L’immunoterapia orale per l’arachide non è sicura, secondo un recente studio internazionale

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 14 maggio 2019

L’immunoterapia orale, il trattamento sperimentale usato per l’allergia alle arachidi, accresce il rischio anafilattico e reazioni avverse serie. È il risultato di uno studio di revisione internazionale  effettuato con un’indagine clinica sul trattamento per l’arachide su bambini dai 5 ai 12 anni, pubblicato sulla rivista scientifica «The Lancet» il 25 aprile 2019,  Oral immunotherapy for peanut allergy (PACE): a systematic review and meta-analysis of efficacy and safety, condotto da cinque centri internazionali, tra i quali l’Ospedale Pediatrico del «Bambino Gesù» di Roma.

Il dottor Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia al «Bambino Gesù» di Roma e tra gli Autori della ricerca – in una nota  del 7 maggio 2019 riferendosi all’esito dello studio – afferma  «La metanalisi ha riguardato nello specifico l’arachide, ma la conclusione è verosimilmente applicabile a tutti gli altri allergeni alimentari. La maggiore incidenza di reazioni gravi, come l’anafilassi, dipende da diversi fattori. Innanzitutto gli allergeni alimentari innescano risposte infiammatorie più violente rispetto a quelli respiratori. Ci sono poi molte variabili, come ad esempio un raffreddore, uno stato d’ansia, una intensa attività fisica, che influenzano il modo in cui il corpo interagisce con la terapia. In questi casi i livelli di protezione raggiunti con la desensibilizzazione possono abbassarsi e la somministrazione di dosi di allergene prima ben tollerate può scatenare una reazione avversa». La ricerca mette in evidenza la necessità di effettuare ulteriori studi sulla sicurezza del trattamento dell’immunoterapia orale.

L’immunoterapia orale, o chiamata anche desensibilizzazione, consiste nel somministrare l’alimento scatenante l’allergia con dosi crescenti dell’allergene  nel tempo e controllate fino ad arrivare a dosi di mantenimento, per innalzare la soglia di tolleranza, ridurre il rischio di reazioni gravi in caso di contatto involontario e migliorare anche la qualità di vita.

1041 pazienti bambini di età media 7-8 anni sono stati coinvolti in 12 indagini cliniche, coordinate dal Dipartimento di Medicina  McMaster University, Hamilton in Canada:  è emerso che nei bambini −  suddivisi in gruppi tra i  trattati e  quelli dell’evitamento dell’allergene senza trattamenti o a cui è stato somministrato un placebo −  sottoposti a desensibilizzazione si sono verificati 222 episodi di anafilassi mentre quelli non trattati 71 episodi. Inoltre è stata necessaria un maggior numero di volte (82) tra i bambini trattati l’iniezione di adrenalina rispetto all’altro gruppo (71 volte).  Si sono avute altre reazioni allergiche come vomito, orticaria, problemi respiratori, maggiori nel gruppo di bambini trattati, 119 casi  contro i 62.

Dinanzi agli esiti della attuale ricerca la prudenza nell’evitare il contatto con il “cibo” a cui si è allergici sembra essere ancora la via più sicura.  Tuttavia la ricerca si muove anche in altre direzioni  informa il dr Fiocchi: dall’ immunoterapia orale con allergeni modificati ai cerotti applicati sulla pelle all’uso di farmaci biologici. E riguardo a quest’ultimo tipo di trattamento «un recente studio del Bambino Gesù ha documentato che i bambini trattati con anticorpi anti-IgE per l’asma grave migliorano in modo sensibile anche la loro tolleranza agli alimenti allergizzanti».

(Aggiornamento 14 maggio 2019)
(*) redazione Bioetica News Torino
© Riproduzione Riservata