La medicina impossibile. Sanità tra realtà e utopia

di Giorgio Palestro *
pubblicato il 21 settembre 2015
La medicina impossibile. Sanità tra realtà e utopia

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da un progressivo incremento delle conoscenze scientifiche e tecnologiche sia in diversi ambiti della biomedicina sia nel campo della farmacologia che ha prodotto farmaci sempre più sofisticati e mirati. Questa evoluzione sta determinando un continuo perfezionamento delle capacità diagnostiche, il cui effetto si traduce direttamente nel miglioramento dei presidi terapeutici. 

Migliora il rapporto cura-malattia ma crescono anche i costi della gestione sanitaria e assistenziale

Il progresso sta trasformando così in profondità la medicina tale da assegnare ad essa possibilità di interventi che stanno migliorando sempre di più il rapporto “cura”-“malattia“. Ne deriva anche una sempre più efficace “tutela” della salute che, conseguentemente, contribuisce al progressivo allungamento della vita umana. Questa realtà, che rivela in modo innegabile una valenza positiva sul piano sociale collettivo, tuttavia, impone un’analisi approfondita dalla quale emergono anche aspetti critici che non si possono ignorare. Uno su tutti, il progressivo incremento dei costi della gestione sanitaria e assistenziale. In questo senso, i continui progressi della medicina, così come il perfezionamento della farmacologia, costituiscono un inevitabile aumento della spesa. E se l’incremento dell’impegno economico-finanziario dovuto al progresso scientifico e tecnologico appare una voce difficilmente riducibile, in particolare nell’ambito delle strutture ospedaliere di livello superiore, dove i processi diagnostici e terapeutici sono più elevati con conseguente aumento di costi – che potremmo definire diretti –, una seria riflessione va fatta su altre voci di spesa indotte dalle grandi aspettative che una medicina sempre più efficace induce. 

Maggiori aspettative dei curati verso i medici interferiscono sulle decisioni di cura
Medicina impossibile convegno

Relatori del convegno La medicina impossibile a Villa Raby, Torino

Aspettative che, peraltro, non tardano a trasformarsi in pretese e che non di rado finiscono per rappresentare un forte motivo di pressione da parte di non pochi pazienti, nei confronti del medico. Ne consegue che la medicina deve corrispondere alle sempre maggiori richieste di interventi da parte dei pazienti e, non di meno, anche da parte dei famigliari. Si stabilisce così, nel rapporto generale tra curante e curato, un potere di influenza della collettività, che interferisce incidendo sulle decisioni di cura e sui criteri di selezione delle situazioni di reale necessità o opportunità di intervento. In altri termini, non di rado, il medico tende a cedere alle pressioni dei pazienti, favorendoli attraverso richieste di esami, di trattamenti, di visite specialistiche che sfuggono a quei criteri di rigoroso giudizio di necessità che dovrebbero orientare le prescrizioni. Inoltre, la forte pressione esercitata sul medico, non di rado, si connota con precise allusioni a possibili ritorsioni verso un contenzioso legale.
È quindi del tutto evidente che questa realtà, estesa a una casistica di pazienti che tende progressivamente ad aumentare, non è nella linea del contenimento dei costi, ma, al contrario, ne produce di maggiori, peraltro impropri.

Il rischio del contenzioso

Un secondo elemento di forte incidenza sui costi di gestione della Sanità e che deriva sostanzialmente dal fenomeno precedente, consiste della necessità del medico di proteggere la sua prestazione dal rischio, sempre più reale e frequente, di dover difendere il proprio operato in tribunale, proprio in conseguenza dei contenziosi sollevati dai pazienti o dai loro famigliari: fenomeno definito, nel suo complesso, ormai da anni, con l’espressione di “Medicina Difensiva“. 

Dall’insieme di questi fattori, emergono in modo palese le ragioni per cui le applicazioni della medicina moderna finiscono per seguire una linea che non converge certo verso il contenimento dei costi, ma va ben oltre quel tasso di incremento indifferibilmente legato all’acquisizione di nuove opportunità diagnostico-terapeutiche che servono a migliorare sempre di più le cure.

L’incidenza della medicina difensiva nella spesa sanitaria

Recentemente, il Parlamento ha istituito una Commissione d’Inchiesta per valutare i vari aspetti che sono diventati fattori di spesa impropria, calcolandone anche l’ammontare. Il dato che emerge dalla relazione finale informa che la spesa sanitaria nel nostro Paese, nel decennio 1995-2005, è aumentata di quasi il doppio, passando da 48 a 92 miliardi di euro all’anno. In particolare, fra i vari fattori che contribuiscono a questi effetti, la “Medicina Difensiva” pesa per ben 10 miliardi di euro, cioè lo 0,75% del Pil.
In particolare, come risulta dalla relazione della Commissione d’Inchiesta, l’incidenza percentuale della “Medicina Difensiva” sulla spesa sanitaria è del 10,5% di cui 1,9% dovuta ai farmaci, 1,75% alle visite di consulenza specialistica, 1,5% agli esami di laboratorio e strumentali, 4,6% ai ricoveri.

Altro elemento interessante, riportato dalla Commissione d’Inchiesta, riguarda il dato secondo il quale il 53% del campione di medici esaminato dichiara di prescrivere farmaci a titolo “difensivo”, cioè intorno al 13% per quanto concerne le ricette; il dato si impenna al 73% quando si fa riferimento alle visite specialistiche, dove le prescrizioni inutili ammontano al 21% del totale effettuato dal singolo medico; per quanto concerne gli esami di laboratorio il dato raggiunge il 21% delle richieste; infine, il 75,6% dei medici fa uso delle richieste di esami strumentali.
In sostanza, 4 medici su 5 praticano la medicina difensiva per timore delle denunce, e quindi di procedimenti giudiziari, in conseguenza di pressioni, indebite nella pratica clinica quotidiana, da parte dei pazienti o dei loro famigliari.

È quindi legittima la domanda, che viene peraltro spontanea: per l’Istituzione che governa la Sanità, è possibile una medicina che corrisponda sempre e bene a questo progressivo incremento quantitativo e qualitativo delle prestazioni e quindi al conseguente incremento dei costi relativi? O piuttosto, il costante incremento di fenomeni impropri non finisce per costringere la Sanità a dibattersi tra la realtà e l’utopia?

 

Dalla relazione introduttiva del prof. Giorgio Palestro, presidente del Centro Cattolico di Bioetica, al convegno “La medicina impossibile: Sanità tra realtà e utopia”, promosso dal CCB e  tenutosi sabato 13 giugno 2015 presso la sede torinese dell’Ordine dei Medici, Villa Raby, corso Francia 8.

 

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(*) Presidente del Centro Cattolico di Bioetica
Professore ordinario emerito di Anatomia e Istologia patologica - Università degli Studi di Torino
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