La questione antropologica dal cantastorie ai mass media

di Mariella Lombardi Ricci *
pubblicato il 3 ottobre 2012
La questione antropologica dal cantastorie ai mass media

L’importante ruolo del giornalismo in ambito bioetico

Da circa quarant’anni l’uomo occidentale ha acquisito la capacità pratica (la tecnica) di mettere mano (manipolare) agli elementi di base degli organismi viventi (DNA), operando come gli ingegneri hanno sempre fatto con il materiale inerte per le loro costruzioni.

La possibilità dell’ingegneria genetica – così è stata definita inizialmente – fu annunciata al mondo dai biologi nel 1973. Il primo essere umano concepito in provetta, effetto di tale conoscenza genetica, nasce nel 1978.

Negli anni ’60 del Novecento sono iniziate le manovre d’avanguardia medica: pace maker, terapie intensive capaci di tenere in vita soggetti che non sarebbero in grado di vivere in modo autonomo, trapianti di organo, dialisi.

Da allora, scienze e tecnica s’intrecciano sempre più strettamente (di qui il neologismo “tecnoscienze”) fino a che, negli anni Novanta, gli scienziati si accorgono con stupore che le loro previsioni circa la conclusione delle proprie ricerche, sono raggiunte in anticipo.

Il convergere spontaneo delle nuove conoscenze – nanotecnologie, biotecnologie, informatica, scienze cognitive (NBIC) – accelera il cammino della tecnoscienza, sorprendendo gli stessi autori. È l’avvio della NBIC revolution e della nanomedicina: nanorobot che corrono nel corpo umano per ragioni diagnostiche e terapeutiche, terapia ricostruttiva con cellule staminali.

La percezione del mondo nonché l’immagine che l’uomo ha di sé comincia a modificarsi in ambito scientifico e clinico ma anche nella vita di ogni giorno.

I quotidiani lanciano titoli-choc ma che colgono bene l’emergente novità: Ecco il primo bebè Ogm “scelto”(1) contro il cancro, Soldati OGM(2) negli studi del DARPA (l’agenzia di difesa americana), arti bionici per la prima donna bionica con Ecco Claudia, la donna bionica(3), La super-retina per occhi bionici(4). Se questa è ormai realtà, l’obiettivo di recenti ricerche è di trasferire la memoria dell’uomo in un computer per raggiungere l’immortalità della vita umana.

Interviste a scienziati di fama internazionale rendono pubblica la convinzione che grazie alla migliorata conoscenza genetica e alle nuove tecnologie diventi possibile frenare e addirittura invertire il processo di senescenza. È naturale che negli articoli dei quotidiani, inserti scientifici compresi(5), cominci a serpeggiare l’allettante novità: l’immortalità terrena(6) a portata di mano, la salute perfetta quasi realtà. Così la possibilità di selezionare l’embrione di migliore qualità genetica come la scelta di non far nascere un bambino affetto da handicap cominciano ad essere invocati come diritti soggettivi, nuovi ed eticamente doverosi(7). Su tale questione emergente si sta interrogando la Corte di Giustizia Europea.

Sono queste alcune tra le notizie di pertinenza – oltre che di singole discipline specifiche, quali medicina diritto sociologia psicologia filosofia economia teologia – della bioetica.

Il cittadino non addetto ai lavori entra nel mondo della bioetica quasi esclusivamente grazie a corsi di formazione specifica o all’informazione pubblica, quotidiani, settimanali, inserti scientifici nonché grazie alla televisione e al WEB.

Infatti, fino ad oggi anche medici e scienziati, come pure i giornalisti, mancavano di una conoscenza organica di questa nuova scienza, in quanto in Italia solo da pochi anni la bioetica ha cominciato a essere inserita in alcuni curricula universitari.

Questa considerazione mette in evidenza come, accanto alla tradizionale responsabilità professionale, una sua nuova dimensione interpelli ormai il giornalista.

Chi fa questa professione è stato sempre investito della responsabilità di dare una corretta informazione, rispettosa di vari principi etici come della privacy, come stabilisce il Codice Deontologico. Ora, però, è difficile non riconoscere la necessità di ripensare ex novo il ruolo sociale e pedagogico del giornalista. Come non succede che un giornalista commenti il calcio senza conoscere le regole del gioco, né che parli di spread senza sapere di economia e di politica, così dovrebbe essere richiesta competenza bioetica a fianco di quella di pertinenza di ciascun pubblicista.

E ciò anche per un’altra ragione più radicale. Credo si possa affermare che si sta ritornando alla situazione di origine, all’inizio della storia umana quando il bisogno di condividere la conoscenza e di riconoscersi come popolo che nasce dalle stesse vicende fondamentali ha dato vita ai miti delle origini e con essi alla figura del narratore – Omero ne è un esempio – dell’araldo, del cantastorie, dell’amanuense e nella cultura attuale di alcuni popoli dell’Africa occidentale del griot.

La piazza del nuovo narratore, agorà di oggi, sono i quotidiani e la stampa scritta con la sua recente trasformazione “internettiana”, la televisione. È questo il luogo in cui ogni cittadino familiarizza con le prerogative della nuova era, quella che filosofi e sociologi riconoscono come l’era postumana, l’era dell’uomo potenziato(8).

Le parole, le immagini, la narrazione che il giornalista propone, è ciò che comincia a sedimentarsi nell’inconscio di ogni lettore, bioeticisti compresi. Infatti, la narrazione, per la sua forza di essere una storia con tutto ciò che questo comporta e al tempo stesso di essere costituita da, e suscitare, immagini emozioni suggestioni, è molto più forte di qualsiasi ragionamento razionale.

L’impatto emotivo supera l’apporto razionale, se così non fosse di fronte alla morte della nonna di cent’anni ci limiteremmo a riconoscere, pur nel dolore, la grande fortuna di aver raggiunto una tale età. Invece non è così. Piangiamo, perché con lei muore una parte di noi, delle emozioni vissute insieme, ragione ed emozione nell’uomo convivono faticosamente e alla fine è l’emozione a prevalere. L’immaginazione, capacità creativa dell’uomo, ha una forza morale, come afferma Laura Boella, e su di essa agisce la notizia che dà il giornalista, nel suo strutturare i fatti in narrazione.

Il ruolo del giornalista diventa quanto mai fondamentale per la prosecuzione o meno della nostra cultura fondata sul principio di umanità, vale a dire sul riconoscimento universale della uguale dignità di ogni singolo essere umano. Questo abbiamo affermato nella Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo, apice della storia occidentale.

Il vero nodo in gioco è dunque la questione antropologica.
Il cantastorie era colui che andava in giro a narrare chi è l’uomo, storia dopo storia, evento dopo evento; il giornalista è quello che, nel momento dell’emergere di un uomo postumano(9), ci dice chi sia l’uomo oggi, nel Terzo Millennio. E lo fa raccontando a sua volta la sua storia, fatta di emozione (i titoli rispondono a questo bisogno), di razionalità, di inchieste, di ascolto.

E il modo di tessere la storia dell’uomo nell’era della rivoluzione tecnoscientifica caratterizzata dalla “accelerazione accelerante” sarà la base su cui ciascuno di noi leggerà il nuovo mondo e riterrà giusto e bene selezionare embrioni e figli o continuare ad accettare i limiti strutturali della natura umana, cosa che lo impegnerà a rispondere con soluzioni di tipo sociale, concreto, solidale, umano e non soltanto in modo quantistico, matematico intreccio di cifre indifferente alla vita vivente(10).

E la percezione e la scelta di fronte a questo bivio è in gran parte legata al racconto giornalistico circa l’evoluzione tecnoscientifica di oggi, al relativo dibattito bioetico.

Il racconto giornalistico altro non è, mi pare, che un modo particolare di fare bioetica. Magari, e questo invece sarebbe grave, senza rendersene pienamente conto. Non dimentichiamo che ciò che rende nuova la bioetica non sono tanto le questioni che pone – il nascere e il morire sono sempre state al centro dell’interrogarsi umano, sono all’origine stessa della filosofia – quanto il modo nel quale tali interrogativi sono riformulati e la novità insita nelle risposte, che spesso più spesso appaiono in antitesi con il pensiero che ha dato vita alla cultura dei diritti dell’uomo.

È qui, nella narrazione che egli fa del presente, finestra sul futuro, che si gioca la nuova responsabilità del giornalista.


Sitografia

(1) http://www.ilgiornale.it/news/ecco-primo-beb-ogm-scelto-geneticamente.html, www.ilgiornale.it, 18 marzo 2011

(2) http://www.nomads.it/continua.php?cod=758&pagina=7, www.nomads.it, 9 luglio 2005

(3) http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scienzaetecnologia/donna-bionica/1.html, www.repubblica.it

(4) http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=775, www.lastampa.it, 27 luglio 2006

(5) http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/464342/, www.lastampa.it, 01 agosto 2012

(6) http://www.donodellavita.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=305:lo-smarrimento-delluomo-tecnologico-umano-postumano-o-consapevolmente-umano&catid=16:bioetica&Itemid=36, www.donodellavita.it, 11 ottobre 2011

(7) http://www.fondationlejeune.org/index.php?option=com_content&task=view&id=374, http://www.fondationlejeune.org

(8) http://press.princeton.edu/titles/8480.html

(9) http://www.donodellavita.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=305, www.donodellavita.it, 11 ottobre 2012

(10) http://bibliobs.nouvelobs.com/les-ecrivains-de-l-obs/20110419.OBS1564/jean-claude-guillebaud-contre-les-nouveaux-pudibonds.html, 19 aprile 2011 e aggiornato il 10 gennaio 2012, tratto da «Le Nouvel Observateur», 21 aprile 2011

(*) Prof.ssa Mariella Lombardi Ricci
Professore a contratto Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Torino
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