) e Werner Herzog (l’opera lirica nel mezzo della giungla), a Lean, Milius e John Huston, ma ha le carte giuste per non sfigurare, se non per eguagliare i maestri: a partire da un’incredibile fotografia di Darius Khondji capace di far percepire allo spettatore il respiro narrativo del film e la mancanza di lucidità fino alla secchezza acuminati dei dialoghi, Civiltà perduta è un film che con forte impatto filmico e maestria sa rendere contemporanee immagini classiche, che sa rievocare il senso della meraviglia senza odorare di nostalgia, che sa sfidare i propri limiti, difetti e sbagli fidandosi della propria inattualità e della propria follia: non a caso il film si chiude con Sienna Miller, il personaggio più centrato e ponderato dell’intero film, che si avventura nella giungla per cercare il marito. Ma è una giungla mentale, di chi non riconosce più la porta di un palazzo inglese dal delirio della disperazione: un ultimo atto di irrazionalità, l’ultima vena dorata di un film cupo, denso e romantico.

Civiltà perduta di James Gray, a colori, 140ˈ, USA, IRLANDA 2016

 


Note

Civiltà perduta (The Lost City of Z) ripercorre le tappe in Amazzonia di un esploratore britannico Percy Fawcett, interpretato dall’attore Charlie Hunnam, nei primi del Novecento, alla ricerca nel cuore della giungla dei resti di una civiltà avanzata. A dispetto dello scetticismo della Royal Geographical Society si accinse accompagnato dalla sua famiglia, la moglie Nina (Sienna Miller) e il figlio Jack (Tom Holland) ad avventurarsi più volte per portare alla luce quella che chiamava la Città di Z. Il regista e sceneggiatore James Gray si ispira al romanzo Z. La città perduta di David Grann. La scenografia è di Jean-Vincent Puzos.
È stato presentato al 67° Festival di Berlino (2017) nella sezione Berlinale Special Galà. Distribuito da Eagle Pictures/Leone Film Group il film è nelle sale italiane dal 22 giugno.
Scheda tecnica: http://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/civilt-perduta/62127/
Valutazione: 3,5/5.

(*) critico cinematografico
www.cinematografo.it
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