Il Libro. “Venire al mondo tra opportunità e rischi”

di Silvia Rossi *
pubblicato il 10 novembre 2013
Il Libro. “Venire al mondo tra opportunità e rischi”

«Per la gran parte della ricerca biomedica specialistica, orientata al bene del paziente, si tratta di conquistare nuove mete di vita e le condizioni di miglioramento per i concepiti affetti da malattie genetiche o malattie rare». Le parole di Mons. Elio Sgreccia ci presentano il contenuto di fondo del libro Venire al mondo tra opportunità e rischi. Per una bioetica della vita nascente, a cura di Enrico Larghero e Mariella Lombardi Ricci.

L’opera di carattere scientifico si prefigge di presentare le importanti implicazioni antropologiche ed etiche legate alle frontiere delle biotecnologie. Il testo è ricco di preziosi contributi che più Autori offrono per un’analisi approfondita sul grande tema della vita nascente, come un dialogo a confronto dal punto di vista bioetico.

Nei primi due capitoli, infatti, Palma Sgreccia e Patrizia Vergani introducono le problematiche sull’inizio vita dal punto di vista culturale e storico-scientifico. Perciò, secondo Palma Sgreccia,«Chi nega la personalità all’embrione umano, chi non lo ritiene degno intrinsecamente di tutela e meritevole di protezione, di fatto, ammette, seppur con toni diversi la possibilità di disporre della vita dell’essere umano nelle prime fasi del suo sviluppo».

Il terzo capitolo, a cura di Clementina Peris, affronta in modo specifico il problema della Procreazione Medicalmente Assistita. Nel quarto capitolo Lara Reale affronta invece tematiche dell’inizio vita, attraverso l’analisi dell’informazione bioetica sui mass media.

Il capitolo seguente, di Enrico Larghero, tratta dal punto di vista medico e teologico il complesso tema della medicalizzazione dell’inizio vita. Apre così un dibattito tra difensori di un’etica della “qualità della vita” e difensori di un’etica della “sacralità della vita”. «La tecnologia non ha più un valore soltanto strumentale, ma reca con sé una ben determinata visione della vita e dell’essere umano. La tecnica si trasforma così in evento culturale ed assume una specifica connotazione fideistica, quella cioè il cui assunto fondamentale è una manipolazione senza limiti sull’uomo e sul creato. Non è come si vuol far credere una scienza neutrale».

«Venire alla luce in vitro. Ma quando si nasce davvero?» è il titolo del capitolo successivo, curato da Mariella Lombardi Ricci che affronta una questione delicata, insieme ad Andrea Vaccaro che tratta di seguito il «Tempo prenatale e utero artificiale». «Da sempre vetrino e provetta sono strumenti di laboratorio per materiale inerte o biologico, ora però sono diventati fonte di vita umana, ragione del suo esistere, ambiente vitale dell’uomo nelle sue primissime ore e fasi di vita, rifugio del nuovo essere». Così Mariella Lombardi Ricci ci inserisce in uno dei problemi derivanti dalle più recenti scoperte e applicazioni scientifiche.

Segue la trattazione di Carlo Bellieni nel capitolo «I grandi prematuri». Un capitolo drammatico e purtroppo emergente su «L’aborto post-nascita» è la trattazione del teologo moralista Giuseppe Zeppegno. Nella bioetica confluiscono percorsi intellettuali provenienti da diverse culture, religiose e laiche. Una bioetica che mira alla sacralità della vita si fonda sullo sviluppo del senso morale. Aborto anche dopo il parto è l’argomento scioccante che viene analizzato dal punto di vista morale. «È giusto fremere all’idea che ci sia chi pretenda di poter e dover discutere ogni teoria come mero esercizio logico anche quando lede il primario diritto alla vita del nato, è altrettanto giusto impegnarsi per promuovere una nuova cultura della sessualità, dell’accoglienza e del sostegno alla vita non ancora nata».

Infine, gli ultimi due capitoli «Vita prenatale e diritti soggettivi»  di Giuseppe Anzani e «Luci e ombre del potere biotecnologico nel tempo prenatale e perinatale» di Giorgia Brambilla, chiudono l’opera tra questioni giuridiche e considerazioni antropologiche ed etiche: «In un mondo sociale che apprezza la padronanza e il controllo, essere genitori è una scuola di umiltà. Essere chiamati a curarci dei figli senza poterli scegliere secondo i nostri gusti ci insegna ad essere aperti al non cercato».

Dalla lettura dell’opera emerge un dramma antropologico. Sembra che l’uomo contemporaneo rincorra il sogno illusorio dell’immortalità proprio attraverso una cultura della morte, non essendo più in grado di formulare domande di senso. Quelle domande che gli stessi bambini nella loro profonda ingenuità e nella loro preziosa semplicità fanno ai propri genitori: «Come sono nato?».

Quando inizia la vita umana? Che rispetto nutrire nei confronti dell’embrione? Quale tutela assicurargli? Il tema dell’inizio della vita parla di dignità della vita nascente. Il rispetto dell’essere umano esige prima di tutto la sua accoglienza nell’ambito di una famiglia, lontano dai ricercatori e dalle provette di laboratorio.


LARGHERO E. e LOMBARDI RICCI M. - Venire al mondo tra opportunità e rischi

LARGHERO E. e LOMBARDI RICCI M.

Venire al mondo tra opportunità e rischi

Per una bioetica della vita nascente

Collana Studi Bioetici, n. 6
Edizioni Camilliane, Torino 2013, pp. 208
€ 18,00

(*) Silvia Rossi
Giornalista
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