Il grido dei poveri nella Giornata Mondiale

La prima edizione anche a Torino

di Federica Bello *
pubblicato il 4 dicembre 2017
Il grido dei poveri  nella Giornata Mondiale
C’è tutto nel suo tono e nel suo sguardo quello che può servire  a far capire cosa significa toccare il fondo dopo un’esistenza «normale», perdere la casa, sentirsi di peso

La voce di Giovanni tradisce un’emozione forte e in un attimo trasmette a coloro che domenica 19 novembre gremiscono la chiesa del Cottolengo molto di più di quello che diranno le sue parole. C’è tutto nel suo tono e nel suo sguardo quello che può servire  a far capire cosa significa toccare il fondo dopo un’esistenza «normale», perdere la casa, sentirsi di peso, non sentirsi le forze − anche per questioni di età − per potersi risollevare e poi grazie all’ascolto, all’aiuto concreto della Caritas ritrovare fiducia, riavere uno spazio per vivere, poter reimmaginare una vecchiaia dignitosa… Così è la storia di Giovanni, insieme  a quella di altri due testimoni, un senza dimora e un carcerato, nella prima Giornata mondiale dei poveri ad offrire l’esempio concreto da associare all’appello rivolto da monsignor Nosiglia alla città.

Pranzo condiviso con una sessantina di persone in Arcivescovado, ascolto dei poveri alla Piccola Casa Cottolenghina

La storia di Giovanni come quella di Francesco e Piero (tutti nomi di fantasia) sono infatti le tre testimonianze scelte per far sentire concretamente quel grido dei poveri che l’Arcivescovo ha esortato ad ascoltare, a non lasciar cadere nell’indifferenza e nel pregiudizio. Così a Torino la prima Giornata mondiale dei poveri è stata anzitutto una giornata di ascolto, di condivisione, di esortazione. Senza teorie, senza parole astratte, ma con le voci e i volti di chi il Papa ha chiesto di «rimettere al centro». Lo è stato per tante parrocchie che si sono mobilitate con diverse iniziative e lo è stato a livello diocesano con tre momenti che l’Arcivescovo ha voluto vivere in prima persona. Primo appuntamento il pranzo condiviso con una sessantina di persone in Arcivescovado, poi il pomeriggio alla Piccola Casa della Divina Provvidenza con l’ascolto dei poveri, la preghiera con e per loro nella celebrazione eucaristica presieduta dal padre generale della Piccola Casa, padre Carmine Arice, e il messaggio alla città dell’Arcivescovo arrivato alla Piccola Casa dopo l’ordinazione di 5 diaconi, altro momento significativo tenuto conto della vocazione caritativa di chi vive il primo grado del sacramento dell’ordine.

Nel cuore del Cottolengo sono state dunque le parole di Francesco, senza dimora, di Giovanni e di Pietro (che ha mandato la sua testimonianza dal carcere) introdotti dal direttore della Caritas diocesana Pierluigi Dovis a «preparare»  gli appelli e le esortazioni giunte poi da padre Arice nell’omelia e dall’Arcivescovo nel suo appello.

«Nella mia vita di prima», racconta Francesco «ero un operaio tecnico, lavoravo in una ditta subappaltatrice di Telecom, andavo in giro a fare gli impianti, linee negli scavi o a montare le cabine. Ero sposato, avevo una figlia poi sono arrivate le prime slot machines, giusto nel momento in cui i lutti e la famiglia mi abbattevano ogni giorno di più…». Ed ecco la strada come unica fuga sino all’incontro con i volontari della Caritas e l’avvio di un percorso… riprende il lavoro, arriverà una casa, forse per Natale, ma soprattutto «alcuni rapporti sono ripartiti e ora mi piacerebbe passare questo Natale con mia figlia e la sua famiglia, tutti insieme nella mia nuova casa». Le relazioni, quelle che ridanno a ciascuno la consapevolezza di essere persona con una dignità che non dipende dai beni, sono le stesse che richiama Giovanni, ex geometra, le stesse che gli fanno ricordare con emozione «sono stato chiamato al Centro di Ascolto e la speranza si è riaccesa grazie a versi “santi viventi”».  E poi la lettera dal carcere con la storia di Piero. «È stata la Chiesa a cercare me, in carcere…abbattere il muro del carcere non è facile, esso richiede tanta forza, volontà, fortuna e anche una mano tesa che ti guidi, che ti sorregga quando rischi di inciampare e ti accompagni… la Provvidenza per me si è manifestata quel giorno in carcere quando ormai senza prospettive e aspirazioni sono stato cercato».

Cercati da chi si mette in ascolto, ecco l’invito del Padre Generale don Arice: «Non possiamo restare sordi al grido dei poveri», «una Chiesa che non si china sulle ferite degli uomini per versare l’olio della consolazione e il vino della speranza non è credibile».

Parole vibranti come forte l’appello che a conclusione della celebrazione l’Arcivescovo ha rivolto a tutta la città: «Dobbiamo smettere», ha sottolineato monsignor Nosiglia, «di immaginare e presentare la Chiesa e l’impegno sociale e civile verso i poveri  della nostra Città anzitutto come una organizzazione di servizi: la Chiesa e la Città − e dunque ogni fedele e ogni cittadino − sono chiamate a diventare sempre più comunità di fratelli e sorelle, fondate sulla relazione e sulla vicinanza, capaci di farsi interpellare e di accogliere l’altro come “uno di casa”. Le mense, i dormitori, le comunità di accoglienza, i centri di ascolto, le attività di orientamento al lavoro: tutte ottime cose, ma che vengono “dopo”. Prima ci sono le persone, che vanno riconosciute nei loro diritti di giustizia e di umanità quali soggetti, come ogni altro fedele e cittadino, e messe in grado di poter contribuire alla vita comune con gli stessi diritti e doveri di ogni altro». «Il primo passo», ha proseguito, «è scendere sulla strada con chi è sulla strada della sofferenza e della emarginazione e anche sulle strade della nostra Città, come i senza dimora… Occorre farsi vicini con gesti di amore sincero e non con elemosine che lasciano trasparire la superiorità; aprire anzitutto la propria casa all’altro, prima che incentivare − o delegare − ad altri il compito. La Giornata mondiale dei poveri non è un momento di contemplazione e riflessione “a distanza” sul fenomeno della povertà. È una dimensione di coinvolgimento personale, familiare, comunitario».

Non teorie astratte ma gesti concreti come la cena offerta dalla Piccola Casa a conclusione della giornata in cui hanno trovato posto 140 persone servite ai tavoli dalle religiose cottolenghine e dai giovani universitari di «Servire con lode».

Alla cena con l’Arcivescovo e il Padre Generale anche il Sindaco di Torino, Chiara Appendino, con la famiglia, assessori e rappresentanti e volontari di varie associazioni e realtà che quotidianamente si spendono per chi fa più fatica. Nello stile della giornata la cena è stata vissuta in un clima di festa, condivisione e dialogo: tante le foto, le strette di mano e i sorrisi ai vari tavoli… Culmine di una giornata che come ha ripetuto l’Arcivescovo, non si conclude con il cambio della data sul calendario «ma deve proseguire da oggi per tutto l’anno» riportando i poveri, le persone al centro.

Fonte:

Il grido dei poveri nella Giornata Mondiale. La prima edizione anche a Torino di Federica Bello, «La Voce e il Tempo», 26 novembre 2017, pp. 2-3


Approfondimento:

Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco, I Giornata Mondiale dei poveri, Non amiamo a parole ma con i fatti. Domenica 19 novembre 2017, 13 giugno 2017

Caritas Italiana, Rapporto 2017 sulle politiche contro la povertà in Italia, www.caritasitaliana.it

Caritas Italiana, Papa Francesco, Lettera Apostolica  Misericordia et misera, 20 novembre 2016, www2.vatican.va

Caritas Italiana, Futuro anteriore. Rapporto 2017 su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia, www.caritasitaliana.it

Per un confronto con altre realtà europee:

Caritas Europa, Cáritas Portuguesa, Portugal’s Report. The Young in Europe need a future!,  www.caritasitaliana.it

Caritas Malta, Poverty and social exclusion among young people,  Report september 2017, www.caritasitaliana.it

(*) Redazione La Voce e il Tempo di Torino
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