Il Libro. «Le grandi epidemie.Come difendersi» di Gallavotti B.

di Ilaria Losapio
Dottoressa in Scienze della Comunicazione
Redattrice Bioetica News Torino

9 aprile 2020
Il Libro. «Le grandi epidemie.Come difendersi» di Gallavotti B.

«Questo libro racconta la storia di due mondi: quello degli uomini e quello, invisibile, dei microrganismi. Due pianeti diversi, abitati da forme di vita diversissime, in guerra permanente tra loro. […] Il libro di Barbara Gallavotti ci parla proprio delle epidemie su larga scala che ha conosciuto l’umanità nel corso dei secoli, e ci spiega perché i virus e i batteri siano sempre in agguato, pronti a colpirci, appena abbassiamo la guardia»: così scrive Piero Angela nella prefazione dell’opera Le Grandi Epidemie. Come difendersi. Tutto quello che dovreste sapere sui microbi.  È biologa, scrittrice e giornalista scientifica che  da più di vent’anni è autrice dei palinsesti televisivi molto seguiti dal pubblico tra i quali Superquark e Ulisse.

Il tema del libro, edito da Donzelli e  uscito nel 2019 (pp. 198)  non potrebbe essere più attuale e ci ricorda drammaticamente che non sono le carestie, le guerre o le catastrofi naturali i più grandi nemici dell’umanità, ma gli agenti patogeni e la loro sbalorditiva capacità infettiva.

Non esistono epoche storiche, asserisce Gallavotti, che siano state risparmiate dalle epidemie. Per millenni esse hanno fatto strage tra la popolazione indifesa, dalla febbre dell’antica Atene di Pericle alla lebbra medievale, dalla peste del Quattrocento all’AIDS che sconvolse gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso.

Nonostante il passare dei secoli e i progressi straordinari della medicina e della farmacologia, virus e batteri continuano a mietere un numero incredibile di vittime, mettendo a dura prova il nostro sistema immunitario. Certo è che, senza i moderni vaccini e antibiotici, saremmo enormemente più esposti alle malattie e il numero dei decessi crescerebbe a dismisura; l’attuale tendenza a diffidare di tali pratiche mediche, dunque, dovrebbe suscitare non poca preoccupazione.

«Scienza e medicina ci fanno dimenticare come sarebbe la nostra vita se non esistessero», scrive la biologa  Gallavotti, «e dunque portano a non comprendere quanto siano fondamentali. Questa sorta di amnesia collettiva sta diventando evidente nel caso delle malattie infettive: protetti dai loro effetti più nefasti, non siamo ormai più in grado di renderci conto della loro potenza distruttrice. E letteralmente, stiamo costruendo un immaginario passato di convivenza felice fra noi e i microbi patogeni che nella realtà non è mai esistito».

A tal proposito è doveroso ricordare che in Italia il semplice morbillo, prima dell’avvento del vaccino nel 1976, infettò tra le 100.000 e le 180.000 persone in un anno, e furono ben 200 i bambini deceduti. Alla luce di questo, i sostenitori del no-vax dovrebbero dunque riconsiderare le loro posizioni giacché, sebbene ogni vaccino possa potenzialmente produrre indesiderati effetti collaterali, i rischi posti da questi ultimi sono assai più lievi di quelli che possono comportare le malattie dai quali i vaccini ci proteggono.

Ad oggi, l’epidemiologia rimane una delle armi più potenti in grado di offrirci protezione dall’attacco dei microbi. Essa si avvale di approfondite conoscenze nel campo della genetica e dei meccanismi biologici che regolano la sopravvivenza e la diffusione degli agenti infettivi, fornendo indicazioni preziosissime su come combatterli.
Di primaria importanza restano comunque le indagini statistiche avanzate. Scrive Gallavotti:

la statistica produce, per sua natura, un risultato con un certo margine di errore. Dice ad esempio che lanciando una monetina in aria si otterrà metà delle volte testa e metà croce. Ma se faccio davvero l’esperimento, mi può capitare di ottenere invece quattro volte di seguito testa. Se voglio avvicinarmi al risultato prevedibile statisticamente, devo fare molti tentativi. […] Di conseguenza la statistica funziona al meglio quando si trattano numeri sufficientemente grandi. In ogni caso il margine di errore è facilmente calcolabile matematicamente, e così è possibile decidere quanti lanci fare per avere un risultato sufficientemente preciso a seconda delle necessità.

Estremamente interessante è, inoltre, il dibattito sull’efficacia degli antibiotici. La pediatra e infettivologa Susanna Esposito, citata da Gallavotti, afferma che ogni anno, in Europa si registrano centinaia di migliaia di casi di infezioni resistenti agli antibiotici, in grado di mietere oltre 30 000 vittime l’anno. Diverse ricerche asseriscono che già nel 2025 in Europa si conteranno un milione di decessi per malattie batteriche non più curabili con antibiotici, e nel 2050 il numero di decessi nel mondo potrebbe sfiorare i 10 milioni. Una tendenza ben più che allarmante (se pensiamo, poi, che vi sono immense varietà di forme batteriche per cui non esistono antibiotici efficaci) della quale, però, dobbiamo assumerci la piena colpa: la leggerezza con cui ingeriamo qualsiasi tipo di farmaco sta rafforzando la capacità di resistenza dei batteri, e l’esposizione prolungata agli antibiotici sta insegnando loro a eludere le difese dell’organismo.

Dal punto di vista della qualità dell’assistenza sanitaria, comunque, l’Italia occupa senza dubbio uno dei primi posti in Europa. Come afferma Giovanni Baglio, dirigente medico citato da Gallavotti:

[in Italia] a tutte le persone è garantita assistenza sanitaria, anche a chi non è in regola con i documenti. Chi entra in Italia e richiede protezione internazionale riceve subito una visita da parte di un medico e quindi inizia un percorso nel quale viene seguito in modo mirato: ad esempio, a chi proviene da zone dove l’incidenza della tubercolosi è alta vengono offerti esami volti ad accertare anche la presenza di infezioni latenti, che non producono sintomi visibili, e quindi se necessario si procede alle cure.

In conclusione, la domanda sorge spontanea: chi vincerà la guerra tra gli esseri umani e gli agenti patogeni? Scrive Gallavotti:

difficile pensare che li sconfiggeremo tutti e per sempre, ma probabilmente possiamo aspirare a una situazione di stallo, nella quale saremo in grado di tenere gli avversari pericolosi all’angolo. Ma potremo farlo solo se non abbasseremo mai la guardia, se sapremo essere uniti, se non lasceremo nessuno in balìa delle malattie, e se useremo bene le armi a nostra disposizione, dai farmaci alle capacità di ricerca avanzata. Altrimenti, «loro» vinceranno ancora molte battaglie, se non la guerra.

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GALLAVOTTI B.

le grandi epidemie

come difendersi

Collana «Rosso e Nero»
Donzelli, Roma 2019, pp. 198
€ 14,00

Ilaria Losapio
Dottoressa in Scienze della Comunicazione
Redattrice Bioetica News Torino
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