Intervista al dottor Ugo Marchisio sul tema «L’allocazione delle risorse»

Relatore del Convegno «Un Welfare sostenibile per anziani fragili»

di Gabriella Oldano *
pubblicato il 23 agosto 2018
Intervista al dottor Ugo Marchisio sul tema «L’allocazione delle risorse»
Dr Ugo Marchisio, medico specialista in Medicina Interna e Pneumologia e direttore sanitario, Un Welfare sostenibile per anziani fragili, Facoltà Teologica Torino 16.16.2018, Foto A. D'Angelo

Dr Ugo Marchisio, medico specialista in Medicina Interna e Pneumologia e direttore sanitario, Un Welfare sostenibile per anziani fragili, Facoltà Teologica Torino 16.16.2018, ©Foto A. D’Angelo

Invecchiamento demografico, innalzamento dell’età media di aspettativa di vita alla nascita a 82.8 in Italia nel 2017 rispetto alla di 80.6 nei paesi OCSE, passaggio dalla medicina dei bisogni alla medicina del benessere e prolungamento della sopravvivenza per i malati cronici sono tra i fattori che presentano nella nostra società scenari nuovi rispetto al passato in concomitanza con un assetto finanziario sanitario assottigliato che richiede una riconsiderazione di una politica sanitaria consapevole del cambiamento, responsabile e capace di tutelare la salute e garantire una certa equità, giustizia e solidarietà nell’accesso alle cure e ai servizi verso le persone più bisognose mettendo al centro le loro necessità a tutto tondo – sanitario e socio assistenziale − e non di usufruitori di un “servizio”.

Scenari nuovi per una politica sanitaria da riconsiderare

Una tematica odierna alquanto complessa e di difficile soluzione su cui il Centro Cattolico di Bioetica dell’Arcidiocesi di Torino presieduto dal prof. Giorgio Palestro ha voluto confrontarsi promuovendo e organizzando un convegno dal titolo «Un Welfare sostenibile per anziani fragili» che si è tenuto in Facoltà Teologica sabato 16 giugno.

Si è cercato di affrontare la questione facendo dialogare interlocutori provenienti da realtà diverse tra loro: da un lato la prospettiva medico scientifica presentata da illustri professionisti del mondo della sanità: il professor Giancarlo Isaia presidente dell’Accademia di Medicina e il dr Ugo Marchisio medico chirurgo e direttore sanitario; dall’altro lato una pluralità di voci su criticità e progettualità passate e future provenienti dal mondo istituzionale della politica con il dottor Augusto Ferrari assessore regionale alle Politiche sociali e la dottoressa Sonia Schellino assessore al Welfare del Comune di Torino, dal settore del no profit, con i rappresentanti delle fondazioni bancarie private: la dottoressa Marzia Sica della Compagnia di San Paolo e la dottoressa Roberta Delbosco della CRT, entrambe responsabili delle Politiche sociali e welfare,  e il Presidente dell’Associazione Alzheimer del Piemonte signor Giuliano Maggiora. Infine, le considerazioni e le riflessioni del referente della Pastorale della Salute don Paolo Fini hanno concluso il convegno.

 

Convegno Un Welfare sostenibile per anziani fragili, Facoltà Teologica di Torino, 16.06.2018 ©Foto A. D’Angelo

Facciamo seguire un’intervista che abbiamo fatto a latere del Convegno al dr Ugo MARCHISIO, medico specialista in Medicina interna e Pneumologia, già Direttore Dipartimento Medico e Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza Ospedale «Maria Vittoria» di Torino e attualmente direttore sanitario  che è intervenuto sul tema «L’allocazione delle risorse».

D. Nel porgere il saluto dell’Arcidiocesi il Vicario generale monsignor Valter Danna ha posto l’attenzione sulla fragilità quale condizione antropologica esistenziale presente nelle diverse fasi della vita umana, citando un noto aforisma dai Pensieri di Blaise Pascal. Una riflessione del filosofo e teologo francese del Seicento sull’essere umano che sa di essere un semplice giunco in balia dell’universo al quale è sufficiente una goccia d’acqua per ucciderlo ma è un essere pensante: «più nobile di ciò che l’uccide dal momento che sa di morire e conosce il potere che l’universo ha su di lui, mentre l’universo non ne sa nulla». E da quella all’implicazione etica di oggigiorno del ruolo delle persone anziane come risorsa nelle e per le nostre comunità.

Gli anziani come possono essere un valore senza conflitti con le nuove generazioni?

Un argomento da Lei già trattato per i Quaderni del Centro Cornaglia come curatore e coautore nel 2017 in «Anziani verso il 2030». Vi sono persone anziane, a partire dai 65 anni di età in su, che sono particolarmente attive nella società, coltivando diversi interessi. Praticano sport, si tengono informati partecipando a corsi universitari della terza età, sono un sostegno economico per i figli e babysitter per i nipoti, fanno parte del mondo del volontariato e anche del lavoro. Come possono essere un valore senza entrare in conflitto con le generazioni dei giovani e quando invece diventano “un peso” per la spesa sanitaria e la comunità?

R. Emiliano Fittipaldi, in un famoso articolo sull’Espresso del 9 giugno 2015, definì gli anziani, in Italia, come “generazione locuste” perché si accaparrano il 32% del bilancio statale sotto forma di pensioni e, più in generale, godono di un benessere economico molto maggiore di quello delle generazioni successive.

Questo è oggettivamente esatto se si guarda ai puri dati economici e sociali del nostro Paese. Ma i nostri anziani, almeno in Italia dove i legami familiari sono ancora profondamente e diffusamente sentiti, costituiscono in realtà una “generazione stampella” per figli, nipoti e, spesso, anche pronipoti: li aiutano pesantemente a sostenere le loro spese e forniscono una serie infinita di servizi e aiuti pratici, integrando e sostituendo gratis quelli pubblici e privati, fino a costituire una sorta di “welfare accessorio”, a gestione familiare, veramente insostituibile.

Gli anziani “da stampella a fardello”

I problemi insorgono quando questa nuova generazione di anziani, i “baby boomers”, ora per lo più attivi, in buona salute e con potere di acquisto più elevato dei loro figli, diventano fragili, malati e, in tutto o in parte, disabili. Il nonno baby-sitter e taxista dei nipotini deve essere portato in sedia a rotelle dalla badante, il nonno “bancomat”che paga al posto di figli e nipoti riesce a stento a far fronte alle spese di assistenza, alla retta della casa di riposo ecc.

Da “stampella” si diventa “fardello” e, a fronte delle evidenti, sempre più gravi, inadeguatezze del welfare pubblico, l’anziano non può disporre di “welfare accessori” e la sua situazione si fa di colpo tragica. Preoccupante infatti è confrontare la speranza di vita totale con la speranza di vita senza disabilità: mentre gli Italiani sono tra i più longevi in assoluto, i dati anagrafici europei evidenziano una più precoce insorgenza di fragilità e poi di disabilità nel nostro Paese.

In altri termini, noi Italiani abbiamo meno anni da passare come stampelle e più anni da passare come fardelli, con il conseguente rischio di mandare in tilt il servizio sanitario e di cadere vittime di “ageism”: un atteggiamento discriminatorio, di disprezzo e di colpevolizzazione verso l’anziano che può arrivare fino all’abuso e allo sfruttamento coatto. È quindi fondamentale investire nella promozione della salute dell’anziano, per farlo invecchiare autonomo e attivo: farlo rimanere il più a lungo possibile stampella deve essere considerato un vero “dividendo” sociale …

D. Quali sono le situazioni di fragilità che incidono maggiormente sulla spesa sanitaria e come affrontarli?

R.  La condizione di fragilità è legata alla presenza ed alla evoluzione delle patologie croniche degenerative (cardiovascolari, respiratorie, metaboliche e motorie soprattutto). Nel nostro Paese, la gestione delle cronicità è molto ben organizzata ed efficiente finché il soggetto è autonomo, riesce a gestirsi la vita e le cure, può accedere ai servizi ambulatoriali ecc.

Quando l’anziano fragile non è più in grado di gestire autonomamente le sue cronicità e diventa inevitabile il ricovero ospedaliero e poi la continuità assistenziale in regime residenziale o domiciliare integrato, il sistema di welfare diventa pesantemente inadeguato sia sotto il profilo strettamente sanitario sia sotto il profilo dell’assistenza di base alla persona.

Sempre meno famiglie hanno la possibilità di sostenerne in proprio le spese sanitarie

Sempre più anziani si trovano in questa situazione, sempre meno famiglie hanno la possibilità di sostenerne in proprio le spese e, nello stesso tempo, le risorse finanziarie devolute all’assistenza domiciliare e residenziale sono sempre più contratte. Di conseguenza le attese per un posto in residenza si fanno eterne, le cure domiciliari sono date con il contagocce e gli anziani malati vengono sempre più spesso portati in Pronto Soccorso, intasandoli ed intasando tutto l’ospedale come ben sappiamo, perché è l’unica via per arrivare, in qualche modo, ad una soluzione assistenziale altrimenti negata dal muro di gomma del servizio pubblico.

D. Ha citato l’Onu che nel 2015 ha inserito gli anziani in lungodegenza/assistenza tra le categorie a rischio per il rispetto dei diritti umani. Dove si riscontrano più comunemente le disuguaglianze nel diritto alla salute?

R. L’iniziativa dell’ONU parte da alcune indagini effettuate presso vari Paesi ad alto reddito da cui emergeva evidente un trattamento in qualche modo lesivo della persona e della sua dignità nei confronti di anziani, fragili e spesso anche più o meno gravemente malati, ricoverati nelle strutture sanitario-assistenziali, come le nostre RSA. Venivano loro lesinate, o anche negate, indagini mediche e terapie per non sprecare risorse con soggetti ritenuti “residuali” o al crepuscolo della vita.

Per contro bisogna anche segnalare che può avvenire esattamente l’opposto: per esempio ho notato che spesso un anziano fragile ricoverato con altre persone come lui, esposto continuamente al contagio e spesso affetto da infezioni delle vie respiratorie, urinarie ecc., finisce per assumere antibiotici di continuo, come i polli negli allevamenti zootecnici intensivi cui vengono propinati con il mangime. Le conseguenze sono la selezione di germi multi-resistenti e tutte le reazioni avverse ai farmaci cui questo martellamento continuo espone…

D.  Quale politica sociale è auspicabile affinché non vengano a mancare i livelli di assistenza sociale soprattutto nelle fasce più deboli e la salute non diventi un bene di lusso, dinanzi ad un Fondo nazionale delle Politiche Sociali sempre più assottigliato e il Welfare privato diventi un business?

R. Sul tema dell’anziano fragile, l’allocazione delle risorse e la sostenibilità del welfare, cito sempre un decreto dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, del 1670, che così recita: «…Non si pigliano vecchi ancor che avessero novant’anni perché, mettendosi a letto simili vecchi e imboccandoli, tengono occupati dieci e più anni i letti con pregiudizio dei molti curabili…». Questa è proprio la soluzione che noi, difendendo i diritti degli anziani, ci battiamo per evitare.

Se l’equità nella distribuzione delle risorse destinate alla Sanità venisse meno?

Esiste infatti il rischio concreto che venga meno l’equità nella distribuzione delle risorse destinate alla Sanità − ed al welfare in generale −  sulla scorta di considerazioni meramente economiche di sostenibilità: un altro esempio di “ageism” perpetrato da chi dovrebbe invece vigilare sull’universalità di accesso ai servizi pubblici, base di una vera democrazia.

Roy Romanow, Presidente della Commission on the “Future of Health Care” in Canada, citato nella «Indagine sulla sostenibilità del SSN, con particolare riferimento alla garanzia dei principi di universalità, solidità ed equità» della XII Commissione «Igiene e Sanità» del Senato (relatori Luigi D’Ambrosio Lettieri e Nerina Dirindin), ha infatti detto lapidariamente: «Il sistema è tanto sostenibile quanto noi vogliamo che lo sia» … Si tratta quindi di fare scelte politiche e non contabilità al ribasso! Il gestore politico-amministrativo (dal Governo ai Direttori delle Aziende Sanitarie) ha la grande − e spesso non facile − responsabilità di tracciare il confine tra i “livelli essenziali di assistenza” (come li chiamiamo in Italia), da garantire a tutti a prescindere dall’età e da ogni altra variabile individuale, e le prestazioni “opzionali” che il libero mercato offre ai cittadini e che possono essere lasciate al settore privato.

Bisogna infatti ricordare che il bene “salute” si comporta sul libero mercato non come un bene essenziale, ma tecnicamente come un “bene di lusso”. Sale cioè in modo esponenziale e non lineare con il crescere della ricchezza media dei cittadini, tant’è che negli USA – alto reddito e libero mercato – la percentuale del PIL speso in “salute” supera il 18%, contro il 10% circa dell’Europa.

Accesso equo e universale, appropriatezza e valori etici

Nel bilanciare l’allocazione delle risorse tra pubblico, privato e PPP («Public Private Partnership») si rischia quindi, da un lato, di negare l’essenziale ad alcune categorie “di scarto” (come direbbero Papa Francesco o il grande sociologo Zygmunt Bauman), ma di sprecare danaro per prestazioni inutili o di dubbia utilità in altri settori, condizionati dal consumismo sanitario che il mercato induce. Quindi, per welfare e sanità, un vettore etico altrettanto importante dell’accesso equo e universale è quello dell’appropriatezza: dare a tutti i cittadini che ne hanno bisogno tutto quello di cui hanno bisogno, ma solo quello di cui hanno veramente bisogno.

D. Ha parlato del modello Torino: in che cosa consiste?
R. Il “modello Torino” è un sistema a rete di integrazione ottimale tra servizio pubblico, privato sociale (cooperative etc.) ed “Enti Benefici” (Fondazioni ecc.) attraverso il quale tutta la cittadinanza si prende a carico, in modo solidale, la sorte dei più bisognosi.

L’esempio e i primi passi operativi risalgono ai “Santi Sociali” torinesi (Giovanni Bosco, Giuseppe Benedetto Cottolengo e Giuseppe Cafasso), ma alla “rete solidale” hanno sempre partecipato con altrettanta convinzione anche le forze laiche sia marxiane che liberiste. Finora questo modello ha permesso di assorbire cadute gravissime dell’impegno pubblico, come la riduzione drastica del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali ed i contraccolpi del rimpallo tra spesa sociale (di competenza del Comune) e spesa sanitaria (di competenza della Regione) … Speriamo che l’impegno solidale e unitario continui!

(*) Giornalista pubblicista
redazione Bioetica News Torino
© Riproduzione Riservata