In Piemonte, Basilicata e Lazio prende avvio il Progetto di “Infermiere di comunità in Parrocchia”

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 31 luglio 2019

Ascoltare le necessità delle persone, informarle e aiutarle ad orientarsi nei percorsi di accesso alle cure e di assistenza sanitaria, far conoscere ed entrare in contatto con la rete di servizi socio-sanitari territoriali delle Aziende Sanitarie Locali sono i tra i compiti che svolgerà  «l’Infermiere di parrocchia», una nuova figura delineata nel progetto di prossimità che nasce dalla collaborazione tra l’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Italiana e il Servizio Sanitario Nazionale per poter andare incontro alle persone più fragili e vulnerabili delle nostre comunità territoriali e soddisfarne i loro bisogni socio assistenziali.

Lunedì 29 luglio si è firmato a Roma l’accordo tra il direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute – Cei,  don Massimo Angelelli e il rappresentante legale dell’ASL Roma 1 dr Angelo Tanese. Un gruppo di coordinamento tecnico, guidato dal direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute, dal direttore generale dell’ASL Roma 1 e da quattro membri, con la possibilità di aggiungere referenti delle ASL locali e delle Diocesi,  si occuperà di avviare, monitorare, valutare l’esito e diffondere tale Progetto.  Seguirà poi l’istituzione da parte della Cei di una Consulta nazionale per i Servizi sanitari di Prossimità (SSP) che comprenderà 12 membri rappresentanti degli Ordini professionali e dei soggetti istituzionali dei servizi sanitari.

Tale figura sanitaria professionale si pone da collegamento tra l’Asl locale e la comunità territoriale attraverso la Parrocchia, dove è operativa inviata dall’Asl. Il  progetto, che è  sperimentale, e  denominato  «Infermiere di comunità in parrocchia»,  ha una valenza nazionale e si avvale della collaborazione tra le diverse realtà pubblico-privato con l’intento di sviluppare una rete assistenziale di protezione socio-sanitaria integrata di prossimità alle persone. Prenderà avvio inizialmente a settembre nei territori del Piemonte, della Basilicata e del Lazio, e precisamente presso le Diocesi di Alba, Tricarico (Matera) e Roma.

L’irrompere di una malattia oncologica o il portarne avanti la cronicità aggrava ulteriormente la situazione della persona e della sua famiglia che vivono in povertà.  Dopo la dimissione ospedaliera il ritorno al domicilio può lasciare le persone a se stesse dinanzi alle difficoltà economiche  di non poter continuare le cure, dinanzi alla possibilità di conoscere i servizi socio-assistenziali che potrebbero usufruirne.

Don Massimo Angelelli spiega in un’intervista per Vatican News del 29 luglio scorso, Cei, impegno contro cultura dello scarto: nasce l’infermiere di parrocchia,  la scelta della parrocchia come luogo per poter incontrare le persone più bisognose di assistenza:  «Le parrocchie hanno una grande rete di controllo del territorio, reti sociali, immaginiamo la semplice ma fondamentale rete dei ministri straordinari della Comunione, il volontariato, i movimenti, che possono attraverso un’azione di screening controllare i territori, i condomini, far emergere bisogni che tante volte non vengono nemmeno intercettati dal Servizio sanitario nazionale: si tratta di persone che, se non chiedono un servizio, non possono averlo perché non possono essere individuate».  In una prima fase del servizio vi sarà un coordinatore parrocchiale di Pastorale della Salute – un diacono, un ministro straordinario della Comunione – a contatto con la realtà del territorio che segnalerà i bisogni emergenti, poi la Asl di riferimento invierà un suo infermiere qualificato che col coordinatore si incontreranno in parrocchia per valutare insieme la situazione.   «A quel punto l’infermiere potrà dire: su questo territorio possiamo chiedere l’assistenza domiciliare, possiamo eseguire questo percorso di screening, possiamo attivare queste risorse, possiamo trovare il modo di agevolare l’accesso di determinate prestazioni. I servizi verranno infine attuati per quei destinatari e si continuerà a monitorare la situazione, per vedere se effettivamente il bisogno sia stato accolto o superato», conclude il direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute don Angelelli.

Ad Alba il progetto si avvierà nell’Alta Langa, nelle unità pastorali di Cortemilia (Up 27) e di Feisoglio (Up 28). Mentre è in corso la procedura di attivazione della convenzione tra l’ufficio diocesano di Pastorale degli anziani e della salute e l’Asl CN2 Alba Bra don Domenico Bertorello, direttore del suddetto ufficio, afferma in una nota  sul sito diocesano  che «si tratta di convogliare le energie verso una popolazione che, certamente nella nostra diocesi, per la conformazione del territorio, di dispersione demografica e la distanza da Alba, necessita di maggiori attenzioni»

Nella brochure illustrativa dell’Infermiere di Parrocchia, onde  evitare equivoci, si precisa in modo chiaro che tale figura non presta alcun servizio aggiuntivo o sostitutivo del servizio sanitario pubblico, né svolge attività ambulatoriali infermieristiche per la Parrocchia, né assume il  ruolo di sportello per  reclami e segnalazioni.

(Aggiornamento 01 agosto 2019)

(*) redazione Bioetica News Torino
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