Indagine giovani 15 – 35 anni promossa da Regione e Cep

di Marina Lomunno *
pubblicato il 15 gennaio 2018
Chi offre e crea lavoro in Piemonte: indagine

È stata presentata mercoledì 10 gennaio l’indagine «Chi offre e crea lavoro in Piemonte», frutto della collaborazione, avviata nella primavera scorsa, tra Regione Piemonte e Conferenza episcopale  Piemontese (Cep), con «l’obiettivo di contribuire a migliorare la conoscenza delle dinamiche occupazionali che hanno per protagonisti i giovani in Piemonte, consentendo loro di orientarsi meglio nel mercato del lavoro». Affidata a un gruppo di lavoro di esperti coordinato da Mauro Zangola, già responsabile del Centro studi dell’Unione industriale e collaboratore del nostro giornale, l’indagine fornisce una mappa dettagliata delle opportunità di lavoro che nel biennio 2015-2016 hanno interessato i giovani piemontesi, insieme a un quadro delle iniziative imprenditoriali promosse dai giovani tra il 2014 e il 2016.

Nel primo caso, attingendo ai dati delle comunicazioni obbligatorie delle imprese, si legge nel comunicato congiunto diffuso da Cep e Regione, sono stati analizzati più di 650 mila avviamenti al lavoro che hanno riguardato 350 mila giovani piemontesi di età compresa tra i 15 e i 35 anni che, almeno per una volta, hanno iniziato un rapporto di lavoro dalla durata variabile, in alcuni casi breve, in altri duratura o stabile.

«Sono state analizzate 170 diverse attività svolte dai giovani in 17 luoghi di lavoro (l’azienda agricola, la fabbrica, il supermercato, la bottega, la scuola, l’ospedale…), che sono stati presentati utilizzando sei verbi che colgono le dimensioni più importanti del lavoro: fabbricare, vendere, gestire, muovere, dialogare, prendersi cura».

Nel dossier viene presa in esame anche l’imprenditoria giovanile che dà buoni segnali, seppure con difficoltà soprattutto sul piano della continuità. «Certamente il microcredito offre varie concrete possibilità al riguardo» ha sottolineato mons. Cesare Nosiglia presentando la ricerca «ma l’instabilità del mercato rende a volte precario l’avvio e la permanenza, poi, delle nuove imprese». La preoccupazione che sottende al dossier è sull’ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani, il loro accompagnamento e la particolare cura che occorre avere con quei giovani spesso disorientati e sfiduciati di fronte a queste sfide, che possono però rivelarsi anche come opportunità», ha proseguito l’Arcivescovo richiamando il lavoro dell’Agorà del sociale avviato in diocesi per mettere in rete le diverse istituzioni interessate. A questo proposito mons. Nosiglia ha annunciato che la Diocesi sta lavorando per promuovere la terza edizione dell’Agorà del sociale sul tema del «welfare di inclusione sociale», connesso al lavoro e alla formazione che completerà le prime due sessioni sulla formazione e lavoro dei giovani in particolare.

L’Arcivescovo, citando la sua visita ai lavoratori dell’Embraco che rischiano di perdere il lavoro (ne diamo conto in questa pagina), ha invitato a intensificare «l’impegno di tutti, Regione, Comuni, Enti ecclesiastici e territoriali in particolare imprese e soggetti stessi interessati, per imboccare vie concrete di soluzione di una criticità che rischia di diventare cronica». A questo riguardo «il dossier può aiutare molto i Centri per l’impiego regionali e locali, il progetto Policoro avviato in questi anni in diverse diocesi del Piemonte dai rispettivi Uffici di pastorale sociale, i centri di orientamento e accompagnamento al lavoro che stiamo attivando nel territorio della Diocesi, insieme ai laboratori per i cosiddetti “neet” che sono stati avviati in una serie di zone, dall’ufficio diocesano di pastorale del lavoro e della fondazione Operti. Credo che occorra favorire sempre più, anche mediante la rete, la conoscenza delle molteplici iniziative che in campo pubblico, ecclesiale e del privato sociale si stanno attivando per favorire l’orientamento e l’avviamento dei giovani al lavoro». È una ferita aperta per mons. Nosiglia quella dei giovani “neet“, «difficili da snidare», perché serragliati nel contesto familiare.

Ma il fatto che siano altri giovani, adeguatamente formati, a raggiungerli e accompagnarli alla ricerca di un lavoro «risulta un modo vincente per farli rientrare in gioco con più fiducia e coraggio», ha concluso l’Arcivescovo.

«Questo lavoro dunque può rivelarsi fecondo di frutti perché offre ai giovani piemontesi informazioni originali e dettagliate sulle opportunità di lavoro offerte dal sistema economico per meglio orientare le loro scelte formative e professionali».

(Sul prossimo numero un intervento di Mauro Zangola presenterà nel dettaglio la ricerca).

 

Lavoro in Piemonte: chi lo offre e lo crea di Marina Lomunno, «La Voce e il Tempo», domenica 14 gennaio 2018, p. 4


Approfondimenti:

Presentazione dell’indagine sulla condizione lavorativa dei giovani «Chi offre e chi crea lavoro in Piemonte», promossa da Regione Piemonte e Cep, 10 gennaio 2018 (fonte: Regione Piemonte): http://www.regione.piemonte.it/lavoro/dwd/2018/presentazione_ricerca.pdf

 

 

 

(*) redazione «La Voce e il Tempo» di Torino
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