Neuroscienze. Quale spazio per la libertà e responsabilità umana?

Saluto istituzionale al Convegno del Centro Cattolico di Bioetica di Torino

di Mons. Cesare Nosiglia *
pubblicato il 9 ottobre 2017
Neuroscienze. Quale spazio per la libertà e responsabilità umana?

Torino, sabato 17 giugno 2017, Aula Artistica, Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, sezione parallela di Torino
Convegno organizzato dal Centro Cattolico di Bioetica – Arcidiocesi di Torino con il patrocinio di Amci e Associazione «Bioetica & Persona Onlus»

 

Cesare Nosiglia_ convegno Neuroscienze Torino 2017

Monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo Diocesi di Torino, Convegno «Neuroscienze», Facoltà Teologica di Torino, 17 giugno 2017 ©Bioetica News Torino

Saluto il Professor Giorgio PALESTRO, presidente del Centro di Bioetica della nostra Arcidiocesi, il direttore Professor canonico Mario ROSSINO, la segretaria dottoressa Maria Grazia SINIBALDI e i loro collaboratori che hanno promosso e organizzato anche quest’anno un convegno aperto a quanti sono interessati all’approfondimento dei temi riguardanti l’etica della vita e accreditato ecm per tutte le professioni sanitarie. Ringrazio i relatori, il Professor Riccardo TORTA, docente di Psicologia clinica e Psichiatria all’Università degli Studi di Torino e il Professor padre Alberto CARRARA, coordinatore del Gruppo di Neurobioetica dell’Ateneo Pontificio «Regina Apostolorum» di Roma che hanno accolto l’invito a offrire in questa sede il loro competente contributo. Con loro ringrazio il Professor Enrico LARGHERO,  moderatore del convegno e coordinatore scientifico del nostro Centro.

Beneficio delle nuove tecniche di neuroimaging e il futuro delle neuroscienze

Il tema scelto «Neuroscienze. Quale spazio per la libertà e responsabilità umana?» richiede un’attenzione particolare. È grande, infatti, il beneficio che le nuove tecniche di neuroimaging hanno offerto allo studio del sistema nervoso centrale. I risultati ottenuti hanno favorito lo sviluppo delle neuroscienze che, con il coinvolgimento di diverse discipline, hanno contribuito a promuovere una sempre più acuta conoscenza dei dinamismi biologici che regolano le funzioni celebrali. Le ricerche in atto sono foriere di importanti sviluppi. Potranno tra l’altro favorire la cura di patologie oggi gravemente invalidanti e, in un futuro non lontano, ripristinare funzioni neurologiche compromesse da traumi di diversa natura.

Non si potrà negare che ci sono dimensioni dell’essere umano che trascendono il dato biologico

Accanto a chi sostiene che le neuroscienze devono dedicarsi unicamente a questo tipo di ricerche, sono numerosi quanti arrivano ad affermare che questa multiforme disciplina non è destinata a rimanere confinata nell’ambito dell’osservazione empirica, ma deve occuparsi di tutte le dimensioni dell’uomo, addirittura di quelle spirituali, perché ogni agire umano troverebbe spiegazione nella fisiologia del cervello. Le neuroscienze sarebbero quindi, a loro avviso, l’unica disciplina in grado di offrire l’ultima parola sul comportamento umano.

È palese che la proposta sopra descritta non sia equilibrata. Anche quando si conosceranno i meccanismi più nascosti del cervello, non si potrà negare che ci sono dimensioni dell’essere umano che trascendono il dato biologico. La Pontificia Accademia delle Scienze nel corso degli anni si è interrogata più volte su questi argomenti. Recentemente ha proposto una nuova assise per continuare il dialogo tra neuroscienziati, filosofi e teologi nell’intento di dimostrare che la conoscenza dell’uomo non deriva unicamente dell’osservazione esterna e che le funzioni cerebrali da sole non sono sufficienti a spiegare le dimensioni etiche ed ontologiche della persona.

È importante ricordare allora quanto PAPA FRANCESCO asserisce nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium:

Quando il progresso delle scienze, mantenendosi con rigore accademico nel campo del loro specifico oggetto, rende evidente una determinata conclusione che la ragione non può negare, la fede non la contraddice. Tanto meno i credenti possono pretendere che un’opinione scientifica a loro gradita, e che non è stata neppure sufficientemente comprovata, acquisisca il peso di un dogma di fede. Però, in alcune occasioni, alcuni scienziati vanno oltre l’oggetto formale della loro disciplina e si sbilanciano con affermazioni o conclusioni che eccedono il campo propriamente scientifico. In tal caso, non è la ragione ciò che si propone, ma una determinata ideologia, che chiude la strada ad un dialogo autentico, pacifico e fruttuoso» (N. 243).

Auguro a tutti voi qui convenuti di trovare nella riflessione che vi sarà proposta questa mattina dai due relatori e nel successivo dibattito, nel quale potrete offrire il vostro contributo di conoscenze e di esperienze, un’occasione propizia per una maggiore e più autentica conoscenza di questa delicata questione.

(*) Arcivescovo Diocesi di Torino
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