Il Libro «Gente di poca fede» di Garelli F.

di Ilaria Losapio
Dottoressa in Scienze della Comunicazione
Redattrice Bioetica News Torino

9 Giugno 2020
Il Libro «Gente di poca fede» di Garelli F.

È indubbio che ormai da molti anni l’Italia religiosa sia messa a dura prova dalla crescita dell’ateismo e dell’agnosticismo, soprattutto tra i giovani. La crescente adesione a fedi diverse da quella della tradizione e il chiaro desiderio di nuove forme di spiritualità allarmano sia gli uomini di chiesa sia gli integerrimi sostenitori della fede cattolica. Il cattolicesimo, che per molto tempo ha rappresentato la cultura comune della nazione, ha difficoltà a mantenere il suo primato in una società che sta cambiando in modo radicale ed è alla costante ricerca di nuovi orizzonti culturali e religiosi.

Con il  nuovo volume Gente di poca fede. Il sentimento religioso nell’Italia incerta di Dio il  sociologo Franco Garelli ed edito da Il Mulino (pp. 264) analizza l’attuale situazione religiosa del Paese cercando di coglierne i cambiamenti temporali avvenuti sia nella religiosità della popolazione sia nell’intreccio di religione e società ed evidenziando «come in ogni chiesa o confessione dotata di un’ampia quota di fedeli vi sia un’area grigia della religiosità, composta da persone che si situano perlopiù ai margini di una vita di fede, non eccessivamente coinvolti in un discorso religioso».

Come si è detto, il cattolicesimo è stanco, esausto. La curva discendente si fa più marcata nella pratica rituale, che si estende anche alla preghiera personale. All’indebolimento del legame cattolico si è, d’altro canto, assistito a una maggiore pluralità religiosa del tutto inedita nel nostro Paese. Una varietà figlia della modernità avanzata, connessa a fedi e culture diverse portate fino a noi da migranti provenienti da terre lontane, le quali da sempre esercitano un fascino non indifferente sulla popolazione occidentale.
Scrive Garelli: «l’espressione «gente di poca fede» non ha tanto il sapore di un giudizio o di uno stigma, quanto della presa d’atto di una condizione abbastanza diffusa che ha comunque la sua ragion d’essere. Perché è connessa alle disposizioni interiori di ognuno, alla visione della realtà maturata nel tempo, alle esperienze da cui si proviene, alle «risorse» con cui si affrontano le questioni ultime e penultime dell’esistenza. C’è chi è molto attivo (e inquieto) nel campo della fede, chi matura altri orientamenti, e chi trova il suo equilibrio ancorandosi a una cultura religiosa che – pur senza un grande coinvolgimento – gli offre una risposta sufficientemente collaudata sui temi sensibili dell’esistenza».

Nell’analisi dell’andamento della religiosità in Italia negli ultimi anni, è impossibile non prendere in considerazione la sempre maggiore tendenza a posizioni ateo-agnostiche e il modificarsi della coscienza religiosa in una popolazione esposta a nuovi approcci alla spiritualità. Proprio a questo tema l’Autore dedica un intero capitolo del libro «con l’intento di valutare quanto oggi sia diffusa nella popolazione − come sostengono alcuni studiosi e osservatori − una domanda spirituale che cerca nuovi approdi rispetto all’offerta formulata in questo campo dalle religioni prevalenti−.

Un altro intero capitolo è dedicato alla figura di papa Francesco e al ruolo preponderante che egli ha sulla scena nazionale ed ecclesiale.

Il volume attua un continuo confronto tra le diverse modalità di approccio alla vita operate dai non credenti, dai cattolici e dai fedeli di altre religioni, ponendo in risalto «l’impossibilità, in un’indagine nazionale di tipo quantitativo pur di grandi dimensioni, di dar conto dei diversi «mondi religiosi» che la compongono. In tal modo si tratterà di valutare se e quanto l’insieme delle minoranze religiose presenti in Italia si distingua dal sentire e dall’agire delle altre componenti della popolazione, in particolare dalle diverse inclinazioni che si registrano all’interno del «mondo cattolico»».  Fondamentali, a tal fine, si sono rivelati i dati della survey nazionale sulla religiosità, promossa e coordinata da Roberto Cipriani dell’Università Roma Tre. Tale studio si avvale di una metodologia mista in grado di unire i risultati di ricerca di natura quantitativa e qualitativa, a cui Garelli fa riferimento in alcuni capitoli per meglio commentare dati statistici o temi complessi richiedenti indagini più esplorative.

In un panorama tanto confuso e articolato, rimane invariata la religiosità delle persone anziane, fortemente ancorata alla tradizione e portata avanti soprattutto dalle donne; più distaccate dalla religione sono le persone in età adulta e matura, mentre i più indifferenti a tali questioni sono i giovani tra i 18 e i 34 anni. Oltre il 30% di questi ultimi, inoltre, si dichiara addirittura «senza Dio», «senza preghiera», senza una vita spirituale. Tuttavia, scrive Garelli, «il discorso su Dio ci introduce a un altro tratto culturale diffuso nel paese: a quel «sentimento religioso» che non arretra rispetto al passato, anzi, sembra consolidarsi proprio in un’epoca in cui molti credenti e cattolici esprimono una religiosità minima. La maggioranza degli italiani dichiara di avvertire la presenza e la protezione di Dio nella propria vita, circa la metà tende a «leggere» in chiave religiosa alcune vicende dell’esistenza».

Ma come interpretano gli italiani questa nuova e variegata realtà religiosa? Come al solito le posizioni sono contrastanti. A coloro che accettano di buon grado il cambiamento, considerandolo un positivo allineamento con la tendenza globale, si oppone chi è preoccupato per l’improvviso manifestarsi di un’allarmante pluralità di fedi che sfida le certezze consolidate. «Al di là del diverso giudizio sul pluralismo religioso, si osserva una preoccupazione diffusa», afferma Garelli, «la difficoltà di far convivere nella stessa società gruppi che esprimono credenze e culture diverse, portatori di domande – religiose e sociali – non facilmente componibili in un quadro unitario. Le riserve più marcate riguardano l’islam, soprattutto quello organizzato; e la sua tendenziale compattezza e voglia di distinzione». Una convivenza, dunque, piuttosto ostile che rende difficile una reale integrazione.

L’auspicio resta quello che le religioni, grandi o piccole, uniscano un giorno le loro forze di fronte ai più profondi quesiti dell’umanità. Scrive l’Autore: «a molti osservatori e uomini del sacro questa richiesta di una religione standardizzata (che si presenta come un «prodotto unico» del «villaggio globale») potrà apparire del tutto velleitaria o stravagante rispetto alle condizioni vitali in cui può svilupparsi una fede religiosa, troppo astratta e nebulosa per poter avere qualche chance di successo. Ciò non toglie che una quota rilevante di popolazione coltivi l’idea che questa possa essere la religione del futuro, se si vuole da un lato ridurre la conflittualità fra le diverse confessioni religiose e dall’altro valorizzare al massimo – per il bene comune, dell’umanità intera – le potenzialità etiche insite nelle diverse fedi».


GARELLI GENTE DI POCA FEDE MULINO COPGARELLI F.

Gente di poca fede

Il sentimento religioso nell’Italia incerta di Dio

Il Mulino, Bologna 2020, pp. 264
€ 16,00 (cartaceo); € 11,99 (e-book)

Ilaria Losapio
Dottoressa in Scienze della Comunicazione
Redattrice Bioetica News Torino
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