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L’arte di parlare nella cura: un esempio dal mondo Alzheimer

di Pietro Vigorelli *
pubblicato il 17 luglio 2017
L’arte di parlare nella cura: un esempio dal mondo Alzheimer

Convegno «Le Lingue della malattia»
4 maggio 2017 −  Residenza Richelmy, Torino

 

Intervista1 al relatore Dott. Pietro Vigorelli

 

Domanda: Medico e psicoterapeuta presso il Gruppo Anchise di Milano, a contatto con le fragilità delle persone anziane e in particolar modo dei disturbi neuroconnettivi come l’Alzheimer, malattia segnata da un deficit di memoria che si riduce gradualmente nel tempo, durante il convegno ha più volte rimarcato la necessità di una collaborazione tra specialisti diversi, intravedendo anche un’apertura alla figura dei linguisti.
E proprio nell’incontro di cura degli operatori con le persone malate di Alzheimer ha parlato di una rigorosa attenzione alla scelta delle “parole”. Ha mostrato, attraverso la recita di alcuni testi di dialogo trascritti durante le sedute psichiatriche e psicoterapiche, come esistano diverse tecniche di approccio dialogico per giungere ad esiti favorevoli, tese ad una conversazione nonostante sia limitata spesso dall’incomprensione.
Ha citato esempi di parole favorevoli e sfavorevoli, sane, malate e morte. Ci potrebbe spiegare questo approccio metodologico e il Gruppo Anchise?

Pietro Vigorelli, Presidente Gruppo Anchise di Milano, al convegno "Le lingue della malattia", 4 maggio 2017, Richelmy, Torino

Dott. Pietro Vigorelli, Presidente Gruppo  Anchise di Milano, al convegno “Le lingue della malattia”, 4 maggio 2017, Residenza Richelmy, Torino ©Bioetica News Torino

Risposta: L’ApproccioCapacitante® è una modalità di relazione interpersonale che si basa sul Riconoscimento delle Competenze elementari dell’interlocutore e che ha per fine una convivenza sufficientemente felice tra i parlanti.
Nei primi anni del Duemila ho proposto l’ApproccioCapacitante® nell’ambito del Gruppo Anchise e si è diffuso in tutta Italia a partire dai Seminari multiprofessionali e dai Corsi di formazione tenuti inizialmente presso l’AO Ospedale San Carlo Borromeo e l’ASP IMMeS e Pio Albergo Trivulzio di Milano.
Dal punto di vista metodologico l’ApproccioCapacitante® nasce dall’esperienza diretta nell’assistenza delle persone ricoverate nelle RSA e dallo studio degli scambi verbali tra anziani e operatori, audio registrati e trascritti fedelmente. L’ApproccioCapacitante® ha le sue radici nel concetto di Alleanza terapeutica, si sviluppa con il Conversazionalismo di Giampaolo Lai e s’interseca con i contributi di altri Autori: Naomi Feil e la Validation, Tom Kitwood e la terapia centrata sul cliente, Moyra Jones e la GentleCare, Amarthia Sen e il Capability approach, John Bowlby e la Teoria dell’attaccamento, gli Autori di Scuola sistemica.

Le Competenze elementari dell’ApproccioCapacitante® considerate sono cinque: la competenza a parlare, cioè la competenza a produrre e scambiare parole, indipendentemente dal loro significato; la competenza a comunicare, mediante il linguaggio verbale, paraverbale e non verbale; la competenza emotiva, cioè la competenza a provare emozioni, a condividerle e a riconoscere quelle dell’interlocutore; la competenza a contrattare sulle cose che riguardano la vita quotidiana (un’espressione di questa competenza la si osserva nella contrattazione del motivo narrativo durante gli scambi verbali); la competenza a decidere, anche in presenza di deficit cognitivi e in contesti di ridotta libertà decisionale (espressioni estreme di questa competenza sono rappresentate dai comportamenti di opposizione, di chiusura relazionale, di isolamento dal mondo).
Le idee forti che stanno alla base dell’ApproccioCapacitante® sono il riconoscimento delle Competenze elementari, il riconoscimento delle Identità Molteplici (gli anziani fragili e le persone con demenza non sono solo persone che necessitano di assistenza, hanno un io sano e un io malato), il riconoscimento dei Mondi possibili (il Mondo del prima e il Mondo del dopo), il riconoscimento del punto di vista e del sistema di valori degli anziani fragili, anche in presenza di deficit cognitivi.

L’ApproccioCapacitante® focalizza l’attenzione sugli scambi verbali tra i parlanti; gli strumenti utilizzati sono l’ascolto e la parola. L’operatore capacitante coglie le Competenze elementari dell’interlocutore nel momento in cui si manifestano, così come si manifestano; con il proprio intervento verbale restituisce all’interlocutore il Riconoscimento delle sue competenze. Gli interventi verbali dell’operatore si ispirano alle Tecniche del Conversazionalismo. Per creare un ambiente capacitante nelle Case per Anziani si propone di utilizzare l’ApproccioCapacitante® sia in setting aspecifici che in setting specifici che attraverso progetti specifici (per esempio il Progetto accoglienza). In tal modo l’Approccio capacitante può essere adottato da tutti gli operatori, in tutti i contesti, 24 ore su 24.

L’ApproccioCapacitante® nella cura delle persone anziane è applicabile sia nelle Case per Anziani che nei Centri Diurni che al domicilio, sia in presenza che in assenza di deficit cognitivi (varie forme di demenza, malattia di Alzheimer). Quando si crea un ambiente capacitante la persona anziana può svolgere le attività di cui è capace, senza sentirsi in errore, nel contesto in cui si trova (per approfondire si veda la bibliografia su www.gruppoanchise.it).

 


Note

1 A cura di Gabriella Oldano, giornalista, redazione «Bioetica News Torino». Rivista del Centro Cattolico di Bioetica – Arcidiocesi di Torino

 

(*) Presidente Gruppo Anchise di Milano
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