L’Italia senza donatrici per l’eterologa

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 12 novembre 2014

L’Italia è senza donatrici per la fecondazione eterologa. E va in cerca di ovuli all’estero. Guido Pennings, docente di etica alla Ghent University del Belgio, non ci ha mai girato intorno: «L’altruismo è il fattore più importante nella donazione di ovociti, ma il compenso finanziario è una ragione convincente». Bene. Noi siamo in alto mare su entrambi i fronti. Senza campagne di sensibilizzazione, le donne non sono messe nella condizione di donare le proprie cellule riproduttive. L’idea di proporre un compenso, poi, anche a titolo di rimborso spese, è ben lontana dalla mentalità corrente.

Il risultato: a sette mesi dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha reso possibile tentare di avere un bambino con gli ovuli di un’altra donna, l’Italia fa i conti con l’assenza di ovociti e di donatrici a titolo volontario e gratuito. L’ospedale Careggi di Firenze, il più organizzato a livello nazionale per la fecondazione eterologa, ha deciso di rivolgersi all’estero. Il 29 ottobre è uscito sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea un avviso di gara: «L’azienda ospedaliera universitaria Careggi intende conoscere quali istituti, in possesso dei necessari requisiti, sono interessati a collaborare, all’occorrenza, per l’approvvigionamento di gameti».

Il termine per le candidature è il 16 novembre. I centri fornitori dovranno garantire la tracciabilità dei campioni biologici e la consegna di gameti femminili al massimo entro 72 ore dalla richiesta, mentre il Careggi si impegna ad avvisare dell’imminente arrivo l’Ufficio di sanità marittima e di frontiera.

Una decisione tutt’altro che isolata. Quella di rivolgersi ai centri di riproduzione esteri è una soluzione che va per la maggiore, anche tra i privati (come il Demetra, tra i più importanti della Toscana, pronto alla firma di un contratto a giorni).

Negli ultimi incontri tra esperti, a Firenze e a Roma, stanno affiorando altre strade percorribili. Una è il social egg freezing a titolo solidale. È l’intervento che permette di congelare gli ovociti in giovane età, per poter posticipare la maternità. Adesso l’idea — sostenuta dalla ginecologa Elisabetta Coccia, alla guida del Cecos (il Centro studi per la conservazione di ovociti e sperma umani) — è di regalare la crioconservazione dei propri ovuli alle giovani disponibili a donarne la metà. Tra gli ospedali pronti a proporla, il San Raffaele di Milano. Un’altra ipotesi è il gametes crossing, ossia l’incrocio di donazioni anonime. Lo promuove l’Associazione per la donazione altruistica e gratuita di gameti. «Una parente o un’amica che desidera aiutare la coppia infertile dona i propri ovociti a un centro di fecondazione — spiega la psicologa giuridica della Sapienza Laura Volpini —. Il centro a sua volta darà gratuitamente altri ovociti, donati in modo anonimo, alla coppia bisognosa». Terza proposta, l’egg sharing, dove la paziente che si sottopone a trattamenti per se stessa (fecondazione omologa) dona i propri ovuli in sovrannumero a un’altra. Dalla Casa dei diritti di Milano, la ginecologa Alessandra Vucetich sintetizza: «Sono tutte soluzioni messe in campo per aggirare il vero problema. Non abbiamo una cultura della donazione». La costituzionalista Marilisa d’Amico: «Così la sentenza della Consulta rischia di restare inapplicata».

Vittoria Ravizza

fonte: Corriere della Sera

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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