L’Oms e le cure integrate: cinque direttrici per rendere omogenee le prestazioni in tutto il mondo

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 1 aprile 2015
L’Oms e le cure integrate: cinque direttrici per rendere omogenee le prestazioni in tutto il mondo

Durante la 15a Conferenza internazionale sulle Cure Integrate che si è svolta a Edimburgo la settimana scorsa, Edward Kelley, Direttore del Dipartimento “Service Delivery and Safety” dell’OMS ha lanciato ufficialmente la strategia dell’OMS sulla centralità della persona e sui servizi sanitari integrati, che propone la visione di un futuro in cui tutte le persone avranno accesso a servizi sanitari sicuri, efficaci, tempestivi, efficienti e di qualità, che rispondano alle loro preferenze e alle loro esigenze.

Ai partecipanti alla Conferenza è stato distribuito il Rapporto “WHO global strategy on people-centred and integrated health services” (WHO/HIS/SDS/2015.6), disponibile on-line dal mese di aprile. Nel rapporto l’OMS individua cinque linee strategiche interconnesse e sarà oggetto di una consultazione pubblica in modo da recepire ulteriori contributi prima della discussione alla 138a riunione del Comitato esecutivo per l’Assemblea Mondiale della Sanità.

L’assunto è che la realizzazione di servizi sanitari integrati e centrati sulla persona può generare benefici significativi in tutti i Paesi, sia a basso, medio o alto reddito, inclusi gli Stati tormentati da conflitti e i grandi Stati federali. Certamente non esiste un “modello unico” da seguire: ogni contesto nazionale svilupperà la propria strategia, seguendo le raccomandazioni dell’OMS come principi per la progettazione del cambiamento. L’esatto mix di strategie e di interventi da utilizzare dovrà essere progettato e sviluppato tenendo conto del contesto, dei valori e delle preferenze locali.

La prima linea strategica (“Empowering and engaging people”) mira a dare potere e coinvolgere l’individuo, fornendogli opportunità, competenze e risorse. Occorre sbloccare le risorse dei singoli e delle comunità: da una parte rendendo capaci le persone di prendere decisioni efficaci sulla propria salute e di diventare co-produttori dei servizi sanitari, dall’altra portando le comunità ad impegnarsi attivamente nella co-produzione di ambienti sani, fornendo servizi di assistenza in partnership con il settore sanitario e contribuendo alla politica pubblica per la salute.

La seconda linea strategica (“Strenghtening governance and accountability”) prevede il rafforzamento della governance e della responsabilizzazione collettiva degli operatori e dei manager del sistema sanitario, promuovendo la trasparenza nel processo decisionale e la creazione di sistemi robusti che allineino governance, responsabilità e incentivi.

La terza linea strategica (“Reorientering the model of care”) porta al riorientamento del modello di cura in modo che i servizi sanitari efficienti ed efficaci vengano acquistati o forniti attraverso modelli di assistenza che diano priorità ai servizi di cure primarie e di comunità ed alla co-produzione della salute. Questo implica che i passaggi tra ospedale e territorio siano integrati ed efficaci, la promozione della salute e la prevenzione delle malattie. Si creeranno opportunità di azione intersettoriale a livello di comunità per affrontare i determinanti sociali della salute e fare il miglior uso delle risorse.

La quarta linea strategica (“Coordinating services”) è sul coordinamento dei servizi intorno alle esigenze delle persone, a tutti i livelli di assistenza, nonché la promozione di attività per integrare diversi operatori sanitari e creare reti efficaci tra salute e altri settori. Si cerca di superare la frammentazione nell’erogazione delle cure che può minare la capacità di fornire un’assistenza sicura, accessibile, di alta qualità e di costo appropriato.

La quinta linea strategica (“Creating an enabling environment”) riguarda la creazione di un ambiente favorevole che riunisca i diversi soggetti interessati ad intraprendere il cambiamento. Questo comporta modifiche al quadro legislativo, agli aspetti finanziari e agli incentivi, e il riorientamento della forza lavoro e delle politiche pubbliche.

La riforma del servizio sanitario può essere difficile a molti livelli. Affrontare queste sfide richiede un forte impegno politico, una leadership efficace, la gestione del cambiamento e la mobilitazione e il coinvolgimento degli operatori sanitari e della comunità. In ogni Paese sarà necessaria la massima collaborazione tra tutte le parti interessate, con il supporto dell’OMS e altri partner nazionali e internazionali, compresi i gruppi di cittadini, gli erogatori privati e i ricercatori.

Per giustificare e sostenere l’implementazione della strategia, ogni Paese dovrà attivare un monitoraggio continuo di indicatori per valutare i progressi verso obiettivi specifici e misurabili. Ciò comporterà il potenziamento dei sistemi informativi, adottando un approccio di apprendimento attivo e promuovendo ricerche sull’attuazione delle strategie di riforma.

fonte. Quotidiano Sanità

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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