Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale

48° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, Cagliari 26-29 ottobre 2017

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 26 ottobre 2017
Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale

Dalla Sardegna, terra che ospita per la seconda volta, a distanza di   60 anni, la celebrazione delle Settimane sociali dei Cattolici Italiani (Programma dal 26 al 29 ottobre 2017), l’Arcivescovo  di Cagliari monsignor Arrigo Miglio,  già presidente del Comitato Scientifico ed organizzatore delle Settimane Sociali,  porge il saluto da parte della Conferenza episcopale sarda alle autorità istituzionali e ai partecipanti convenuti al Centro Congressi di Cagliari per contribuire insieme, nelle giornate dei lavori in programma fino a domenica 29 ottobre, ad avanzare proposte per il mondo del lavoro. Allora, nel 1957, ci si occupava di «Aspetti Umani delle trasformazioni agrarie»  e oggi  precisa l’Arcivescovo «Vogliamo aprire lo sguardo non tanto ai numeri e alle statistiche, ma alle persone, alle vite concrete, alle speranze oltre che alle delusioni, con attenzione alla dignità di ognuno e alla solidarietà, prendendo coscienza delle presenti criticità, a partire dalla allarmante situazione della disoccupazione giovanile, ma anche guardando con attenzione alle esperienze lavorative e alle buone pratiche esistenti e dando nuovo impulso a risorse come l’artigianato, l’agricoltura, il turismo, per contribuire a trovare nuove strade e proporre all’intera società italiana una direzione di marcia che porti a superare la crisi in cui essa versa da troppi anni».

Anche  monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato Scientifico,  chiede   l’attenzione alle persone e non ai numeri, di «non staccarci nemmeno per un minuto dalla drammaticità espresse dalle immagini concrete delle vittime di incidenti sul lavoro, dei disoccupati che ci visitano ogni giorno, degli inattivi, dei cinquantenni in stand by, o meglio nel limbo o proprio nel purgatorio».

Libero, creativo, partecipativo, solidale: sono parole che connotano il lavoro umano, così espresso da papa Francesco in Evangelii guadium e  danno il titolo ai quattro giorni  della 48ma Settimana sociale di Cagliari. Nell’auspicio  ai delegati delle diocesi italiane,  ai rappresentanti dei movimenti e di associazioni legate al lavoro e invitati  di essere “lievito sociale” nell’affrontare i diversi problemi attuali,  papa Francesco in un videomessaggio da Città del Vaticano non solo ha voluto sottolineare come sulla  mancanza di dignità umana laddove il lavoro non c’è  ha richiamato spesso l’attenzione ma anche anche  che «non tutti i lavori sono “lavori degni”» Infatti  ne presenta un lungo  elenco: «ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori. Offendono la dignità del lavoratore anche il lavoro in nero, quello gestito dal caporalato, i lavori che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori, che vivono nel timore di perdere la propria occupazione. Io ho sentito tante volte questa angoscia: l’angoscia di poter perdere la propria occupazione; l’angoscia di quella persona che ha un lavoro da settembre a giugno e non sa se lo avrà nel prossimo settembre. Precarietà totale. Questo è immorale. Questo uccide: uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società. Il lavoro in nero e il lavoro precario uccidono. Rimane poi la preoccupazione per i lavori pericolosi e malsani, che ogni anno causano in Italia centinaia di morti e di invalidi».

Una Chiesa che va ad «incontrare e servire, condividendo il cammino della società e diventandone frumento», come esorta papa Francesco in Evangelii Gaudium,  è quanto sta a cuore il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, che, dopo aver espresso apprezzamenti al presidente del Comitato scientifico mons. Filippo Santoro per il metodo scelto per la preparazione delle Settimane sociali, focalizza il suo intervento su tre punti iniziando dall’identificare «il lavoro come luogo  dove la persona umana può esprimere le sue capacità in un’opera concreatrice con l’azione divina». Va difeso in quanto sacro e dà dignità ad ogni persona umana e alla famiglia, come  papa Francesco ha richiamato nella Laudato si’ .  Infatti il lavoro  non deve disumanizzare riducendo «la persona e l’ambiente a semplici oggetti da sfruttare», né  deve essere un’idolatria «che produce solamente carrierismo, affermazione individualista di se stessi e desiderio avido di avere sempre maggiori ricchezze». Poi la necessità di porre un’etica all’economia  e la preoccupazione è andata in particolar modo ai giovani per le disuguaglianze sociali, la disoccupazione,  la denatalità presenti in modo spiccato nel nostro Paese. La Chiesa si impegnerà, pur non essendo un centro di impiego, verso chi si trova ancora ai margini con diverse iniziative concrete come quella degli oratori come LabOratori, nel dare loro  informazioni per cercare lavoro, borse lavoro per i  “neet”.  Infine la proposta  di un piano di sviluppo politico che intenda investire sulla famiglia e la messa in sicurezza del territorio (riferendosi al dissesto idrogeologico) del paesaggio e delle sue opere d’arte.

Il tema del lavoro nelle Settimane sociali è stato affrontato nel 1946 accompagnando la stesura della Costituzione, e nel 1970 durante la 40ma Settimana Sociale  che si tenne a Brescia, accompagnando la nascita dello Statuto dei lavoratori,  afferma Sergio Gatti, vicepresidente del Comitato Scientifico.  L’attuale  edizione invece  guarda alla fase della transizione tecnologica  che stiamo vivendo, aggiunge il  vicepresidente,  che riferisce  poi i dati di uno  studio dell’Università di Oxford,  secondo il quale il 47% dei lavori che conosciamo non ci sarà più da qui al 2037:  «Ma a estinguersi saranno le professioni che possono essere sostituite dalla robotica e dall’intelligenza artificiale. Per il resto non ci sarà necessariamente un aumento della disoccupazione, bensì un cambiamento del mercato del lavoro».  Sottolinea infine come il governo dello sviluppo tecnologico ci pone responsabilità inedite.

Se è pur vero che l’era dei robot e della telematica inciderà sulla occupazione, ma quella del lavoro non è una battaglia dagli esiti segnati sostiene il presidente della Repubblica Sergio Mattarella  nel telegramma: »cresce, infatti, il bisogno di un modello di sviluppo sostenibile, accompagnato da un modello sociale sempre più attento alla persona e alla comunità, cresce  il bisogno di una migliore armonia con l’ambiente, di una manutenzione e trasformazione dei paesaggi urbani e rurali in modo da accrescere la qualità del vivere, e con essa anche le potenzialità economiche, le quali tendono invece ad esaurirsi quando prevalgono ragioni di sfruttamento e diseguaglianza rispetto alla responsabilità verso le generazioni di domani».

Non sono mancate nel primo giorno storie di vita quotidiane e  semplici, dal giovane Lorenzo Monti di Cantù entusiasta nel poter studiare e lavorare  da un anno presso un’azienda di mobili, la sua passione ereditata dal nonno ad  Anna Cristina Deidda di Cagliari che lavora in una cooperativa sociale, sorta grazie al sostegno della parrocchia, che si occupa di  assistenza ad anziani a domicilio e in struttura e di minori, ma che soffre di precarietà a causa delle gare di appalto e  perché si cerca di non licenziare.  Poi  è stata la volta di Stefano Arcuri di Taranto che racconta la drammatica perdita della moglie Paola  sul lavoro nei campi  «”per omissione di soccorso”, vittima di caporalato» (Vite che chiedono risposte, 26 ottobre 2017 su www.settimanesociali.it)

(*) redazione Bioetica News Torino
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