La questione etica delle cellule staminali

di Giuseppe Zeppegno *
pubblicato il 8 novembre 2012
La questione etica delle cellule staminali

Nel 1909 fu provata scientificamente l’esistenza nell’organismo umano di cellule a uno stadio primitivo, dette “staminali”. In seguito è stato possibile evidenziare che quelle presenti nell’embrione, dette “totipotenti”, possono moltiplicarsi e modificarsi per costituire l’intero organismo. Altre, invece, presenti anche dopo la nascita, rappresentano una riserva quiescente capace d’attivarsi per venire in aiuto a uno o più tessuti in difficoltà.

Negli ultimi anni si è assistito a un infuocato dibattito sulla sperimentazione e sul loro utilizzo. Notevoli interessi economici e politici hanno messo a lungo in ombra le conquiste ottenute con quelle prelevate dall’adulto per favorire lo studio delle staminali embrionali. Queste ultime sollevano ingenti problemi etici perché comportano la perdita degli embrioni e non offrono al momento alcuna possibilità terapeutica perché sono costanti i problemi di rigetto e le mutazioni genetiche che favoriscono la tumorogenesi.

Al contrario quelle adulte sembrano foriere di maggiori risultati positivi. Lo ha confermato il 17 novembre 2007 l’agenzia Ansa londinese annunciando che il ricercatore Ian Wilmut, creatore della pecora Dolly, visti i rischi e l’assenza di risultati derivati dalla sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, ha deciso di rinunciare alla licenza ottenuta dal governo britannico che l’autorizzava a clonare embrioni umani a scopo di ricerca.

Ha preferito seguire le orme del giapponese Shinya Yamanaka. Quest’ultimo, l’8 ottobre 2012 è stato insignito, con il britannico John Gurdon, del Premio Nobel per la medicina. Tale onorificenza gli è stata conferita perché nel 2006 ha individuato la possibilità di riprogrammare cellule staminali adulte ottenendo cellule molto simili a quelle embrionali pluripotenti, incapaci di dare origine ad un organismo adulto, ma atte a differenziarsi in uno dei tre strati germinali da cui derivano i singoli organi e i tessuti (endoderma, mesoderma, ectoderma). Il suo modo di procedere sembra offrire buoni risultati sperimentali e nessuna riserva etica.

Incontro AMCI

Torino, lunedì 26 novembre 2012

L’AMCI, Associazione Medici Cattolici Italiani, organizza un incontro dal titolo “Nobel per la Medicina 2012, speranza per l’umanità? Cellule staminali: tra risorsa clinica e problema etico”.

Maggiori informazioni qui.

Per favorire l’utilizzo di queste cellule è anche necessario accrescere la sensibilità collettiva non ancora sufficientemente educata a donare i cordoni ombelicali, ricchi di staminali pluripotenti. Si stima, infatti, che, se si raccogliessero almeno quelli provenienti dai quattro milioni di parti che mediamente si susseguono ogni anno negli Stati Uniti, si potrebbe far fronte all’intero fabbisogno mondiale. Da una ventina d’anni con queste cellule è stato possibile ottenere positivi risultati nella cura del morbo di Gunther, della sindrome di Hurler e di alcune forme di leucemia pediatrica.

Non si può comunque pensare che l’utilizzo terapeutico delle cellule staminali presenti nel nostro organismo e accresciute in laboratorio, sia la panacea per contrastare tutte le malattie. È opportuno accogliere gli effettivi benefici ottenuti, nutrire sensate speranze sulle loro potenzialità cliniche ancora in gran parte da scoprire, ma anche bandire gli eccessivi entusiasmi. È necessario primariamente contrastare le irresponsabili pressioni di sedicenti scienziati e faccendieri senza scrupoli volte a favorire fantomatici viaggi della speranza come se in terre lontane si potessero garantire terapie a base di staminali improponibili nella nostra nazione.

È drammatico dover constatare che non sono pochi coloro che, misconoscendo le più elementari norme di pratica clinica e guidati unicamente dalla smania di procurarsi facili guadagni sulla pelle dei pazienti, somministrano a prezzi esorbitanti cocktail di staminali non adeguatamente sperimentati e preparati. I loro “intrugli” hanno l’unico “beneficio”, sic!, di soddisfare il loro tornaconto economico e di alleggerire il portafoglio di chi si affida alle loro “magiche” cure.

(*) Prof. don Giuseppe Zeppegno
Dottore di ricerca in Morale e Bioetica
Docente presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – sezione di Torino
Direttore scientifico del Master Universitario in Bioetica
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