Incontro della Fnopi, ieri a Roma per il “nuovo codice deontologico” e sottoscrizione del Manifesto Interreligioso dei Diritti nei Percorsi di Fine Vita

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 13 aprile 2019

Le professioni infermieristiche avranno un nuovo Codice deontologico.  Ieri si è tenuto l’incontro a Roma con i presidenti di tutti gli Ordini provinciali della Fnopi per «un’ultima verifica», dopo più di un anno di lavoro a cui hanno partecipato gli Ordini, bioeticisti, giuristi, associazioni portatrici di patologie e rappresentanti di tutte le religioni.  E l’occasione è stata anche per una cerimonia di sottoscrizione ufficiale del Manifesto Interreligioso dei Diritti nei Percorsi di Fine Vita  che  contiene nove punti sui diritti e sulla tutela del rispetto della dignità della persona nella fase terminale della vita, di  un  accompagnamento religioso e spirituale,  che vanno  applicati non solo nei centri di cure palliative ma anche negli ospedali, nei pronto soccorso. Hanno preso parte alla cerimonia anche  Maria Angela Falà, presidente del Tavolo interreligioso di Roma  e il  direttore generale dell’Asl Roma 1 Angelo Tanese, entrambi promotori del Manifesto assieme alla GMC – Università Cattolica del Sacro Cuore.

La presidente della Federazione degli Ordini delle Professioni Infermieristiche Barbara Mangiacavalli ha sottolineato,  in una nota della Fnopi di ieri,  come siano proprio gli infermieri ad  essere presenza costante  accanto alle persone malate e che  «per dare applicazione a questo importante Manifesto, bisogna dotarsi di concreti strumenti di lavoro e noi infermieri stiamo già facendo la nostra parte, ad esempio, sul fronte delle cure palliative, il cui accesso deve essere un diritto imprescindibile da tutelare in ogni sede».  Alla necessità di una preparazione formativa  ha fatto osservare  Maria Angela Falà: «Ora i  diritti devono diventare azioni con la formazione negli ospedali di persone che siano capaci di farli rispettare» mentre a nuove iniziative  da cui partire  intravede la possibilità il direttore generale dell’Asl di Roma Angelo Tanese tese a «promuovere un percorso che sia modello di accoglienza, sostegno e rispetto del credo religioso di ciascuno, replicabile in altre realtà sanitarie».

La presentazione del documento Manifesto  era avvenuta il 5 febbraio scorso a Roma nel Salone del Commendatore del Complesso monumentale del Santo Spirito da parte del gruppo promotore costituito da Asl di Roma 1, Gmc Università Cattolica del Sacro Cuore e il Tavolo interreligioso di Roma, rappresentati rispettivamente dal direttore generale Angelo Tanese, dal presidente Gmc – Università Cattolica del Sacro Cuore (Hospice Villa Speranza) Pier Francesco Meneghini e dalla presidente del Tavolo interreligioso Maria Angela Falà. Presente, tra gli altri, che hanno sostenuto l’iniziativa e il documento la presidente della Fnopi Barbara Mangiacavalli, il ministro della Salute Giulia Grillo.  Con il Manifesto  si ottenne un riconoscimento febbraio scorso da parte della World Interfaith Harmony Week,  istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per promuovere il dialogo interreligioso e la cultura della pace, che premiò con una medaglia d’Argento (www.hospicevillasperanza.it).

Hanno sottoscritto il Manifesto:  Als Roma 1, Tavolo Interreligioso di Roma,  Centro Islamico Culturale d’Italia, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, l’Hospice Villa Speranza – Università Cattolica del Sacro Cuore, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai,  Unione Buddhista Italiana, Unione Comunità Ebraiche Italiane, ’Unione Induista Italiana, Unione Italiana Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno,  Vicariato di Roma, AVO (Associazione Volontari Ospedalieri), CSV Lazio (Centro Servizio per il Volontariato), Cittadinanzattiva – Tribunale per i Diritti del Malato,  un Operatore socio Sanitario in rappresentanza della categoria e Fnopi.

Il percorso di accompagnamento che il Manifesto mette in chiaro sui diritti e rispetto della persona morente:
1. Diritto di disporre del tempo residuo
Ogni persona ha il diritto di conoscere ed essere reso consapevole del suo percorso di cura e del possibile esito, secondo i protocolli terapeutici più aggiornati, affinché possa gestire la propria vita in modo qualitativamente soddisfacente, anche in relazione alla propria spiritualità e fede religiosa.

2. Diritto al rispetto della propria religione
Ogni persona ha il diritto di comunicare la propria fede religiosa alla struttura sanitaria affinché possa essere rispettata, in conformità alla normativa sulla privacy.

3. Diritto a servizi orientati al rispetto della sfera religiosa, spirituale e culturale
Ogni persona ha il diritto di usufruire di servizi rispettosi della sua sfera religiosa, spirituale e culturale, compatibilmente con le possibilità organizzative. A tal fine la struttura sanitaria deve promuovere adeguati percorsi informativi e formativi per gli operatori.

4. Diritto alla presenza del Referente religioso o Assistente spirituale
Ogni persona ha diritto di avere accanto il proprio Referente religioso o Assistente spirituale cui sia garantito l’accesso, compatibilmente con l’organizzazione dei servizi sanitari.

5. Diritto all’assistenza di un mediatore interculturale
Ogni persona ha il diritto nel percorso di fine vita di potersi avvalere di un mediatore interculturale o altra persona competente autorizzata, il cui intervento viene favorito dalla struttura sanitaria.

6. Diritto a ricevere assistenza spirituale anche da parte di Referenti di altre fedi
Ogni persona ha il diritto di chiedere, qualora l’Assistente spirituale della propria fede non fosse disponibile, l’assistenza da parte di un Referente di altra fede.

7. Diritto al sostegno spirituale e al supporto relazionale per sé e per i propri familiari
Ogni persona ha il diritto di ricevere all’interno della struttura sanitaria il sostegno spirituale e il supporto relazionale per sé e per i propri familiari.

8. Diritto al rispetto delle pratiche pre e post-mortem
Ogni persona ha diritto al rispetto delle pratiche pre e post mortem previste dalla religione di appartenenza. La struttura sanitaria è tenuta a conoscere tali pratiche, a formare adeguatamente il proprio personale e a creare le condizioni perché queste pratiche possano essere realizzate, in conformità con la normativa vigente.

9. Diritto al rispetto reciproco
Ogni diritto porta come conseguenza il dovere di ognuno di rispettare il credo religioso degli altri, siano essi pazienti, familiari o personale di cura.

(*) redazione Bioetica News Torino
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