Ma il vero problema è il «mare di plastica»

Libro. I risultati di una missione scientifica internazionale

di Luca Rolandi *
pubblicato il 15 gennaio 2018

Se si vuole parlare seriamente di plastica, di inquinamento nel mondo, dalla terra al mare, è necessario andare oltre le polemiche effimere  e inutili della scorsa settimana, legate al costo dei sacchetti del supermercato e sfociate in rissa politica, andando a scoprire chi sta studiando con serietà il problema. Uno strumento molto utile per capire cosa significa la presenza della plastica nell’atmosfera terracquea è il saggio del torinese Franco Borgogno, «Un mare di plastica. Gli sconvolgenti risultati di una missione scientifica attraverso il passaggio a Nord-Ovest», scritto da un giornalista, competente e informato.

L’acqua e i mari sono gli elementi fondamentali della vita. Se non partiamo da un’educazione ambientale diversa l’umanità è seriamente a rischio, la sua salute complessiva è minacciata dagli equilibri instabili che hanno generato sconvolgenti cambiamenti negli ultimi cento anni. Nell’agosto 2016 Borgogno ha partecipato per l’European Research Institute alla spedizione organizzata dal 5  Gyres Institute, ong californiana specializzata nella ricerca e divulgazione sul tema plastic pollution. La missione ha raccolto dati sulla presenza di plastiche e microplastiche anche in quel tratto estremo del Mare artico, luogo preziosissimo per la fauna marina. «Il mio intento», afferma Borgogno, «è stato di rendere evidente che il problema dell’inquinamento da plastica ha mille sfaccettature, che non si possono affrontare le singole parti, ma va compresa la dimensione globale».

Il saggio del torinese Franco Bergogno sull’inquinamento della plastica in mare

Attraverso il racconto di quel viaggio, dell’esperienza di ricerca, delle persone, dei luoghi, dei risultati e dei dati, l’autore ci aiuta a prendere coscienza con semplicità e concretezza (anche grazie a schede, grafici e fotografie) del più grave e diffuso inquinamento moderno. E ci guida ai comportamenti da evitare, nella vita di ogni giorno, per non compromettere il mare e il futuro del nostro pianeta.

«Il mio obiettivo è trasmettere passione e bellezza, partendo da quello che mi ha affascinato fin da bambino, insieme a elementi scientifici certi e affidabili, senza allarmismi e senza eccessivi tecnicismi», racconta Borgogno. «Volevo essere rigoroso ma anche godibile, appassionato e appassionante per avvicinare tutti a questa tematica e all’ambiente, alle ragioni per cui è così importante per tutti noi. La natura è meravigliosa, per mille aspetti a cui neppure facciamo caso: volevo accompagnare chiunque a scoprirne alcuni con me, a scoprire un luogo straordinario ma anche le ragioni semplici, le emozioni che ci possono cogliere in una passeggiata in un prato, su una spiaggia o in un bosco. E le ragioni per cui dobbiamo occuparci di tenere la natura, il mare e l’acqua in particolare, in piena salute».

Il racconto e la ricerca di Borgogno sono efficaci perché uniscono, in modo chiaro e semplice, i complessi dati scientifici. E comunicano la sua preoccupazione a un pubblico più ampio possibile proponendo azioni e comportamenti nuovi ed etici rispetto al rapporto con il mondo e la salvaguardia del suo patrimonio naturale, dal mare alla terra. Infatti la plastica prodotta in settant’anni è sul nostro pianeta, da qualche parte, perché i tempi di decadenza delle materie plastiche nate dal petrolio sono lunghissimi. Qualunque oggetto di plastica, una volta finito nell’ambiente, si spezzetta e sbriciola, ma non perde le proprie caratteristiche: resta plastica. Finisce in uno scarico domestico o industriale, in un tombino, su un prato e poi trasportato da un ruscello, da un fiume, dal vento quindi arriva inevitabilmente al mare, magari dopo qualche anno. In mare viene poi mangiato da pesci o mammiferi marini, quindi entra nel ciclo biologico. E in qualche modo, prima o poi, torna a noi.

In tutto questo viaggio, la plastica assorbe altre sostanze tossiche disciolte e le rilascia negli organismi che la mangiano. Quasi 5.500 miliardi di pezzi di plastica sono sparsi nei mari di tutto il mondo, circa trecentomila tonnellate, cinquanta grammi per ogni essere umano presente sulla Terra. Si tratta di numeri in continua ed esponenziale crescita e si stima che nel 2050 il peso delle plastiche in mare supererà quello dei pesci. Nonostante la portata globale di questo problema le informazioni sull’inquinamento degli oceani scarseggiano.

Se nel mondo anglosassone esistono già cospicue bibliografie e filmografie su questi temi, in Italia invece non esistono pubblicazioni dirette a un pubblico non accademico. C’è dunque qualcosa di più serio e grave da affrontare sul tema plastica, andando oltre i 2-3 centesimi da pagare per i sacchetti biodegradabili.

Ma il vero problema è il «mare di plastica» di Luca Rolandi, «La Voce e il Tempo», 14 gennaio 2018, p. 13.

 

(*) «La Voce e il Tempo» di Torino
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