Monitoraggio del colera nei paesi endemici. Rapporto OMS

di redazione Bioetica News Torino
redazione Bioetica News Torino
20 dicembre 2019

Gli sforzi impiegati nella prevenzione e vaccinazione contro la diffusione del colera nei paesi più endemici danno risultati incoraggianti. Rispetto al 2017,  dai dati dell’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms) nel 2018 in generale sono diminuiti i casi del 60%.

È un’infezione diarroica acuta causata dal batterio Vibrio cholerae,  contratta dall’ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale di individui (malati o portatori sani o convalescenti).

Sono 34 i paesi che hanno segnalato nel 2018 all’Oms 499.447 casi  e 2990 morti per colera. Tuttavia per un’imprecisione dei  dati trasmessi dallo Yemen, se non si conteggiano,  il numero totale  dei casi risulta essere  128.121 e  2.485 morti, secondo il rapporto Weekly epidemiological – WHO del 29 novembre 2019, e quindi una diminuzione del 34% per il numero dei casi e del 27% riguardo alle morti.  Per il direttore generale Oms Tedros AdHanom Ghebreyesus, pur mostrando soddisfazione per quanto si è riusciti a raggiungere afferma che  «continueremo a sottolineare tuttavia che la soluzione a lungo termine per porre fine al colera sta nell’aumentare l’accesso all’acqua potabile pulita e nel fornire adeguate condizioni igienico-sanitarie».

Incide nel risultato la campagna di vaccinazione diffusa su vasta scala e l’impegno intrapreso dai Paesi nel seguire le strategie sviluppate dal Global Task Force on Cholera Control delle Nazioni Unite per ridurne le morti del 90% e sradicare la trasmissione della malattia in una ventina di paesi entro il 2030. La sua diffusione viene a coincidere con le aree più povere. Il piano si chiama The Global Maproad  to 2030 strategy  avviato nel 2017 con cui si mira a raggiungere gli  obiettivi di sviluppo sostenibile prefissi nell’Agenda 2030 dell’ONU, rafforzare il monitoraggio del colera, ridurne la diffusione insieme ad altre infezioni enteriche e patologie legate a dissenteria.  Nell’ambito del programma del Global Roadmap Strategy i paesi che hanno fatto dei significativi miglioramenti sono Zambia, il Sudan Meridionale, Repubblica unita della Tanzania, Somalia, Bangladesh e Nigeria.

Nel 2018 gli interventi dell’Oms in collaborazione con i governi in cui sono insorti i focolai di entità rilevante hanno riguardato  Repubblica democratica del Congo, Nigeria, Uganda,  Yemen, Zambia e Zimbabwue mentre, dopo l’emergenza,  il piano di prevenzione,  monitoraggio ed eliminazione dell’infezione  ha interessato Haiti, Repubblica Unita della Tanzania (Zanzibar) e Zambia.
Nel 2018 sono state spedite 17.8 milioni  di dose vaccinali contro il colera  mentre solo 200.000 nel 2013.

Africa.  Nel 2018 sono stati segnalati all’Oms 120. 652 casi di colera e 2.436 morti provenienti da 17 paesi. Si è avuta una diminuzione rispetto al 2017, il 37% in meno per i casi di colera e il 25% per i decessi, dovuto a diversi fattori:  abbattuto il focolaio in Somalia che nel 2017 contava oltre 75mila casi che nel 2018 sono stati poi  segnalati  6.761 e 45 morti;  zero casi riportati nel Sudan Meridionale dopo i 16.000 del 2017; una diminuzione annuale del 40% dei casi nella Repubblica democratica del Congo che nel 2018 è arrivato a 30.768 casi  e a 972 decessi.  Poi per  la vaccinazione orale contro il colera, che è stata massicciamente effettuata nel 2018  in 9 paesi,  Repubblica Democratica del Congo, Malawi, Niger, Nigeria, Somalia, Sud Meridionale, Uganda, Zambia e Zimbabwe, dove sono state spedite oltre 12milioni di dosi vaccinali.

Le aree del continente africano in cui si è  diffusa maggiormente l’epidemia sono:  nell’Africa occidentale, in Nigeria dove i casi sono saliti da 12.000 nel 2017 a 45.000 nel 2018;  nell’Africa orientale e nel Corno d’Africa continuano le segnalazioni provenienti da  Kenya (5.719) , Somalia (6.761), Uganda orientale e Repubblica Unita della Tanzania (4.777); nell’Africa centrale e meridionale dall’Angola al Burundi al Congo alla Repubblica democratica del Congo al Malwi al Mozambico all’Uganda occidentale allo Zambia e allo Zimbabwe sono stati riportati casi di colera nel 2018, quest’ultimo ha registrato un’insorgenza maggiore con 10.692 casi.

Sono 47 i paesi africani che alla 68 sessione del Comitato Regionale per l’Africa hanno adottato il Piano di implementazione per la strategia globale per la prevenzione del Colera e il monitoraggio.

Medio Oriente e Asia.  Lo Yemen ha riportato il numero maggiore dei casi in un solo paese nel 2018  segnalando 371.326 casi e 505 decessi. La situazione è migliorata rispetto al precedente anno con una decrescita del 64% per i casi e del 78% per le morti. Sono state distribuite per la prima volta 600.000 dosi di vaccini orali contro il colera.  L’insorgenza del focolaio nello Yemen può essere legato, come riporta il rapporto Weekly epidemiological – WHO novembre 2019, alla presenza del colera nel Corno d’Africa e nell’Africa Orientale e al movimento delle popolazioni tra queste zone.
Dallo Yemen arrivano all’Oms negli anni 2017 e 2018 il 99% dei  casi riportati ufficialmente dai paesi asiatici.  Da Bangladesh e Bengala Occidentale le segnalazioni concernono aree circoscritte o da siti sentinella.

Americhe. La Repubblica domenicana continua a segnalare pochi casi e il numero è in diminuzione.   Ad Haiti  si è avuta una risposta rapida con il  piano strategico (Global Roadmap) attuato nel 2018  segnalando 3.777 casi, in calo  dall’insorgenza dell’epidemia del colera nel 2010.

(Aggiornamento 23 dicembre 2019)

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