Il Film. “Still Life”

di Gianluca Arnone *
pubblicato il 13 dicembre 2013
Il Film. “Still Life”

Ci sono film che hanno una grazia rara: ci fanno sentire meglio, migliori. È una grazia che Still Life1 di Uberto Pasolini2 possiede. È un film che si prende cura di noi, prima di tutto. Si svela pian piano, attento a non perdere mai poesia e interesse. Chi è John May? Chi è l’uomo che assiste in solitaria a tutti i funerali, in piedi, giù in fondo, mentre si compie l’estremo rituale?

La locandina del film

Interpretato dal magnifico Eddie Marsan3, John è un impiegato del Comune incaricato di trovare il parente più vicino di coloro che sono morti da soli. Quando non vi riesce, il più delle volte, tocca a lui organizzare le esequie, prendervi parte, inventare ricordi e parole di un cordoglio. Restituire a chi non c’è più la dignità di una storia che nessun altro potrebbe più raccontare. Un senso del loro passare.

John svolge il proprio lavoro con una scrupolosità maniacale. Di più: raccoglie le loro foto in un album dei ricordi. Come fossero i suoi. Del resto John non ha nessuno, anche lui sembra morto, rispetto ai vivi mostra però più cuore e passione. Il Comune lo licenzia – la sua scrupolosità è una perdita di tempo e di denaro – non prima però di aver chiuso l’ultimo caso.

Pasolini, filmmaker italo-inglese, ci porta dentro l’ossessione buona di quest’uomo senza morbosità, ma con un rispetto e una sensibilità che sciolgono. Sospeso su una nuvola di leggerezza, affidato a un’efficace poetica degli oggetti (la “natura morta” del titolo), Still Life è un delicato valzer degli addii, un’opera che riporta letteralmente la morte “in vita”, rivelando i legami che misteriosamente uniscono viventi e defunti.

Con la disarmante semplicità della messa in scena, l’ineffabile malinconia del sonoro, la sensibile performance attoriale, il film penetra la materia dura e ottusa dell’esistenza con una forza e un sentimento rari. Un’opera autentica, emozionante, profondamente conciliante, che vale tutte le sue lacrime.

Still Life di Uberto Pasolini, a colori, 87′, Gran Bretagna – Italia, 2012


Sitografia

1 Still Life (2012), un lungometraggio italo-inglese con cui  il regista Uberto PASOLINI, che scrive la storia di un impiegato trattando il tema della solitudine, della morte e paradossalmente del valore della vita. Girato con  Eddie Marsan (John May), Joanne Froggat (Kelly), Karen Drury Mary), Andrew Bchan (Mr Pratchett), Ciaran McIntyre (Jumbo, Neil D’Souza (Shakthi),  il film è stato premiato alla 70ma Mostra Internazionale del Cinema a Venezia per la migliore regia (Orizzonti),  per il miglior film (Francesco Pasinetti),  con  Cicae-Cinema d’Arte e d’Essai e  Cinematografico “Civitas Vitae prossima”.
Una produzione dello stesso Pasolini con Felix Vossen, Christopher Simon per Redwave Films, Embargo Filims, in associazione con Cinecittà Studios, Exponential media, Beta Cinema e Rai Cinema. Sarà nelle sale italiane dal 12 dicembre.  Valutazione ****
Per la scheda: http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/consultazione.redirect?sch=57949

2 Uberto PASOLINI, regista, sceneggiatore del film Still Life. Il secondo lungometraggio in qualità di regista e succede al suo film di esordio ispirato ad una storia vera, Machan (2008), con cui vinse numerosi premi. Produttore per Redwave  in The Full Monty (1997) diretto da Peter Cattaneo, film  che è stato campione di incassi in Gran Bretagna nel 1997 e gli valse numerosi premi tra cui il David 1998 per il miglior film straniero.

3 Eddie Marsan, per la prima volta in ruolo da protagonista è in Still Life. Per la carriera cinematografica dell’attore londinese si veda http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/consultazione.redirect?ida=146023

(*) Gianluca Arnone
Critico cinematografico
Rivista del Cinematografo
www.cinematografo.it
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