L’Amore più grande. Messaggio diocesano di mons. C. Nosiglia per la GMM 2015

di Monsignor Cesare Nosiglia *
pubblicato il 26 febbraio 2015
L’Amore più grande. Messaggio diocesano di mons. C. Nosiglia per la GMM 2015

Cari ammalati e sofferenti,

la parola del Signore che ci guida quest’anno in questa Giornata mondiale del malato è quella che abbiamo posto alla base della prossima ostensione della Sindone: L’Amore più grande. Questo è quanto la Sindone ci rivela e che vogliamo accogliere, meditare e vivere anche nelle prove e sofferenze.

L’Amore più grande

La Sindone parla al nostro cuore il volto sofferente che traspare dal sacro telo ci fa contemplare il volto della sofferenza e della morte di Gesù Cristo, che ci ama uno ad uno e per questo partecipa fino in fondo alle nostre pene e sofferenze. Egli prende sudi sé quanto di doloroso e difficile stiamo vivendo e sperimentando e ci salva dalla tristezza e dalla disperazione, dall’angoscia e dallo scoraggiamento, soprattutto ci salva dalla poca fede in lui e nel suo amore.

È dunque la fede in Gesù Cristo, cari fratelli e sorelle ammalati, che dobbiamo irrobustire e far crescere in noi, nel cuore e nella vita.  Senza la fede tutto sbiadisce e la speranza viene meno, perché prevalgono le nostre forze e perché riteniamo che tutto dipenda solo da noi, non lasciando così spazio a Dio e alle cose mirabile che egli compie con chi è povero ed umile.
Davanti alla Sindone sentiamo in noi una grande pace e riconoscenza, perché vediamo che il Signore ha sofferto e patito come noi: è il Dio vicino, buono, provvidente, amico e compagno di strada. Vorrei farvi partecipi dell’esperienza che vivo quando, durante la Visita pastorale, incontro persone malate e sofferenti nelle case. Ricevo  testimonianze di amore alla vita e di fede fortissime e ricche di una carica positiva che mi sorprende. È proprio vero che il Signore si fa ancora più vicino a chi soffre e lo invoca; lui si fa veramente trovare  e condivide nel profondo dell’anima le più dolorose pene interiori di chi è nella sofferenza e nell’abbandono. Chi sa accoglierlo si scopre diverso ed acquista una forza speciale che trasmette anche agli altri. Per questo apriamo il nostro animo a colui che dalla Sindone ci guarda e ci chiama a sé per riempire la nostra vita di speranza, quella vera ed intima che ti prende dentro il cuore.

Testimoni dell’Amore più grande

Voi, carissimi ammalati, siete i testimoni di questo Amore più grande, che viene da Dio e che dona la forza di trasformare la sofferenza in via di gloria e di amore, donato e offerto con Cristo per la salvezza di tutti. Voi siete le membra del Cristo sofferente, che si dona al Padre per guarire l’umanità dal peccato e dalla morte. Voi malati diventate così testimoni dell’Amore più grande e siete missionari del suo Vangelo donando ai vostri cari e alla Chiesa tutta la possibilità concreta di sperimentare che il Signore ci ama sempre e comunque e trova la sua gioia nello stare con noi.
Sì, la Sindone ci mette di fronte all’evento di grazia e di speranza con cui il Figlio di Dio Gesù Cristo ci mostra quanto Dio Padre ci ama uno a uno e viene in nostro soccorso nel momento della prova. Egli viene a prendere su di sé le nostre sofferenze e le nostre pene interiori e fisiche e ci salva dalla tristezza e dalla disperazione, dall’angoscia e dallo scoraggiamento, soprattutto ci salva dalla poca fede in lui e nel suo amore. È la fede in Gesù Cristo che dobbiamo irrobustire e far crescere in noi, nel cuore e nella vita. Senza la fede tutto sbiadisce e la speranza viene meno, perché prevalgono le nostre forze e perché riteniamo che tutto dipenda solo da noi, non lasciando così spazio a Dio e alle cose mirabili che egli compie con chi è povero ed umile.

Sindone, dono di speranza

Dio è vicino, è con noi e se lui ci ha donato Cristo il Figlio suo amato, che cosa altro non ci darà insieme con lui? Niente potrà mai separarci dall’amore di Gesù, che vive in noi e si fa prossimo di ciascuno per accogliere le nostre pene più nascoste e le nostre sofferenze e ci dà forza e speranza di riuscire a superarle con il suo aiuto e la sua grazia.
La Sindone è dunque un grande dono di speranza per chi la sa accogliere, contemplare e amare. Ma non è solo la speranza umana, perché va oltre le attese del cuore, pur assumendole tutte: è la speranza che nasce dalla croce di Cristo.
Lui ama ogni sua creatura e in modo del tutto particolare ama voi, cari ammalati. Per questo è venuto nel mondo, per farsi vicino, amico, confidente, salvatore di tutti coloro che sono soggetti alla malattia, alla miseria, al bisogno. Di tutti Gesù si è fatto carico con la forza della sua Parola, la buona notizia del Vangelo, che annuncia che Dio ci ama e ci vuole aiutare e salvare con i gesti di condivisione, di solidarietà e di amore verso chi soffre o è solo, con la forza sconvolgente della sua croce, da cui possiamo trarre vigore e forza di conversione e vittoria sul peccato e sulla morte.
È il Dio con noi ed è il Dio per noi, perché ha assunto, fino in fondo, tutta la nostra vita e le sue sofferenze per viverle in prima persona. Lui ci capisce, ci comprende, ci ascolta nel profondo del cuore e ci guarisce dalle ferite più difficili, quelle dell’animo, che rendono tristi e scoraggiati, privi di speranza per il domani.

Non temete

No, non temiamo mai, cari amici. Non temiamo, quando la salute vacilla e il domani appare incerto. Non temiamo, quando il lavoro diventa faticoso e i risultati appaiono poco soddisfacenti, se non negativi. Non temiamo, quando a casa le cose non vanno nel verso giusto e le difficoltà di relazioni sincere diventano sempre più pesanti. Non temiamo, quando sembra  che il bene sia soffocato dal male e i violenti ed ingiusti siano impuniti. Non temiamo, infine, se le prospettive del futuro appaiono incerte e preoccupanti per noi e per i nostri cari. In Gesù nostro Salvatore anche la notte del dolore e della sofferenza si illumina della luce calda e avvolgente della sua tenerezza che apre il cuore alla speranza.
Se a Dio tutto è possibile, perché temere? Gettiamo su di lui le nostre pene e le nostre speranze ed egli ci consolerà, ci guarirà dalla sfiducia e dall’orgoglio di farcela da soli. La preghiera guidi ed illumini i nostri giorni, perché solo il Signore è in grado di cambiare e rinnovare le cose, le persone, gli avvenimenti.
Contemplando la Sindone e il corpo del Signore vediamo vicino a lui sua Madre Maria l’Addolorata che sotto la croce ha offerto il suo divin figlio e ne ha accolto il corpo martoriato sulle ginocchia una volta sceso dalla croce, lo ha avvolto nel telo per deporlo nel sepolcro della sua risurrezione.

Madre di consolazione

Gesù, prima di morire, con un gesto di Amore grande verso di noi, ci ha donato Maria come madre alla quale ha dato il compito di consolarci e assisterci nel momenti delle prove dolorose della vita. È dunque a lei che ricorriamo avvicinandoci alla Sindone, con la nostra preghiera, per ottenere consolazione. “Maria Consolata” è il dolce titolo con cui la veneriamo e la preghiamo nella nostra diocesi. Essa ci ha invitato nel canto del Magnificat a non cedere mai alla tentazione di non credere in Dio, nella sua potenza di salvatore e di padre, amico e provvidente. Egli compie cose grandi in coloro che lo amano e con umiltà lo cercano con cuore sincero e confidente, come ha fatto Maria credendo sempre in lui. Ci rallegriamo, dunque, cantando la nostra riconoscenza al Signore che ci salva da ogni timore e riempie il nostro cuore di serenità e coraggio. Ci salva dalla paura e dal timore di non farcela, che si cela dentro il cuore di tanti di voi, cari ammalati. Ci salva dall’impotenza che ci rende deboli e in balia della malattia. Ci salva dalla mancanza di fede, che ci impedisce di pregare, abbattuti dalla situazione che stiamo vivendo.

 A voi cari operatori sanitari, familiari e volontari

Una parola di incoraggiamento rivolgo anche a quanti vi accolgono negli ospedali e nelle case di cura o di riposo per gli anziani. Se si vuole rendere più umani e accoglienti questi luoghi, dobbiamo mettere al centro ogni persona chiamata per nome e quindi sostenuta mediante quella presa in carico che necessita certo di farmaci e cure terapeutiche appropriate, ma prima ancora di ascolto del suo cuore e di quelle necessità di bontà, pazienza e mitezza che lo circondano e lo fanno sentire amata e considerata nelle sue più profonde necessità interiori. Un umanesimo senza Dio, infatti, è un umanesimo disumano, perché distrugge l’anima della persona e la rende succube di un potere esterno che tutto dispone senza alcuna regola etica quale condizione essenziale per promuovere sempre la persona nella sua piena integrità fisica e spirituale.
E desidero anche rivolgermi infine a tanti vostri familiari e volontari che frequentano gli ospedali e le case di riposo dove tanti anziani non autosufficienti vivono giorno per giorno nella solitudine, pur se assistiti amorevolmente. La Sindone ci richiama tutti ad accogliere l’invito di Gesù:«Ero malato e sei venuto a trovarmi» (cfr. Mt 25,36).

Non è facile vedere nel volto del povero e del sofferente Gesù. Si finge di non vedere per non impegnarsi; si vedono persone che sono in difficoltà, ma non si ha tempo o voglia di aiutarle; si ha sempre così tanto da fare che spesso nemmeno in famiglia si “vedono” le persone, che appellano, in modo silenzioso ma concreto, al nostro amore. Quante persone “invisibili” vivono nelle nostre città e paesi; quante vivono nella solitudine o nella sofferenza, che sopportano silenziosamente e con pazienza nelle tante strutture di accoglienza dove vivono ormai la loro vita. Esistono, hanno un volto, un nome, ma è come se non ci fossero, perché le consideriamo estranee e rifiutiamo di vederle, perché, nella scala dei nostri valori di ogni giorno, non mettiamo le persone, ma le cose, il profitto e l’avere ed ogni visita e incontro con le persone, anche quelle più care, ci sembra un peso in più, una fatica che si aggiunge, invece di una risorsa a cui attingere amore e gioia.

Il mio augurio è che la prossima ostensione in questo anno, segnato ancora da una profonda crisi economica, che grava su tante persone e famiglie, apra i nostri occhi illuminati dalla fede per vedere le loro concrete necessità, e farcene carico con quella prossimità di amore che ci ricorda Gesù: «Ogni volta che avete fatto queste cose al più piccolo dei miei fratelli, le avete fatte a me» (cfr. Mt 25,40). Così l’ostensione rinnoverà la nostra fede nell’incontro con lui, il Dio vicino, il Dio con noi, che viene a
salvarci dal peccato di egoismo e di rifiuto degli altri e dona la speranza di vivere l’amore concreto e fattivo che porta la vera gioia a chi lo offre e a chi lo riceve.


Signore salvaci
Ripetiamo tutti ammalati e parenti, volontari e operatori sanitari, questa preghiera, nel profondo del cuore,
con fede e amore, perché dobbiamo essere salvati ogni giorno: «Signore salvaci»
* dai nostri peccati, che ci abbattono ed impediscono di credere in Cristo e nel Vangelo della sua croce;
* dalla nostra presunzione di gestire al meglio la nostra vita ignorando che solo con l’aiuto di Dio e del suo Amore possiamo affrontare serenamente anche le nostre prove e sofferenze trovando comunque la forza di offrirle a Lui;
* dallo scoraggiamento che ci prende il cuore e la vita quando la vediamo sfuggire a causa di una malattia o di una sofferenza anche estrema;
* dalla malattia più tremenda che è la mancanza di speranza e del senso del vivere, del soffrire e del morire in colui che ha vissuto tutte queste esperienze ed assume anche le nostre per aiutarci a lottare con forza per la vita sempre e comunque, a qualsiasi costo;
* dalla tentazione di percorrere vie di morte e non di vita, anche quando la vita sembra inutile, finita, irrimediabilmente perduta e la sofferenza del corpo  estrema e devastante. Anche allora, soprattutto allora, resti la viva coscienza dell’anima di opporsi al rifiuto di vivere, motivando tale opposizione nell’amore di Dio e nell’affidamento a lui. Perché ogni persona va sempre amata e accompagnata fino alla fine naturale della vita, non lasciata sola, alleviandone le sofferenze con tutti i mezzi leciti possibili e sostenendola con una vicinanza carica di affetto per condurla sulla via di quella meta che Dio vorrà e quando vorrà.

I malati che Gesù incontra sulla sua strada sanno che la potenza del male è superiore alle forze e alle possibilità umane. Le loro invocazioni sono espressione eloquente del desiderio di salvezza di tutto l’uomo. Se le facciamo nostre, impariamo a riconoscere la potenza di Colui che rinnova la nostra vita e ci dona la speranza della vita per sempre.

Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino
Padre e amico

Torino 11 febbraio 2015

Da  L’Amore più Grande, Messaggio dell’Arcivescovo di Torino, Monsignor Cesare Nosiglia in occasione della XXIII Giornata Mondiale del Malato 2015


Accedi al documento intero qui
Lettera dell’Arcivescovo di Torino per la XXIII Giornata Mondiale del Malato 2015

lettera-Nosiglia-Giornata-Mondiale-Malato-2015

(*) Arcivescovo di Torino
Curia Metropolitana
© Riproduzione Riservata