Notizie dal mondo

di Lara Reale *
pubblicato il 8 maggio 2013
Notizie dal mondo

1. India nega brevetto all’anticancro Novartis

2 aprile 2013

Qualcuno l’ha definita una sentenza storica e, senza dubbio, la decisione della Corte suprema indiana di negare il brevetto per l’antitumorale targato Novartis (Glivec o Gleevec, nome commerciale dell’imatinib) è una decisione importante per l’industria farmaceutica e la salute pubblica. Con questa mossa infatti l’India non solo dà un chiaro segnale di appoggio al mercato dei più economici farmaci generici ma mette in discussione, almeno in parte, diritti sulla proprietà intellettuale e, come precisa anche «Time», le possibilità del Paese di attrarre investitori stranieri, aziende farmaceutiche in primis. E, non ultimo, potrebbe creare dei precedenti, con altri Paesi pronti a seguirne l’esempio.

Il caso che ha riaperto la questione era scoppiato nel 2006, quando l’India aveva negato al colosso svizzero Novartis la richiesta di brevetto per una variante dell’antitumorale (utilizzato per lo più come trattamento nelle leucemie), ritenendo che non si trattasse di un’innovazione rispetto alle forme precedenti e quindi non brevettabile. Il tentativo dell’azienda sarebbe stato piuttosto un esempio di evergreening: una tattica per rendere un prodotto “sempreverde” sotto il profilo brevettuale, applicando alcune modifiche.

La decisione aveva poi dato vita al ricorso intrapreso dalla Novartis, conclusosi appunto con la decisione della Corte Suprema. Il caso di Glivec si aggiunge così a quello del Nexavar della Bayer (nome commerciale di sorafenib) e Sutent (il sunitinib di Pfizer), per i quali nel 2012 l’India aveva rispettivamente autorizzato la produzione di copie low cost e revocato il brevetto (anche se entrambe le aziende hanno in seguito fatto ricorso alle decisioni). Lo stesso Glivec, secondo quanto riporta il «New York Times», può costare fino a 70 mila dollari l’anno, contro i 2.500 della versione indiana del generico.

Eppure per la Novartis le cose non starebbero esattamente così. Secondo l’azienda il 95% dei pazienti sottoposti a trattamenti con Glivec in India lo riceve gratis grazie ai programmi di donazione promossi dalla Novartis, e la decisione della Corte suprema rischia di scoraggiare la «scoperta di farmaci innovativi essenziali per il progresso della medicina per i pazienti». Dello stesso parere anche Paul Herrling, presidente del Novartis Institute of Tropical Diseases di Singapore, che a «Nature» ha detto: «Aziende farmaceutiche innovative non saranno incoraggiate a portare le loro novità in India, perché qui verranno prodotte copie più economiche».

Accanto alla decisione della Corte suprema si è schierata invece Medici senza frontiere (Msf), per la quale la sentenza indiana rappresenta una vittoria nell’accesso ai farmaci a basso costo nei Paesi in via di sviluppo: «È un enorme sollievo per i milioni di pazienti e medici nei Paesi in via di sviluppo, che dipendono dai farmaci a basso costo provenienti dall’India, e per i fornitori di cure come Msf. La decisione della Corte suprema rende ora meno attuabili i brevetti sui farmaci di cui noi abbiamo un disperato bisogno».

Secondo Unni Karunakara, presidente internazionale di Medici senza frontiere, «invece di cercare di abusare del sistema dei brevetti, modificando le regole e rivendicando sempre più brevetti su vecchi farmaci, l’industria farmaceutica dovrebbe concentrarsi sulla vera innovazione, e i governi dovrebbero sviluppare delle regole che consentano lo sviluppo di farmaci resi subito disponibili a prezzi accessibili. Si tratta di un dialogo che deve iniziare al più presto. Invitiamo la Novartis a essere parte della soluzione e non del problema».

(Fonte: www.wired.it)
(Approfondimenti:
http://www.nature.com/news/indian-court-rejects-novartis-patent-1.12717
http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/comunicati_stampa.asp?id=3139&ref=listaHomepage)

 

 

2. Rilevati in Cina casi di infezione umana da influenza A: è la prima volta che il virus colpisce l’uomo

5 aprile 2013

Il 5 aprile 2013 il Sistema sanitario cinese ha notificato all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) 14 casi di infezione umana da influenza A(H7N9), con sei decessi. I 14 casi provengono da quattro province della Cina: 6 casi da Shanghai, 1 caso da Anhui, 4 casi da Jiangsu e 3 casi da Zhejiang. I contatti stretti dei casi confermati sono stati tutti rintracciati e monitorati. Finora, nessuno di loro è risultato positivo al virus A(H7N9).

Non si conosce ancora la fonte di infezione e non ci sono evidenze di trasmissione da uomo a uomo. Il governo cinese ha intensificato la sorveglianza ed è probabile che ulteriori indagini possano individuare altri casi non rilevati in precedenza.

È stata formalmente istituita una task force inter-governativa in Cina che coinvolge sia l’autorità per la salute umana che quella per la salute animale e il Servizio sanitario nazionale e altri ministeri chiave. Sono stati rafforzati la prevenzione e il controllo delle infezioni in ambito sanitario e sono state incrementate le comunicazioni tra la Sanità umana e animale e i settori dell’industria. Il settore della Sanità animale ha intensificato le indagini sulle possibili fonti e serbatoi del virus. I risultati dei test preliminari forniti dal Centro collaboratore dell’Oms in Cina attestano che il virus è sensibile agli antivirali (oseltamivir e zanamivir).

Fino al 29 marzo 2013, quando sono stati rilevati i primi casi, il virus non era mai stato segnalato nell’uomo. Al momento tuttavia l’Oms non consiglia né prevede alcun esame per i viaggiatori nei punti di ingresso, né alcuna restrizione a viaggi o a rotte commerciali.

(Fonte: Ministero della Salute)
(Approfondimenti:
http://www.salute.gov.it/portale/p5_1_1.jsp?lingua=italiano&id=158
http://www.who.int/influenza/human_animal_interface/influenza_h7n9/en/index.html)

 

3. Quanto è utile rimandare il matrimonio? Studio americano analizza le conseguenze sociali dei cambiamenti nella concezione di famiglia

8 aprile 2013

Uno dei principali cambiamenti sociali degli ultimi tempi è la tendenza a rimandare il matrimonio. Un recente studio ha esaminato le implicazioni di tale tendenza.
«Knot Yet*: The Benefits and Costs of Delayed Marriage in America» («I benefici e i costi del matrimonio tardivo») è stato pubblicato per iniziativa della Campagna nazionale per la Prevenzione delle gravidanze adolescenziali e indesiderate, il National marriage project dell’Università della Virginia e il Relate Institute.

Negli Stati Uniti l’età media del matrimonio è di 26,5 anni per le donne e di 28,7 per gli uomini. Eppure, se da un lato l’età media in cui le donne danno alla luce il loro primo figlio è salita, tale incremento è meno sensibile rispetto alla tendenza a rimandare il matrimonio.
L’età media delle donne al primo parto è di 25,7 anni, quindi di poco inferiore a quella del primo matrimonio. Con il risultato che il 44% delle donne diventano madri, ma solo il 38% sono sposate. Di conseguenza il 48% di tutte le prime nascite avviene al di fuori del matrimonio. «Pertanto la nazione è sul punto di muoversi verso una nuova realtà demografica, dove la maggior parte delle prime nascite negli Stati Uniti precede il matrimonio», spiega il rapporto.

Nel 1970, oltre il 60% delle donne tra i 20 e i 24 anni e il 90% di quelle tra i 25 e i 29 erano sposate. Nel 2010, queste percentuali erano precipitate al 20% e al 50%. Per gli uomini la dinamica è assai simile. Nel 1970, quasi la metà dei soggetti maschili tra i 20 e i 24 anni erano sposati, mentre tra i 25 e i 29 anni, questa percentuale saliva all’80%. Nel 2010, i numeri scendevano rispettivamente a poco più del 10% e poco meno del 40%.

Le donne americane medie, che hanno completato la scuola superiore, con un anno o due di college, guidano questo trend. Esse rappresentano più della metà delle giovani donne statunitensi e mediamente hanno il loro primo figlio due anni prima del matrimonio. Non meno del 58% delle loro prime nascite avviene prima del matrimonio.

«Il matrimonio, da pietra angolare della vita adulta, quale era, ne è diventato la chiave di volta», spiega il rapporto. In quanto tale, esso non è un fondamento sul quale i giovani adulti basano la loro vita, ma qualcosa che si realizza solamente quando essi conseguono l’indipendenza economica e la sicurezza finanziaria. Il problema, osserva il rapporto, è che per molti americani medi tale sicurezza finanziaria è difficile da realizzare.

«Oggi i ricercatori vedono nell’instabilità familiare uno dei più grandi rischi per il benessere dei bambini», si legge nel rapporto. Le coppie conviventi che hanno un figlio prima del matrimonio spesso si dividono e scelgono altri partner. I figli coinvolti in queste situazioni «devono adattarsi a una marea di nuove relazioni con patrigni, matrigne, fratellastri, sorellastre, spesso sacrificando un legame stretto con i propri genitori naturali».
Anche i genitori soffrono, sottolinea il dossier. Rispetto a quelli sposati, i genitori conviventi o single sotto i 30 anni sono più inclini a depressione o dipendenze di vario tipo. Se da un lato qualcuno potrà pensare che la decisione di sposarsi sia qualcosa di puramente personale, gli autori del dossier osservano che quando queste decisioni personali si moltiplicano grazie ai milioni di persone che le prendono, le conseguenze gravano sull’intera società.

Non è semplice risolvere i problemi relativi al matrimonio e alla vita familiare, ammette il dossier nella sue conclusioni. Politici, leader religiosi o civili, educatori e operatori dei media, sono tenuti tutti a cooperare insieme per rinnovare il matrimonio e la genitorialità. Le fondamenta economiche della famiglia devono essere rafforzate, suggerisce il dossier, in modo che i giovani adulti possano disporre dei mezzi finanziari per mantenere una famiglia. Al tempo stesso il governo federale dovrebbe incoraggiare il matrimonio attraverso un’adeguata politica fiscale.

Hollywood, i media, i genitori e i coetanei giocano anch’essi un ruolo importante, continua il rapporto. «Le immagini dei media hanno ampiamente evitato di affrontare il ruolo centrale che la genitorialità continua a giocare nelle vite di molti ultraventenni», si legge. «Crediamo – afferma il rapporto – sia per l’interesse dei ventenni di oggi che dei loro figli, che il matrimonio e il mettere al mondo figli dovrebbero essere risincronizzati».
[*Gioco di parole tra «Not Yet» (non ancora) e «Knot» inteso come «fiocco nuziale»].

(Fonte: http://www.zenit.org)
(Approfondimenti: http://nationalmarriageproject.org/wp-content/uploads/2013/03/KnotYet-FinalForWeb.pdf)

 

4. Aborto. Nuova legge in Kansas riconosce che la vita comincia «al momento della fecondazione»

8 aprile 2013

Dopo il North Dakota anche il Kansas ha dato una svolta importante alla legislazione americana sull’aborto, segnata dalla famosa sentenza «Roe contro Wade» della Corte Suprema, che nel 1973 legalizzò l’aborto. Venerdì 5 aprile 2013 il Parlamento del Kansas ha approvato con 118 voti contro 40 una misura in cui si legge che la vita comincia «al momento della fecondazione». La legge prevede anche lo stop alle agevolazioni fiscali, indirette, per gli enti abortisti.

A preoccupare gli abortisti è il linguaggio del provvedimento: secondo alcuni la frase sulla vita che comincia «al momento della fecondazione» potrebbe essere usata per agevolare i processi contro chi pratica l’aborto. Ma la vera paura è che tali misure aprano alla revisione di tutta la normativa abortista. L’America pare insomma sempre più spaccata in due e l’amministrazione Obama non favorisce il dialogo. All’agenzia del farmaco americana (Food and drug administration) è stato chiesto infatti di liberalizzare la vendita della “pillola del giorno dopo” alle minorenni senza il consenso dei genitori.

Ma gli scontri interni alla società americana non finiscono qui. Giovedì 4 aprile l’amministrazione Obama ha cercato di bloccare la richiesta dell’Arcidiocesi cattolica di New York in cerca di documenti pubblici della Casa Bianca inerenti alla copertura sanitaria dei contraccettivi, per vedere se la procedura lede la libertà religiosa dei contribuenti e per capire a cosa andranno incontro coloro che si rifiuteranno di versare i propri soldi nelle tasche della pianificazione famigliare sostenuta dallo Stato. La risposta del Presidente, che formalmente non può nascondere atti pubblici, è stata vaga. Obama e i suoi consiglieri hanno parlato «di processo troppo gravoso» per adempiere alla richiesta, citando una sentenza della Corte Suprema per cui le cause civili mosse contro l’ufficio esecutivo del Presidente sono inadeguate, se non avanzate in circostanze straordinarie.

(Fonte: http://www.tempi.it )
(Approfondimenti: http://www.usatoday.com/story/news/nation/2013/04/06/abortion-kansas-life-fertilization/2058515)

 

 

5. Scomparso Robert Edwards, padre della fecondazione in vitro

10 aprile 2013

Mercoledì 10 aprile è morto all’età di 87 anni lo scienziato britannico Robert Edwards, vincitore del Nobel per la medicina nel 2010 per i suoi studi sulla fecondazione “in vitro”. «Era malato da tempo», ha precisato l’Università di Cambridge nel dare notizia del decesso.

Edwards era laureato in Biologia, con una specializzazione in Zoologia, alla Bangor University, in Galles. Poi continuò i suoi studi presso l’Istituto di Embriologia animale della Facoltà di Scienze Biologiche dell’Università di Edimburgo, dove conseguì il Ph.D nel 1955.

Edwards riuscì a “trasportare” nell’uomo ciò che fino ad allora veniva studiato per la fecondazione animale: nel 1968 mise a punto insieme al collega Steptoe, morto 24 anni fa, la tecnica di fecondazione in provetta Fivet, che da allora ha portato alla nascita di più di 4 milioni di bambini da coppie con problemi di fertilità. Per la prima volta Edwards rese possibile fecondare un ovulo umano al di fuori del corpo di una donna, unendolo a uno spermatozoo in provetta. La procedura ebbe successo il 25 luglio del 1978, quando nacque la prima bimba “figlia” della provetta, Louise.

Nel 1965 Edwards entrò a far parte della Società eugenetica inglese (dal 1989 Istituto Galton), fondata da Francis Galton nel 1907, la cui attività sta alla base del movimento eugenetico mondiale, dove ricoprì ruoli dirigenziali.

Le sue teorie di grande supporter della diagnosi preimpianto (Dgp) sono in linea con l’eugenetica più spinta. «Quando la gente dice che la Dgp è costosa, dico sempre: qual è il prezzo di un bambino disabile che nasce? Qual è il costo che ognuno deve sopportare? È un prezzo terribile per tutti, e il costo economico è immenso. Per una Dgp, a confronto, servono davvero pochi soldi», dichiarò di fronte al Parlamento inglese illustrando il suo pensiero sulla diffusione della diagnosi preimpianto.

Sottinteso era che la vita di un bambino disabile non è degna di essere vissuta e, dunque, meglio monitorare prima un eventuale difetto genetico con la diagnosi genetica, a scopo ovviamente abortivo. Senza contare l’enorme numero di embrioni scartati e gettati perché non finalizzati per vari motivi all’impianto.

(Fonte: www.avvenire.it)
(Approfondimenti: http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(78)92957-4/fulltext)

 

6. Francia: rimane il divieto di sperimentare sugli embrioni

19 aprile 2013

In Francia la sperimentazione sugli embrioni umani rimane vietata. Nonostante il Senato a dicembre 2012 avesse approvato l’utilizzo di questi «ammassi di cellule» per il prelievo delle staminali, la Camera ha bocciato la legge.

Anche l’arcivescovo di Parigi, card. André Vingt-Trois, ha partecipato al dibattito, dichiarando: «Quando si dà libero corso a ogni sorta di ricerca sull’embrione, vuol dire che non lo si considera niente di meglio che materiale da laboratorio». Ma che cos’è questo materiale da laboratorio?
Le staminali sono cellule indifferenziate e totipotenti, cioè capaci di evolversi in qualsiasi tipo di cellula del corpo umano e quindi impiegabili nella cura di malattie degenerative quali sclerosi multipla, morbo di Alzheimer e di Parkinson, tumori pediatrici e traumi. Il loro studio prese il via verso la fine della Seconda guerra mondiale, stimolato dalla necessità di rigenerare la pelle degli ustionati e di ripristinare il funzionamento del midollo osseo (che deve produrre cellule del sangue) dei superstiti delle esplosioni atomiche. Allo stato attuale l’impiego clinico di cellule staminali è più aleatorio che concreto, tuttavia la loro versatilità teorica è assai promettente per il futuro.

Le cellule staminali realmente totipotenti si trovano nella blastocisti, ovvero nell’embrione dal 4º al 14º giorno; ma anche nei tessuti adulti ci sono cellule staminali multipotenti (diciamo, per semplificare, che hanno ancora la capacità di evolversi in tutti i tipi di cellula del tessuto a cui appartengono). Il professor Shinya Yamanaka (che per questo ha meritato il premio Nobel per la medicina) ha messo a punto metodiche che permettono di riprogrammare le cellule staminali adulte rendendole di nuovo pluripotenti (queste cellule riprogrammate vengono chiamate iPS) e utilizzabili in terapia. La disponibilità di cellule iPS fa sì che l’uccisione di “ammassi cellulari” per ottenere cellule staminali totipotenti sia, oltre che eticamente inaccettabile, inutile.

(Fonte: http://www.uccronline.it
(Approfondimenti: http://www.franceinfo.fr/societe/dossier-du-12-14/la-recherche-sur-l-embryon-adoptee-en-commission-a-l-assemblee-932471-2013-03-27)

 

7. Francia: è legge il matrimonio per tutti

23 aprile 2013

Il 23 aprile 2013 l’Assemblea nazionale francese ha dato il via libera definitivo alla legge sulle nozze e sull’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso. La legge è passata con 331 voti a favore e 225 contrari. «È un momento storico» è stato il commento del ministro della Giustizia, Christiane Taubira, che prima della votazione aveva detto che i primi matrimoni potranno essere celebrati già a giugno.

All’interno del pacchetto di misure varato dall’Eliseo sarà il nuovo articolo 143 del codice civile a disciplinare la libertà di unirsi nel sacro vincolo tra persone dello stesso sesso: «Il matrimonio – si legge – è contratto tra due persone di sesso opposto o dello stesso sesso». Le disposizioni che ne derivano, come l’età degli sposi o alcuni impedimenti, rimangono gli stessi della precedente legislazione.

Fischi e applausi hanno accolto l’annuncio, mentre poco prima dalla tribuna del pubblico erano stati espulsi alcuni oppositori. L’Ump, il principale partito dell’opposizione di centrodestra, ha già annunciato che presenterà ricorso davanti alla Corte costituzionale.

Secondo gli oppositori alle nozze gay, la Francia non sarebbe pronta per la legalizzazione delle adozioni da parte di genitori dello stesso sesso e i sondaggi mostrano un Paese spaccato sulla questione. Centinaia di persone dei movimenti cattolici si sono riversate nelle principali piazze di Parigi per contestare la legge. Parallelamente, nel Paese si sono registrati però anche diversi cortei contro l’omofobia. E in tarda serata la tensione si è trasformata in limitati disordini fra poche decine di manifestanti contrari alla legge, col volto coperto e armate con bastoni e mazze di ferro, e la polizia. Al lancio da parte di alcuni dimostranti di oggetti e petardi contro gli agenti, la polizia ha sparato gas lacrimogeni sulla folla. Gli scontri sono andati avanti per un paio d’ore.

(Fonte: la Repubblica)
Approfondimenti: http://www.gouvernement.fr/gouvernement/adoption-du-mariage-pour-tous-a-l-assemblee-nationale-allocution-de-christiane-taubira)

 

8. Allarme salute mentale: scarsa attenzione in tutto il mondo

25 aprile 2013

Il Presidente Barack Obama ha da poco formulato la proposta di stanziare 235 milioni di dollari a sostegno di iniziative relative alla salute mentale. Sul totale dei fondi che il Presidente auspica di far approvare, 130 milioni saranno utilizzati per la formazione di insegnanti e operatori specializzati, in grado di individuare precocemente i sintomi di patologie mentali, soprattutto fra gli studenti, in modo da permettere un accesso veloce ed efficace a terapie mirate.

Il Ministro della salute americano calcola che questo piano di intervento coinvolgerebbe più di 8 mila scuole, quindi centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze. Inoltre, 30 milioni di dollari andrebbero a finanziare progetti di ricerca medica sulla violenza da armi da fuoco, un tema sempre più drammaticamente presente sulle prime pagine dei quotidiani e sull’agenda politica dei parlamentari statunitensi.

Il tema della salute mentale, a livello globale, continua a richiamare tiepida attenzione e investimenti insufficienti. Negli Usa si stima che il 60 per cento delle persone affette da questo tipo di patologie non riceva l’assistenza necessaria. È proprio per cercare di offrire a tutti, il prima possibile, le giuste terapie, che Obama ha deciso di puntare sulla scuola, abbattendo i lunghi tempi dell’individuazione del problema e scongiurando le troppe mancate diagnosi.

La fascia di età su cui si concentreranno i programmi di prevenzione e assistenza previsti dal piano è quella che va dai 16 ai 25 anni. Secondo gli esperti del National Institute of Mental Health, infatti, metà dei problemi psichiatrici sono diagnosticabili già a partire dai 14 anni, ma tre quarti di essi vengono di fatto identificati tardivamente e solo anni dopo, entro i 24.

Passano in media otto anni fra la manifestazione dei primi sintomi e la definizione di una diagnosi documentata. I vantaggi di una individuazione precoce della patologia sono ovvi e, oltre a un accesso più immediato a terapie utili, comprendono anche la possibilità di evitare comportamenti a rischio come l’abbandono scolastico, o comorbidità come l’abuso di farmaci e la tossicodipendenza. Investire sulla formazione degli insegnanti e degli operatori, che si relazionano con gli studenti all’interno dell’ambiente scolastico, mira anche a combattere lo stigma che ancora circonda la malattia mentale.

È quindi anche un’operazione culturale, di lotta a un vero e proprio tabù. Un’operazione la cui urgenza e utilità valica i confini geografici, perché l’allarme sulla salute mentale è globale. Nel 2015 un italiano su quattro sarà colpito da un disagio psichico nel corso della propria vita. È il dato emerso il 14 aprile scorso a Genova, al Congresso nazionale di Fenascop, la Federazione nazionale delle comunità che si occupano della cura e del disagio psichico. I costi sociali e sanitari per la cura delle malattie mentali nei prossimi anni saranno superiori a quelli delle malattie oncologiche e cardiovascolari.

Intanto è stata scritta un’altra triste pagina sulla gestione della salute mentale in Italia. Nella scorsa legislatura la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale, al Senato, aveva dedicato tre anni di lavoro all’orrore – così lo ha definito Giorgio Napolitano – degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG). Era stata approvata una legge (9/2012) che fissava termini certi per la chiusura di strutture che avrebbero dovuto sostituire i manicomi criminali, ma che invece sono rimasti luoghi di angoscia e disperazione, in cui mancano le cure e il rispetto per la dignità degli ammalati. Molti di essi invece di pazienti internati per le cure sono ormai veri e propri detenuti che dovrebbero essere dimessi da anni perché non più pericolosi.

Questo è il quadro emerso dall’indagine condotta nei sei OPG – Castiglione delle Stiviere (Mn), Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino (Fi), Napoli, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto (Me) – che ha mostrato in generale un’assistenza ferma agli anni Trenta. Per la chiusura degli OPG la legge 9/2012 prevedeva anche 272 milioni di euro per la costruzione di nuove strutture e 55 milioni di euro ogni anno per il personale medico e tecnico.

È invece di pochi giorni fa (28 febbraio 2013) il rinvio della chiusura delle strutture obsolete, annunciato dal Ministro della Salute, con un decreto che sposta la chiusura dei sei OPG dal 1° aprile 2013 al 1° aprile 2014, «in attesa della realizzazione da parte delle Regioni delle strutture sanitarie sostitutive». Le Regioni sono sollecitate a prevedere interventi che supportino l’adozione di misure alternative all’internamento, anche potenziando i servizi di salute mentale sul territorio, ma finora è stato fatto ben poco.

(Fonte: www.scienzainrete.it )
(Approfondimenti:
http://www.nimh.nih.gov/index.shtml
http://www.fenascop.it/index.php?option=com_content&view=article&id=24:convegno-fenascop-14412&catid=15:rassegna-stampa-carta&Itemid=11
http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2013-02-28/ospedali-psichiatrici-giudiziari-studio-195957.php)

(*) Dott.ssa Lara Reale
Giornalista scientifica
Dottore in Scienze della Comunicazione
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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