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La ricerca e lo studio linguistico in ambito clinico. L’ambito psichiatrico

di Beatrice Dema *
pubblicato il 17 luglio 2017
La ricerca e lo studio linguistico in ambito clinico. L’ambito psichiatrico

Convegno «Le Lingue della malattia»
4 maggio 2017 −  Residenza Richelmy, Torino

Intervista1 alla relatrice  Dott.ssa Beatrice Dema

 

Domanda: Oggi quale contributo può apportare la linguistica nel contesto clinico-psichiatrico?

Beatrice Dema, Università degli Studi di Torino, Linguista Gruppo "Remedia", convegno "Le lingue della malattia", Residenza Richelmy, Torino

Beatrice Dema, Università degli Studi di Torino, Linguista Gruppo “Remedia”, convegno “Le lingue della malattia”, Residenza Richelmy, Torino ©Bioetica News Torino

Risposta: A questo riguardo, due sono i grandi obiettivi che Remedia si prefigge fin dal momento della sua nascita. In primo luogo, elaborare e dunque fornire strumenti linguistici che possano essere utili alla disciplina psichiatrica in ambito diagnostico e terapeutico. Come infatti già sosteneva lo psichiatra napoletano Sergio Piro, l’analisi linguistica in ambito psichiatrico ha un valore così centrale poiché essa è insieme «diretta decifrazione linguistica», consentendo al clinico di penetrare nella cosiddetta ”incomprensibilità” del linguaggio del malato psichiatrico, e «momento terapeutico», poiché «si realizza solo quando la relazione si è istituita e diviene un fattore potentissimo per il mantenimento della relazione terapeutica stessa».

D’altronde la centralità della lingua in ambito psichiatrico è sempre stata riconosciuta dagli stessi clinici, i quali hanno rilevato fin dal Settecento – e soprattutto a partire dall’Ottocento – quanto sia propriamente nell’espressione linguistica della malattia che si colloca il fulcro della malattia stessa. Per rimanere in territorio italiano e torinese, non possiamo certamente scordare i lavori di Eugenio Tanzi sul fenomeno neologistico (la creazione di nuove parole) nell’ambito della paranoia, ritenuto «il fior fiore dell’ideazione paranoica, la meta più costante del pensiero, l’obbiettivo caratteristico delle preoccupazioni», per cui la nuova parola diventa realmente il cardine sul quale il malato costruisce ed amplia il suo sistema delirante; così come non si può non citare Enrico Morselli, collega di Tanzi, il quale non aveva alcun dubbio nel definire l’analisi della lingua dei pazienti come «la fonte più ricca e sicura di dati ejettivi per la diagnosi dei disturbi della mente umana». Se, poi, ampliassimo il nostro discorso anche solo all’ambito europeo, vedremmo come nel XX secolo si è assistito ad una vera e propria elaborazione teorica sulla funzione della lingua in ambito psichiatrico, soprattutto grazie all’apporto della psichiatria fenomenologica ma non solo: fondamentali in tal senso i lavori di Karl Jaspers, Eugene Minkowsi, Ludwin Binswanger, Jacques Lacan, e molti altri.

Se dunque la necessità di comprendere la lingua del malato è da sempre un punto centrale della disciplina psichiatrica, perché non collaborare con chi effettivamente studia la lingua e ne può comprendere le strutture più profonde, vale a dire il linguista? Questa riflessione ci conduce al secondo grande obiettivo di Remedia, che attraverso le considerazioni qui brevemente accennate inizia a intravedere la possibilità di sviluppare una nuova figura di linguista clinico che possa essere considerato parte integrante, o per lo meno consulente, del gruppo di operatori sanitari che insieme si prende cura dei pazienti. Individuare e formare una figura professionale di questo tipo potrebbe realmente garantire una collaborazione proficua tra i due ambiti di studio e soprattutto renderebbe finalmente concreto l’apporto che la linguistica clinica intende dare alle discipline psichiatriche. Un primo passo verso questo grande obiettivo è stato sicuramente l’istituzione del corso di Linguistica Medica e Clinica presso il corso di laurea magistrale di Scienze linguistiche del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, tenuto dalla Prof.ssa Scarpa, presidente e anima del Gruppo Remedia, e dei tirocini ad esso collegato, grazie anche alla fruttuosa collaborazione di Remedia sia con il Dipartimento sia con il Gruppo Orpea, nelle cui strutture molti dei tirocini vengono svolti.

 


Note

1 A cura di Gabriella Oldano, giornalista, redazione «Bioetica News Torino». Rivista del Centro Cattolico di Bioetica − Arcidiocesi di Torino

(*) Dottoranda del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Torino
Linguista del Gruppo «Remedia».
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