Linguistica computazionale, un aiuto possibile nella diagnosi precoce della demenza

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 18 novembre 2018

L’analisi linguistica del linguaggio parlato potrebbe essere d’aiuto alla ricerca scientifica nel settore delle demenze nell’individuare quei primi segnali di peggioramento cognitivo anzitempo, prima dell’insorgere della malattia nella fase iniziale.

Un recente studio interdisciplinare condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna e dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e pubblicato di recente in «Aging Neuroscience» dal titolo Speech Analysis by Natural Language Processing Techniques: A Possibile Tool for Very Early Detection of Cognitive Decline?  ha dimostrato, attraverso un esperimento clinico su 96 partecipanti (gruppo di controllo di 48 persone (CG), ovvero senza disturbi cognitivi – e di 48 affetti da disturbi cognitivi di differenti entità),  l’impiego di tecniche di elaborazione computazionale del linguaggio naturale (NLP) nella  trascrizione e analisi di aspetti linguistici del parlato essere un possibile e promettente approccio nell’identificare le fasi pre-cliniche di demenza.

La prof.ssa Laura Calzà, docente ordinaria del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di  Bologna, tra gli autori e alla guida di tale studio, spiega  – in una nota della medesima Università  – che il loro lavoro  mostra come «nel linguaggio parlato dei pazienti con deterioramento cognitivo lieve ⌈siano⌉ presenti specifiche alterazioni che, pur non essendo riconosciute dai test neuropsicologici di uso clinico, possono essere catturate da strumenti di analisi dei tratti linguistici».

Nell’analizzare aspetti lessicali, semantici, sintattici ed acustici sono state richiesti ai partecipanti tre tipi di descrizioni nel linguaggio parlato:  un’immagine visiva, che è la più diffusa, una giornata lavorativa e il ricordo del sogno più recente che richiedono uno sforzo maggiore di memoria e nella struttura narrativa. Si possono rilevare significative informazioni non solo dall’impoverimento semantico – lessicale ma anche dall’aspetto acustico di  elementi prosodici, paralinguistici e non verbali.

La linguistica computazionale  potrebbe contribuire, con tale metodo,  alla possibilità di effettuare diagnosi precoci della demenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(*) redazione Bioetica News Torino
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