«Medicina narrativa e letteratura». Introduzione

di Laura Bellizia *
pubblicato il 15 settembre 2013
«Medicina narrativa e letteratura». Introduzione

Medicina narrativa e letteratura
Pazienti che narrano, medici che scrivono

 

L’Articolo 2 dello Statuto dell’Associazione Medici Cattolici Italiani cita:

L’A.M.C.I. trova in Gesù Cristo “medico del corpo e dello spirito” il fondamento della propria spiritualità; coltiva una devozione particolare a Maria Santissima Salute degli infermi; ha come patrono San Luca Evangelista e Medico, nella cui festa inaugura l’anno sociale

L’iniziativa dell’Associazione Medici Cattolici Italiani, che ha portato alla realizzazione di incontri accreditati come i «Lunedì dell’Amci», sono una dimostrazione di come sia radicata la convinzione verso una completa formazione sanitaria, dove, accanto alla nozione squisitamente scientifica, sia doverosa un’acquisizione più spirituale, nel tentativo di ampliare l’orizzonte verso una visione olistica.

Il ciclo di incontri dell’Amci: «Medicina narrativa e letteratura»

Gli incontri iniziati quest’anno ad aprile e conclusi nel mese di giugno riguardavano la «Medicina narrativa». Ciascun  relatore intercalava la propria esposizione con letture scelte a propria discrezione ed  interpretate da una professionista di prosa. Questo singolare svolgere, soprattutto in campo scientifico, ha aperto una visione alla “Narrazione”; l’uomo che si racconta.

Ma il malessere di fronte al medico forse non si racconta?

È proprio così, ciascuno di noi passa gran parte della vita a raccontarsi; si  ha l’esigenza di raccontare un dispiacere per essere consolati e di raccontare una  gioia per  condividerla. Tutto questo narrare  costituisce l’intreccio dell’esistenza umana che forma le relazioni affettive e sociali.

Ma il luogo del racconto, per eccellenza, rimane quello tra medico e paziente.

La malattia quando irrompe nel quotidiano coglie impreparati; decade una visione fideistica ed illusoria della scienza che alla prova dei fatti si rivela fallace. Ogni persona nel momento in cui inizia a vivere il tempo della sofferenza legata alla malattia, entra in una particolare situazione di fragilità e debolezza; il suo orizzonte di senso, la sua progettualità improvvisamente vacillano.
È fondamentale a questo punto l’alleanza medico-paziente, fatta di ascolto da parte del medico e di racconto da parte del malato. La capacità di ascolto, intesa come predisposizione a cogliere il ritmo esistenziale del paziente e la capacità di dialogo che sembra essere il grande assente nell’attuale panorama del rapporto di cura, saranno la misura di quanto evolverà questa dimensione della Medicina.

Eventi come quelli dell’Amci sembrano far ben sperare al passaggio da un modello puramente biologico ad un modello  bio-psico-sociale e spirituale del malato, in un discorso rivolto soprattutto alle nuove generazioni di professionisti in campo sanitario.

I temi delle tre lezioni

L’alternarsi delle tre esposizioni negli incontri suddetti hanno sviluppato temi riguardanti il campo pediatrico, dove la malattia per il bambino subentra violentemente sull’integrità fisica, dimensione fino a quel momento non percepita come tale, descrivendo come la narrazione può diventare non solo momento ludico ma costituire un ponte di conoscenza e relazione con il mondo adulto; il campo delle cure palliative, dove il momento della narrazione è quello del malato e la relazione medico-paziente rappresenta il presupposto fondamentale del processo di cura.

La relazione medico-paziente è una relazione tra due relazioni; questo rapporto è la concretizzazione, il farsi presente, il mettersi al servizio, che chiamiamo con il termine semplice “curare”, dove il medico incarna la sapienza umana nella scienza medica ed il paziente incarna la sofferenza umana nella forma della patologia.

L’esposizione nel mese di giugno ha chiuso questa triade  di conferenze con la narrazione tra Medicina e Bibbia. La Bibbia che si presenta come storia dell’alleanza tra Dio e l’uomo, ricalca l’incontro tra medico-paziente nel luogo della sofferenza e dell’alleanza terapeutica. L’alleanza ha un sapore antico, biblico, ma può ridiventare un modo di agire e di operare. Il logos che si fa carne implica inevitabilmente sofferenza ma anche compassione, solidarietà, fiducia reciproca.

Il prossimo ciclo di incontri dei Lunedì dell’Amci: 14 ottobre

Il prossimo 14 ottobre inizierà un nuovo ciclo di incontri «Lunedì dell’Amci» a cadenza mensile  che  si concluderà il 9 dicembre 2013 (www.amcitorino.it).  Le esposizioni avranno come tema principale la ricerca dialogica tra il tecnicismo scientifico volto ad aumentare le probabilità di un doveroso successo in campo diagnostico-terapeutico e l’umanizzazione della medicina stessa.

Nella visione prescientifica della malattia e della normalità, la malattia si riduceva al sentirsi malato, ovvero alla dichiarazione del paziente di non sentirsi in uno stato di salute, quindi una condizione eminentemente soggettiva in cui la dottrina del medico consisteva principalmente nell’interpretare una possibile causa di malattia.

Con l’avvento delle grandi scoperte scientifico-diagnostiche la concezione di malattia è cambiata radicalmente, al punto che la sensazione soggettiva del paziente diventa una componente del quadro non più necessariamente prevalente, anzi il medico può svelare al paziente che egli è malato anche quando questi pensa di non esserlo affatto, ovvero non si sente malato.

Se si riduce la malattia all’essere malato del medico scienziato, si annulla la considerazione del sentirsi malato che ci viene proposta dal paziente, trascurando così la sofferenza personale e disumanizzando la medicina. Il concetto di umanizzazione della medicina potrebbe a prima vista sembrare un controsenso, un paradosso.

Come può una disciplina così radicata nell’uomo aver bisogno di umanizzazione? Pur non rinnegando le conoscenze attuali si deve recuperare non solo la dimensione interiore più profonda della persona malata, ma anche i ruoli e le funzioni delle istituzioni sanitarie nel sistema culturale e sociale.

Desidererei concludere ricordando le parole dell’articolo 4 dello Statuto dell’Associazione Medici Cattolici Italiani:

 Scopi dell’Associazione sono:

a) contribuire alla formazione permanente dei medici in ambito spirituale, etico e morale in particolare su temi scientifici e professionali

b) promuovere gli studi di etica in medicina nell’ascolto ecclesiale della parola di Dio e nell’adesione al Magistero della Chiesa

c) animare e promuovere lo spirito di autentico servizio umano e cristiano dei medici nel rapporto con l’ammalato e i suoi familiari

d) agire per un sempre più dignitoso esercizio della professione medica e per la tutela dei diritti del medico e dei pazienti

e) educare i Soci alla retta corresponsabilità ecclesiale, sviluppando il collegamento e la collaborazione con le altre istituzioni e associazioni cattoliche o di ispirazione cristiana e favorendo iniziative per l’inserimento nei gruppi di volontariato e la loro valorizzazione

f) favorire l’evangelizzazione del mondo sanitario per la realizzazione, unitamente agli ammalati e agli altri operatori sanitari, di un’autentica comunità che testimoni i valori cristiani della vita

g) collaborare con le attività delle istituzioni che operano per la promozione della salute e per la salvaguardia dell’ambiente

h) favorire lo sviluppo sanitario delle popolazioni più bisognose realizzando interventi di carattere sanitario anche in collaborazione con altri organismi che operano, in armonia con le finalità istituzionali dell’A.M.C.I., in campo internazionale

i) proseguire nello spirito ecumenico il dialogo con operatori e istituzioni di altre confessioni religiose anche per la realizzazione di valori e obiettivi comuni nel campo dell’assistenza e della cura degli infermi

Brochure con il Programma

(*) Laura Bellizia
Medico chirurgo Patologo clinico
Laboratorio analisi Ospedale «Koelliker»
Segreteria A.M.C.I. sezione di Torino
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