L’Aids ebbe origine in Congo negli anni ’20

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 3 ottobre 2014

Sarebbe Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo l’origine della attuale pandemia di Aids che tutti conosciamo. A rivelarlo un nuovo studio realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford che sono riusciti a tracciare sia da un punto di vista temporale che geografico, l’evoluzione del virus Hiv. Lo studio, che getta una luce sull’origine dell’epidemia di Aids, è stato pubblicato sulla rivista «Science».

È noto che ci sono state almeno 13 diverse occasioni in cui il virus Hiv si è trasmesso dagli animali all’uomo nel corso degli anni. Solo in un caso questa trasmissione ha dato origine a una vera e propria pandemia.

Dalle analisi condotte dal gruppo di ricerca coordinato da Oliver Pybus del dipartimento di zoologia dell’Università di Oxford, il virus si sarebbe cominciato a diffondere in quella che allora era Leopoldville intorno agli anni ’20. Da allora, e grazie a una serie di fattori storici e sociali, la malattia si è diffusa nel resto del Paese e poi del continente, fino ad arrivare ad oggi con una pandemia che ha colpito 75 milioni di persone in tutto il mondo. In particolare i ricercatori hanno osservato una certa corrispondenza tra il diffondersi del virus e l’uso sempre più ampio delle ferrovie.

Anche i mutamenti sociali, per esempio lo spostamento della capitale dell’allora colonia belga proprio a Leopoldville negli anni ’30 e poi la successiva conquista dell’indipendenza, unitamente a fattori di rischio, come l’uso improprio delle siringhe per la cura di alcune malattie e i modelli di esercizio del mercato del sesso, hanno influito profondamente sulla diffusione dell’Hiv.

Per i ricercatori, le condizioni sociali, infrastrutturali e politiche che caratterizzarono la metropoli africana in quegli anni, hanno costituito una vera e propria “tempesta perfetta”, che ha permesso al virus di radicarsi nella popolazione umana e poi di diffondersi in tutto il mondo.

«I dati degli archivi coloniali – spiega il primo autore della ricerca Nuno Faria – indicano che prima del 1940 almeno un milione di persone ogni anno transitava via treno per la capitale della colonia. I dati genetici indicano che il virus si trasmise molto rapidamente lungo la ferrovia in tutto il Congo raggiungendo le città all’estremo Sud e Kisangani, all’estremo Nord tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’50. Questo ha contribuito a costituire focolai secondari dai quali il virus si è diffuso anche in altre regioni africane».

«La nostra ricerca mostra che in realtà c’era una piccola finestra in quel periodo storico perché questo virus, trasmesso in origine dagli animali agli uomini con la caccia o attraverso la macellazione della selvaggina, si potesse espandere in maniera così diffusa. Quando, a partire dal 1960 in poi i trasporti ferroviari nella regione sono entrati in crisi, il virus era ormai localizzato bene anche in altre regioni e da qui è passato facilmente nel resto del mondo» ha spiegato Pybus.

Fonte: Tuttoscienze – La Stampa

Approfondimenti: http://www.sciencemag.org/content/346/6205/56

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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