La commissione europea dice no a «Stop Vivisection»

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 4 giugno 2015
La commissione europea dice no a «Stop Vivisection»

“Un divieto assoluto di sperimentazione animale nell’Unione Europea sarebbe prematuro e rischierebbe di cacciar fuori la ricerca biomedica dall’Europa”. Ha giustificato così Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione europea per il lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività, la risposta dell’Europa all’iniziativa Stop Vivisection. Sostanzialmente un no, per ribadire che non è possibile rinunciare alla sperimentazione animale, sebbene un no momentaneo per così dire: per stessa ammissione di Karmenu Vella, responsabile per l’Ambiente, gli affari marittini e la pesca, lo scopo della commissione è di eliminare gradualmente tutti i test sugli animali, adottando una serie di approcci per consentire la diffusione e l’impiego dei metodi alternativi.

Stop Vivisection era un’iniziativa portata avanti da cittadini europei che ha raccolto l’adesione di circa 1,2 milioni di persone, con una richiesta chiara: “Considerando sia i chiari motivi etici che si oppongono alla sperimentazione animale sia le evidenze scientifiche che provano l’assenza di predittività del ‘modello animale’ per una ricerca finalizzata alla salute umana, sollecitiamo la Commissione europea ad abrogare la direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici e a presentare una nuova proposta che abolisca l’uso della sperimentazione su animali, rendendo nel contempo obbligatorio, per la ricerca biomedica e tossicologica, l’uso di dati specifici per la specie umana”.

Trattandosi di un’iniziativa dei cittadini europei (Eci) – uno strumento che permette ai cittadini (almeno un milione provenienti da un quarto degli Stati membri) di partecipare all’elaborazione delle politiche europee invitando la Commissione Europea ad entrare in azione nelle aree in cui ha il potere di farlo – Stop Vivisection è stata sottoposta alla CE lo scorso 3 marzo. La comunità dopo di che ha avuto tre mesi per rispondere alle richieste dei cittadini, e lo ha fatto ora, in seguito anche all’audizione pubblica del maggio scorso.

Come accennato la Commissione condivide la visione dell’iniziativa in merito al bisogno di eliminare progressivamente la sperimentazione animale, ma al contempo ribadisce che si tratta dello stesso obiettivo delle norme europee in merito alla protezione degli animali per fini scientifici che l’iniziativa ha chiesto di abrogare. In altre parole la direttiva 2010/63/Ue – tesa a migliorare il benessere degli animali e ispirata ai principi delle tre R: Replacement, Reduction and Refinement (sostituzione, riduzione e perfezionamento) e recepita nel marzo del 2014 dall’Italia – si muove già verso il raggiungimento delle richieste avanzate dall‘iniziativa. La Commissione europea continuerà a supportare lo sviluppo e la validazione di metodi alternativi, organizzando per il prossimo anno una conferenza per fare il punto della situazione.

Ma allo steso tempo, ricordano da Bruxelles: “Negli ultimi dieci anni, i progressi tecnologici hanno rivoluzionato la ricerca biomedica. Le principali innovazioni includono lo sviluppo di test alternativi basati su colture di cellule e tessuti, e metodi computazionali che riducono la necessità di test sugli animali. Ma molti processi complessi ed effetti fisiologici e tossicologici non possono ancora essere adeguatamente modellati o valutati dai metodi alternativi, per cui alcuni studi sugli animali sono ancora necessari per far progredire la ricerca e per la salvaguardia dell’uomo, degli animali e la salute ambientale”.

La Lav (Lega antivivisezione), apprendendo la decisione dell’Ue, ha parlato di un’occasione mancata “che poteva dare le gambe a una ricerca innovativa e poteva portare speranza, non solo agli animali che ogni giorno subiscono violenze e morte nei laboratori, ma anche ai malati che aspettano una cura, e ai cittadini che troppo spesso rimangono delusi da Istituzioni in mano a lobby economiche o di potere”. La Lav ha quindi ribadito il proprio impegno nella lotta alla vivisezione, anche se sarebbe più opportuno parlare di sperimentazione animale, visto che la vivisezione “non esiste nei laboratori di ricerca”, come aveva precisato su Repubblica.it anche la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo, avvalorando le ragioni della sperimentazione animale.

Anna Lisa Bonfranceschi

fonte: Wired

 

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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