Il Libro “Filosofia delle neuroscienze”

di Federico Rovea *
pubblicato il 4 maggio 2013
Il Libro “Filosofia delle neuroscienze”

Tutti da bambini abbiamo imparato a fare i conti. Abbiamo usato gli oggetti più diversi per aiutarci a non sbagliare: contavamo le mele, le caramelle o le dita, tutti validi compagni nel complicato mondo dei numeri. Oggi quando abbiamo bisogno di una mano per calcoli complessi ci affidiamo ad una calcolatrice elettronica, ad un computer, ad un cellulare. Questi oggetti fungono, in modi diversi, da «stampelle» per le nostre menti: ci permettono di compiere delle operazioni che a livello elementare tutti siamo in grado di svolgere, ma che crescendo di complessità ci rendono necessario un aiuto esterno.

Stessa funzione hanno i promemoria che usiamo per non dimenticare gli appuntamenti e le infinite funzioni a cui ci hanno abituato i nostri personal computer (pensiamo a quanto la nostra naturale attitudine alla comunicazione sia amplificata dai social network): tutte capacità che le nostre menti hanno già, ma che grazie all’interazione con gli oggetti del mondo diventano capaci di traguardi altrimenti impensabili.

Noi siamo il nostro cervello?

Questo è il presupposto dal quale partono i sostenitori della teoria dell’extended mind (mente estesa): per parlare delle nostre menti è necessario parlare di ciò che sta fuori ed intorno, le nostre capacità sono influenzate ed influenzano il mondo che ci circonda. In parte noi siamo il mondo che ci circonda.

Il volume di Michele Farisco Filosofia delle neuroscienze. Cervello, mente, persona tenta di fornire una panoramica sul mondo oggi estremamente dibattuto delle neuroscienze, della neuroetica e della neurofilosofia, quelle discipline che si occupano di capire come funziona il nostro cervello e come i suoi meccanismi influiscano sulle nostre emozioni e sulle nostre decisioni.

Sono ambiti di ricerca giovani ma di pressante attualità: le grandi scoperte raggiunte dalla ricerca neuroanatomica negli ultimi anni pongono una serie di interrogativi di non poca importanza  per la visione che abbiamo e che avremo di noi stessi.

Noi siamo il nostro cervello? Le nostre emozioni, i nostri valori e le nostre decisioni sono semplicemente il frutto di impulsi elettrici all’interno dei nostri crani? La nostra vita interiore è già fisicamente determinata? Farisco risponde a chi è tentato dalla fiducia cieca nel pensiero scientifico di rispondere «sì» a queste domande.

Emozioni: frutto di impulsi elettrici all’interno dei nostri crani?

Partendo da un’attenta analisi delle moderne tecniche di neuroimaging  (il metodo usato per cercare di localizzare certi stati mentali in determinate aree cerebrali) l’autore discute la tesi di chi sostiene la sostanziale sovrapponibilità di mente e cervello, quel riduzionismo che vuole ricondurre tutte le attività umane (compreso il suo rapporto col trascendente) ad una serie di operazioni svolte dai neuroni.

Diversamente, muovendo dalla constatazione che le operazioni della nostra mente non sono mai totalmente interne ai nostri cervelli ma «mentre alcuni stati mentali, come le esperienze, si strutturano determinati in larga parte da elementi interni al cervello, altri, come le credenze, sono largamente condizionati da elementi esterni», è possibile cominciare ad elaborare un modello di persona che tenga conto sia della dimensione corporale e cerebrale che di quella relazionale.

Questa discussione non coinvolge solo i neuroscienziati, ma deve interpellare la filosofia e l’antropologia, quelle discipline capaci di riflettere sugli effetti culturali, sociali ed etici delle scoperte scientifiche. Una corretta elaborazione culturale può essere svolta solo da chi ha gli strumenti adeguati per farlo, mentre allo scienziato tocca illustrare le scoperte e non interpretarle alla luce del presente.

Compito primario di una filosofia delle neuroscienze è di elaborare nuovi contenuti per i concetti di persona, di identità e di responsabilità: le teorie tradizionali non reggono il dialogo con la scienza contemporanea che esige invece la definizione di un nuovo orizzonte di senso entro cui collocare i propri progressi per metterli realmente al servizio dell’umanità e non di uno scientismo senza direzione.

Il compito è tutt’altro che semplice ed il cammino è appena all’inizio, ma è tracciata una direzione contro qualsiasi tentativo di svalutare l’essere umano: «la persona è una differenza […] tuttavia non al modo di una monade autoreferenziale, giacché nel suo stesso identificarsi per differenza e differenziarsi per identificazione è implicita la necessità della relazione».


FARISCO M.

Filosofia delle neuroscienze.
Cervello, mente, persona

Messaggero, Padova 2012

pp. 156, € 14,00

(*) Federico Rovea
Studente in Filosofia - Università degli Studi di Torino
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