Nascere: un dono sempre e comunque

di Valter Boero *
pubblicato il 4 dicembre 2012
Nascere: un dono sempre e comunque

Nella Chiesa di Santa Teresa d’Avila in Torino l’altare maggiore è attorniato da  due grandi tele del 1700 che raffigurano la natività di Gesù. In una tela il Bambino è presentato dai Genitori ai pastori come  un dono sovrabbondante. Attorno alla  Sacra Famiglia si affacciano stupiti i pastori con i loro animali, i loro doni. Un posto speciale in primo piano l’hanno anche  un agnellino e un  cane,  forse in rappresentanza del resto del  creato. Entrambi sono  incuriositi e attratti dal Bambino Gesù.

Nell’altra tela i signori Magi venuti da lontano, offrono i loro doni preziosi al Bambino Gesù sorridente e accogliente come nella tela vis à vis  a significare  forse che il dono del  Natale è proprio  per tutti, nessuno escluso. Nella  nuova relazione che si instaura tra l’umanità e il Salvatore,  il pittore  pone l’atto del dono: il dono del Bambino all’umanità e il dono di frammenti di umanità al Bambino neonato.  Dono quindi come veicolo di comunicazione di un messaggio.

Una terza tela posta su un altare laterale è ancora centrata sulla Sacra Famiglia  e sul  suo Dono all’umanità. Il  pittore ha voluto che lo sguardo dell’osservatore si posasse subito sui volti dei Genitori del Bambino. Lo sguardo di Maria  è quella di una neo mamma, un po’ apprensivo, non rilassato come quando il Bambino era al sicuro nel grembo materno. Lo sguardo di Giuseppe invece  è  di una dolcezza  e sicurezza infinita. Di fronte al Dono  più grande  troviamo  un padre con  un volto lieto e bello, giusto per un incontro tanto desiderato, atteso, vincendo anche tante inaspettate difficoltà.

La logica del dono sembra avvolgere tutto e dettare il ritmo di ogni incontro rimandando a realtà più grandi.

Se questa semplice  ed universale  logica del dono viene  omessa e ci si  affida ad altro allora si finisce in quel quadro piuttosto inquietante che recentemente i magistrati della Cassazione hanno dipinto con la sentenza  n.16754.  Ecco la descrizione di questo dipinto  fatta da Salto Vitale, un sito web di alcuni giovani con le “antenne dritte”. Al termine però non scoraggiatevi, tornate alle tele della Chiesa di Santa Teresa e pensate al santo Natale!

In questa sentenza si cerca di fare una cosa buona: dare un bel pacco di soldi ad una famiglia bisognosa di assistenza. Ma se il fine non giustifica i mezzi, in questo caso i mezzi sono un bel pacco di affermazioni pericolosissime.

Secondo la Corte di Cassazione la Ulss di Castelfranco (Treviso) ed un medico dovranno risarcire una famiglia per non aver diagnosticato la sindrome di Down a un feto durante una gravidanza poi portata a termine. La sentenza è rivoluzionaria perché, finora, a essere risarciti potevano essere solo papà, mamma e i familiari del piccolo. Da ieri non è più così: a essere indennizzato può essere anche il bambino.

La storia riguarda una bambina – oggi ormai ragazza sedicenne – figlia di una donna e di un uomo, che avevano già due figli e che versavano in difficili condizioni economiche. I genitori avevano deciso di tenere la bimba solo se questa fosse nata sana, altrimenti avrebbero optato per l’interruzione di gravidanza. La signora fu sottoposta al Tritest, ma non ad altri esami – amniocentesi, villocentesi, deposito di liquido linfatico nella plica nucale, come ha detto il loro legale – anche perché, allora, aveva solo 29 anni e i due precedenti figli erano sani.

Nel settembre del 1996 nacque la piccola, affetta da sindrome di Down. Fu allora che si iniziò ad andare per tribunali, ma in primo e secondo grado il Tribunale di Treviso assolse il medico. Ora la Cassazione ha deciso che la piccola deve essere risarcita per quell’errore medico (è stato richiesto un milione di euro). Nella sentenza, la Corte avverte che questo nuovo orientamento non intende riconoscere la soggettività del feto e togliere alla donna il diritto di abortire.

In ogni caso, al di là del precedente creato e che da oggi inizierà a preoccupare le aziende sanitarie di tutta Italia, va rilevato il “messaggio” insito nella sentenza: tu, bambino, sei nato sbagliato, la tua vita indesiderata è un errore. Il prezzo del tuo “non aborto” è un milione di euro.

Si trattava, come è noto, di un medico che omettendo di prescrivere l’amniocentesi sarebbe “colpevole” di aver portato ad ignorare che la creatura che stava nascendo era affetta da sindrome di Down. E allora deve pagare (o meglio, far pagare l’assicurazione professionale).

Solo che, fino a questa sentenza, il risarcimento era dovuto perché il medico, omettendo di fornire una accurata visione della situazione, aveva compromesso la capacità di decidere della madre.

Ma – si sottolineava fino a poco tempo fa – non esiste un diritto a “non nascere se non sani”. Quindi non è pensabile che si risarcisca la nascita di una persona con disabilità come un danno.

Perché? La risposta l’abbiamo lampante davanti a noi, ora che la Cassazione, con una virata di bordo, ha pensato bene di affermare proprio questa cosa che fino a poco tempo fa era tabù. E cioè che ci sono persone la cui nascita costituisce di per sé un danno. Però non stiamo parlando di Adolf Hitler. Stiamo parlando di un disabile.

È bisognoso di cure, si è detto – e allora questo è un danno per i genitori! Risarciamo i genitori.
Toglierà le attenzioni parentali ai fratelli maggiori – e allora è un danno per i fratelli! Risarciamo anche i fratelli.
E visto che ci siamo, risarciamo anche la bambina down. Perché – a quanto pare –  aveva il sacrosanto diritto di morire, che poverina le è stato negato.

Dunque si suggerisce che la bambina nella pancia della mamma era già soggetto titolare di diritti, anche se questo diritto era il diritto a morire? No di certo: la sentenza afferma ad abundantiam che il bambino nella pancia della mamma non solo non è persona giuridica (cosa che già aveva detto la Corte Costituzionale nel 1975, e ancora quella sentenza grida vendetta), ma addirittura non sarebbe un essere umano! Ah no? E cosa è? Arduo dirlo.

Due le possibilità: o è un non-essere che viene ad esistenza solo e soltanto quando il codice civile glielo permette, e nasce con null’altra ambizione che di vedersi risarcito il tremendo danno di essere nata; oppure è una strana entità solo giuridica, che non esiste affatto in natura. Esiste solo un diritto che fluttua come un bioccolo di polvere in uno scaffale di una cancelleria di tribunale: il diritto di non nascere se non sano.

(*) Prof. Valter Boero
Presidente Movimento per la Vita di Torino
Professore all’Università degli Studi di Torino
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