Il Film «Diamante nero» di Sciamma C.

di Gianluca Arnone *
pubblicato il 12 luglio 2015
Il Film «Diamante nero» di Sciamma C.
Immagine tratta dal trailer ufficiale Diamante Nero  di C. Sciamma www.facebook.com/teodorafilmdistribuzione

Critica cinematografica di Gianluca Arnone, Diamante nero di Céline Sciamma, in http://www.cinematografo.it/, 17 giugno 2015

Nonostante gli indiscutibili traguardi messi a segno dall’emancipazione, il cinema dominante resta maschio, bianco, adulto e di estrazione borghese. Un’affermazione solo apparentemente contraddetta da un mercato saturo di prodotti per teenager, in verità pilotato da vecchi e scaltri produttori.

Per trovare una differenza, nel senso più apocalittico del termine, bisogna guardare agli indipendenti, specie se di sponda francese. Sarà un caso, ma nel giro di un paio di mesi sono arrivati da Oltralpe due coming of age di straordinaria energia, sensibilità e vividezza: a maggio The Fighters, adesso questo Diamante nero1, che a dispetto del titolo è un’autentica perla. Lo ha diretto la sceneggiatrice e regista Cèline Sciamma, la stessa che si era fatta apprezzare per Naissance des pieuvres e Tomboy, di cui questa terza prova sembra giusto il medio proporzionale.

Diamante nero di C. Sciamma _locandina film

Diamante nero di C. Sciamma locandina film

C’è il tumulto delle personalità in divenire tipico degli adolescenti, contenuto tra una linea gotica che separa e un confine incerto che dilaga e permette ogni scavalcamento. C’è la guerra, fisica e allegorica, contro i padri e le madri e i fratelli maggiori; ci sono i corpi e il lavoro sui corpi, campi di forze tra spinte metamorfiche concorrenti; c’è una labile e quasi impercettibile definizione di gender. Col fatto poi che il film è tutto ambientato in una banlieue “nera” di Parigi, in un’appendice africana, patriarcale e tribale dell’Occidente, il discorso sul sesso acquista una spiccata valenza politica. Femminista. Mai sottolineata, semmai affidata all’evidenza delle immagini, sempre pulite, rigorose, concettualmente geometriche.

Apparecchiate per quattro piccole donne che sono anche quattro grandi attrici (bellissime quando cantano Rihanna), a partire dallo straordinario Diamante protagonista, Karidja Touré. Occhioni dolci non ingannino: la sua Vic è una tosta, è un’altra fighter, è puro voler essere. Dove potere e volere sono verbi declinati unicamente al maschile, non c’è posto per lei. Solo un esilio che lascia ben sperare.

Diamante nero di Céline Sciamma, a colori, 112ʹ, Francia 2014


Note

Dopo il successo di Tomboy (2011) la regista e sceneggiatrice francese Céline Sciamma presenta un nuovo lungometraggio Diamante nero (Bande de Filles) con cui ha aperto la 46ma Quinzaine des Réalisateur al Festival di Cannes 2014. È la storia di una ragazza sedicenne di nome Marieme che è oppressa dall’ambiente familiare e sociale in cui vive. L’incontro con altre tre ragazze dallo spirito libero, però, cambierà tutto: Marieme diventa Vic, cambia look, lascia la scuola e insieme alle ragazze della banda inizia a vivere la sua nuova, spensierata giovinezza. Con la giovane protagonista Marierne/Vic interpretata da Karidija Tourè partecipano al cast, come esordienti, Assa Sylla (Lady), Lindsay Karamoth (Adiatou), Marietou Touré (Fily).

Il film è realizzato con la partecipazione di Cnc, con il sostegno di Fond Images de la Diversité, Acsé-Agence nationale pour la Cohésion sociale et l’Égalité des chances, Région Ile-de-France; partner: Cnc con la partecipazione di Canal +, Arte France, Cinè + in associazione con Arte/Cofinova9.
Distribuito da Teodora Films (2015) è nelle sale italiane dal 18 giugno 2015.

Scheda di valutazione: 3,5/5 e tecnica www.cinematografo.it

(*) Giornalista e critico cinematografico
Redazione Rivista del Cinematografo
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