In Europa torna l’orrore dell’eutanasia per i malati mentali

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 6 luglio 2015
In Europa torna l’orrore dell’eutanasia per i malati mentali

È notizia recente che Laura, una ragazza belga di 24 anni affetta da depressione, abbia chiesto di morie con l’eutanasia, e che la Commissione federale belga per il controllo dell’eutanasia abbia dato il proprio assenso. Un fatto che non rappresenta una novità: tra le persone che in Belgio ricorrono annualmente all’eutanasia (50 circa), il 3% lo fa adducendo disagio psichico.

La notizia ha tuttavia suscitato sgomento e orrore, giacché riguarda una giovane. In un editoriale uscito su La Stampa Massimo Gramellini ha così commentato: “Per noi laici la vita è un dono, ma anche una responsabilità individuale: (…) E allora non tocca non tocca a noi darti il permesso e addirittura l’opportunità di morire. Solo tutto il nostro aiuto per vivere”.

Per cercare di capire perché, nonostante l’orrore che l’eutanasia ha diffuso nella storia recente d’Europa, si persegue su questa strada di morte, Zenit ha intervistato lo psichiatra Santo Rullo, già Presidente della Società Italiana di Psichiatria Sociale e già Segretario del Board of Trustees della World Association for Social Psychiatry, attuale dirigente di Villa Letizia Servizi Clinici per il Disagio Psichico.

Dott. Rullo, cosa pensa di questa vicenda?
È una notizia sconvolgente. La depressione è una condizione clinica ed esistenziale che colpisce un numero di persone enorme nel mondo. Circa il 20% della popolazione generale può manifestare una depressione clinica nel corso della propria vita, ed un numero ancora più grande può sperimentare reazioni depressive ad eventi stressanti di vita che successivamente e rapidamente si superano senza ricorrere all’intervento medico. Nelle depressioni più gravi e negli altri disturbi mentali maggiori come le psicosi schizofreniche la consapevolezza di malattia e la capacità di autodeterminarsi e di fare scelte di vita può essere fortemente compromessa. Mi pare incredibile che si possa quindi accettare una “volontà” viziata da presumibile incapacità di volere.

Non è un orrore arrivare a far morire persone con problemi di salute mentale?
Non sarebbe la prima volta nella storia che le persone con problemi psichici diventano vittime di un eccidio. Il nazismo prima ancora di perseguitare gli ebrei iniziò ad eliminare i malati di mente in un delirio eugenetico non differente da quello che oggi proporrebbe la soppressione delle persone “mentalmente diverse”. Una recente canzone di un gruppo punk italiano (i Punkreas, ndr) descrive in un modo un po’ forte la psichiatria come “la scienza che toglie la voce a chi non si è adattato”… Ecco, la cattiva psichiatria toglie la voce a chi non si adatta, l’eutanasia gli toglie la vita. Molti “disturbi dell’adattamento” possono avere sintomi depressivi anche importanti. Accettare l’idea dell’eutanasia per i disturbi mentali sarebbe ancora più grave che ipotizzarne l’uso in altre patologie mediche, in quanto potrebbe essere utilizzata per esercitare un controllo sulla libertà di espressione di pensieri e sentimenti.

La depressione è uno stato d’animo che sta diventando sempre di più malattia diffusa. Può aiutarci a capirne il motivo e può spiegarci come si può combattere?
La recente maggiore diffusione dei disturbi depressivi è da mettere in relazione con l’aumento delle situazioni stressanti della vita moderna e dei grandi cambiamenti sociali in atto, che richiedono un grande utilizzo di risorse mentali. Le manifestazioni cliniche vanno dalla tristezza, all’ansia ed il panico, all’aumentato uso di droghe, che rappresentano spesso un tentativo sbagliato di autocura. In realtà la depressione, per quanto spaventi e porti con sé lo stigma della debolezza in un mondo che ci vuole forti, è una condizione curabilissima. Abbiamo a disposizione trattamenti psicologici e farmacologici molto efficaci tanto per le condizioni cliniche più lievi, quanto per quelle gravi e gravissime. Le cure appropriate risolvono quasi tutte le patologie depressive in un tempo relativamente breve. In 4-6 settimane gli antidepressivi risolvono buona parte dei sintomi maggiori. Una diagnosi precoce delle situazioni meno gravi permette inoltre di interrompere il processo morboso attraverso interventi psicologici di counselling o di psicoterapia che agiscono sulle eventuali cause di sovraccarico emotivo. Sono anche molto importanti gli interventi che modificano lo stile di vita. Evitare per quanto possibile lo stress e rimanere attivi psicologicamente e fisicamente sono sicuramente dei fattori protettivi.

Lei è ideatore e promotore di pratiche sportive che favoriscono la relazione sociale e salute mentale. Che c’entra lo sport, ed in particolare il calcio con le malattie mentali?
Lo sport fa parte delle attività di modifica dello stile di vita che sono particolarmente protettive nei confronti dello sviluppo della depressione. Lo sport rappresenta un’attività insieme fisica e ludica che impegna il corpo e la mente, permette la socializzazione ed il mantenimento di relazioni funzionali. Il calcio aggiunge, nella nostra cultura, un elemento di tradizione che permette alle persone che soffrono per un disturbo mentale di mantenere un filo di appartenenza anche nei momenti più bui.

Il suo programma di cura sembra aver successo a livello internazionale. Nel prossimo febbraio ad Osaka si svolgerà il primo campionato mondiale ci calcio per squadre composte da persone affette da malattie mentali. Ed anche il comitato olimpico e paralimpico stanno mostrando interesse per iniziative simile…
Accade che le cose più banali sono quelle che sfuggono di fronte alla complessità di certe situazioni. La constatazione mia e di altri operatori della salute mentale che da anni usano lo sport nei programmi di riabilitazione psichiatrica è semplice. Tutti sappiamo che una mente sana deve essere ospitata in un corpo sano, ma quando una persona si ammala di un disturbo mentale la psichiatria si occupa solo dei suoi pensieri e delle sue emozioni malate. È come se improvvisamente la persona diventasse la propria malattia mentale perdendo tutti i suoi diritti, anche quello di fare sport. Dopo 25 anni di attività sportiva fatta con i nostri pazienti finalmente qualcuno si é accorto di ciò che facciamo e ne ha dato un grande rilievo. Forse anche i recenti scandali del calcio e dello sport professionistico hanno spunto ad una ricerca dei valori veri dello sport ed alla sua reale utilità.

Antonio Gaspari

fonte: Zenit.org

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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