La Cassazione delegittima l’utero in affitto

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 12 novembre 2014

Un improvviso ostacolo alla maternità surrogata e alla possibilità che i figli nati da questa pratica possano essere riconosciuti anche in Italia, è giunto il 12 novembre dalla Cassazione. Una coppia di Brescia ha perso infatti la causa approdata sul riconoscimento di un figlio nato in Ucraina, nel 2011, da una donna resasi disponibile ad “affittare” il proprio utero. Il piccolo dovrà essere ora affidato in adozione a un’altra famiglia.

“Sembra che finalmente anche la magistratura abbia scoperto di avere gli anticorpi”, commenta Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari. “L’indirizzo sostanzialmente possibilista preso in passato da diversi tribunali è stato rimesso in riga – prosegue -. Per l’ordinamento italiano, madre è colei che partorisce il figlio e questo è importante che rimanga ben chiaro se si vogliono evitare le derive di cui proprio il caso su cui è intervenuta la Cassazione sono una concreta testimonianza”.

Belletti riconosce che “può sembrare una malvagità” che ora il bambino sarà tolto alla coppia con cui è cresciuto per i primi tre anni della sua vita. Ma – precisa – “è necessario tenere saldi i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico proprio per evitare che mille altre malvagità ancora più gravi di questa possano ripetersi in futuro, favorite dagli infiniti intrecci legali, medici e sociali che crescono all’ombra del ricco mondo dell’utero in affitto”.

Secondo il presidente del Forum, “la sentenza della Consulta avrà inevitabilmente delle ricadute anche sul dibattito politico. E questo – prosegue – non ci fa stare affatto tranquilli, visto che in passato la Corte era stata più parte del caos che elemento di stabilizzazione”.

“A noi, spettatori di tutte queste grandi manovre non resta che chiedersi, con la saggezza dell’uomo della strada, dove mai si andrà a finire se non si tracciano dei ben chiari confini sui doveri dei genitori e sui diritti dei figli – conclude Belletti -. E se non ci si impegna, tutti insieme, a farli rispettare”.

fonte: Zenit.org

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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