Notizie dall’Italia

di Lara Reale *
pubblicato il 8 novembre 2013
Notizie dall’Italia

1. Metodo Stamina, Centro Bioetica Università Cattolica: a Pavia «una sentenza giusta»

2 ottobre 2013

Una sentenza che «non nega il diritto alla libertà e alla scelta delle cure, ma ribadisce il dovere dello Stato di tutelare i malati da sperimentazioni che non hanno certezze scientifiche». Così Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, definisce la sentenza del Tribunale di Pavia che vieta la somministrazione del trattamento “Stamina” ad un giovane di vent‘anni, affetto da grave malattia neurodegenerativa. La sentenza, si legge in una nota, «può apparire dura e impopolare, ma in realtà è una sentenza giusta che rafforza un modello di Welfare teso a coniugare la qualità della ricerca scientifica e il diritto alla cura». Il cosiddetto metodo Stamina, ricorda infatti l’esperto, «è privo di riconoscimento da parte della comunità scientifica nazionale ed internazionale». «La scientificità di una sperimentazione, anche nel caso della sua estensione ‘compassionevole’ – l’ammonimento di Pessina – va sempre coniugata con la sua eticità che trova il proprio cardine in una comprovata efficacia terapeutica», perché le «risorse pubbliche» vanno «rese disponibili per terapie verificabili con metodi scientifici». C’è, infine, «il rischio che il dolore dei pazienti e delle loro famiglie divenga pretesto per ricerche puramente sperimentali, dettate da mere finalità economiche, che alimentano false speranze e che potrebbero rivelarsi anche nocive».

(Fonte:« Sir»)

2. Monsignor Zimowski: «La Chiesa a fianco degli ammalati»

2 ottobre 2013

Una celebrazione eucaristica con gli ammalati e le loro famiglie, per testimoniare l’impegno e la predilezione della Chiesa a favore dei più deboli. È stato il momento più toccante del pellegrinaggio condotto il 2 ottobre dal Pontificio Consiglio per gli Operatori sanitari a Bucchianico, paese natale di San Camillo de Lellis, di cui quest’anno ricorrono i quattrocento anni dalla morte.

Guidati dal presidente monsignor Zygmunt Zimowski, i rappresentanti del dicastero vaticano sono stati accolti nell’aula consiliare del Municipio dal sindaco Mario Antonio Di Paolo, alla presenza, tra gli altri, del vicario generale della diocesi di Chieti-Vasto monsignor Camillo Cibotti. Nel corso dell’incontro, il sindaco ha evidenziato la grande tradizione di fede di Bucchianico, terra operosa e indissolubilmente legata a San Camillo, patrono dei sofferenti, degli operatori sanitari e dei luoghi di cura. Subito dopo, il santuario di Bucchianico ha ospitato una solenne celebrazione eucaristica, a cui hanno partecipato gli ammalati e i loro familiari, insieme al personale dell’Unitalsi locale.
«La chiesa ha un amore speciale per chi soffre», ha sottolineato monsignor Zimowski, che ha voluto ricordare la figura di papa Giovanni Paolo II, fondatore del Pontificio Consiglio per gli Operatori sanitari e ispiratore della Giornata mondiale del malato, che si celebra l’11 febbraio di ogni anno.

«San Camillo può essere considerato l’iniziatore di una nuova schola caritatis per gli operatori sanitari e per tutti coloro che si chinano sul prossimo sofferente», ha aggiunto monsignor Zimowski. «Da lui possiamo attingere nuova forza per portare il messaggio di misericordia e di condivisione che Cristo stesso ha affidato alla sua Chiesa».

Nel pomeriggio il pellegrinaggio del Pontificio Consiglio per gli Operatori sanitari è proseguito con una visita al Santuario del Volto Santo di Manoppello, dove i pellegrini hanno ricevuto il saluto dell’arcivescovo di Chieti-Vasto monsignor Bruno Forte.

(Fonte: «Zenit.org»)

3. Terminato mandato Comitato Nazionale Bioetica

3 ottobre 2013

Con la plenaria di venerdì 27 settembre è terminato il mandato del Comitato Nazionale per la Bioetica.
Il Comitato, nell’attuale composizione, è stato nominato nel 2006 dal governo Prodi per la durata di quattro anni, è stato prorogato per altri due anni dal governo Berlusconi e nuovamente prorogato fino al 30 settembre dal governo Monti. Questa fiducia rinnovata da governi politicamente diversi è stata vissuta dal Comitato come un riconoscimento al lavoro svolto.

Un lavoro proficuo che ha portato alla stesura di 35 pareri e 6 mozioni (brevi pareri) su temi di rilevante problematicità bioetica, tra cui: gli ormai “classici” temi della bioetica di inizio e fine vita, alla luce delle nuove problematiche emergenti (il recente dibattito sulla morte cerebrale e quella cardiopolmonare; il diritto del nato da eterologa a conoscere le origini biologiche; il destino degli embrioni sovranumerari e non più impiantabili; l’obiezione di coscienza); temi di bioetica medica e sociale (I grandi prematuri; la chirurgia estetica e ricostruttiva; la sperimentazione sull’incapace, sulle donne e nei Paesi in via di sviluppo; la disabilità; il doping nello sport; l’etica nelle scuole; il problema del suicidio e della salute nelle carceri; il traffico degli organi a fini di trapianto; i gemelli congiunti e gli interventi di separazione). Oltre a ciò sono stati approfonditi temi che riguardano la vita non umana (il benessere degli animali) e temi “nuovi” (le chimere e gli ibridi, la biometria, le neuroscienze, il potenziamento farmacologico), e altri ancora, nati anche da una proficua collaborazione con il Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Ogni tema è stato elaborato e discusso su basi interdisciplinari e pluralistiche, con un costante confronto tra discipline e teorie diverse.

È stata dedicata attenzione costante al rapporto con le nuove generazioni. A tale riguardo sono state organizzate annualmente, in coordinamento con l’Istituto Italiano di Bioetica, le “Conferenze per le scuole”, che hanno avuto sede in diverse città italiane. A tali Conferenze, delle quali l’ultima si è tenuta recentemente a Roma, vi è stata sempre un’ampia partecipazione di giovani, i quali hanno discusso diversi temi di attualità, confrontandosi direttamente con i componenti del CNB.

Il Comitato ha, inoltre, acquisito una rilevanza e visibilità internazionale, grazie alla partecipazione costante ad iniziative internazionali di livello europeo ed extra-europeo (presso la Commissione europea, il Consiglio d’Europa, l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’OCSE) e l’organizzazione di convegni che hanno visto la partecipazione dei più importanti rappresentanti della bioetica mondiale. A tale riguardo è stato fondamentale provvedere alla traduzione in lingua inglese dei pareri.
Nel terminare il proprio mandato, il CNB auspica che la Presidenza del Consiglio possa nominare i nuovi membri in tempi rapidi, così da assicurare al Comitato la continuità dei propri compiti istituzionali, anche a livello internazionale.

(Fonte: «ilVelino.it»)

4. Nel “DNA-spazzatura” scoperta la causa di tumori e malattie genetiche

4 ottobre 2013

A differenza della regione che codifica proteine, dove si trovano 23.000 geni, la regione non-coding che costituisce il 98% del genoma umano non è ancora ben compresa, tanto che in passato è stata considerata un ‘DNA-spazzatura’. A partire da studi recenti che hanno evidenziato la funzione di questa regione nella regolazione delle proteine, uno studio pubblicato su “Science” e che conta tra i primi firmatari Vincenza Colonna dell’Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli ha identificato le regioni del genoma che non codificano per proteine rilevanti dal punto di vista funzionale, scoprendone il ruolo potenziale nello sviluppo di vari tipi di tumore.

Le regioni del DNA che codificano proteine e contengono geni importanti per la sopravvivenza e la salute umana subiscono una selezione “negativa”: la loro variabilità genetica è cioè ridotta affinché la funzione di tali geni si conservi inalterata. «In questa ricerca si è tentato di identificare le regioni non codificanti del genoma definite “ultrasensitive” dove, così come nelle regioni protein-coding, le mutazioni che risultano dannose vengono rimosse e le mutazioni benefiche subiscono al contrario una selezione ‘positiva’ affinché la loro frequenza aumenti nelle popolazioni», spiega Vincenza Colonna dell’Igb-Cnr. «Tali mutazioni sottoposte a selezione positiva sono molto rare, ma hanno effetti importanti: in questo lavoro dimostriamo per la prima volta che alcune di esse si trovano in regioni non-coding centrali per la regolazione genica».

La ricerca ha identificato in queste regioni del genoma le singole basi del DNA che, se modificate, causano gravi alterazioni funzionali e che, se la regione svolge una funzione centrale in un network di geni, possono avere gravi ripercussioni e causare malattie. Queste informazioni sono state implementate in un sistema informatico che ha gerarchizzato le varianti sulla base del loro potenziale impatto patologico. Il sistema è stato applicato a 90 genomi estratti da tumori del seno, della prostata e del cervello e ha identificato 100 potenziali mutazioni in regioni non codificanti. «Ad esempio, in genomi derivanti da cellule colpite dal cancro del seno, è stata identificata la mutazione di una singola base del DNA che sembra avere un grande impatto sullo sviluppo tumorale», prosegue Colonna.

«La ricerca ha combinato la lista di varianti genetiche identificate dal 1000 Genomes Project e l’informazione sulle regioni non-coding fornita da Encode Project», dice Ekta Kurana della Yale University. «Al di là di questa prima applicazione sui genomi del cancro, questo metodo può essere adattato a qualsiasi mutazione responsabile di malattie genetiche che si trovi in regioni non-coding», conclude Chris Tyler-Smith del Wellcome Trust Sanger Institute. «Siamo entusiasti del potenziale di questo metodo per l’identificazione di mutazioni sia legate a malattie sia benefiche in questa parte del genoma importante e ancora non totalmente esplorata».

(Fonte: «CNR»)

5. Tra un anno il Sinodo sulle “sfide della famiglia”

8 ottobre 2013

La terza Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi si svolgerà in Vaticano, dal 5 al 19 ottobre 2014. Lo ha annunciato l’8 ottobre la Sala Stampa Vaticana. L’assise, convocata da papa Francesco, avrà come oggetto «Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione», un tema che è stato ampiamente dibattuto durante la recente prima sessione di lavoro del Santo Padre e del Consiglio degli otto cardinali.

«Molto importante è l’indizione di un Sinodo Straordinario sul tema della pastorale della famiglia – ha commentato il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi. Questo è il modo in cui il Papa intende portare avanti la riflessione e il cammino della comunità della Chiesa, con la partecipazione responsabile dell’episcopato delle diverse parti del mondo».

L’indizione di un Sinodo straordinario, ha aggiunto il portavoce vaticano, indica la strada di una Chiesa che si muove «comunitariamente nella riflessione e nella preghiera» e che prende «gli orientamenti pastorali comuni nei punti più importanti – come la pastorale della famiglia – sotto la guida del Papa e dei vescovi».
In questo contesto «proporre particolari soluzioni pastorali da parte di persone o di uffici locali può rischiare di ingenerare confusione. È bene mettere in rilievo l’importanza di condurre un cammino nella piena condivisione della comunità ecclesiale» ha poi concluso Lombardi.

(Fonte: «Zenit.org»)

5. Ocse, italiani “analfabeti” del millennio

9 ottobre 2013

Cittadini italiani in fondo alla classifica sui saperi essenziali per orientarsi nella società del Terzo millennio. E in Italia, si ritorna a parlare di analfabetismo funzionale. Non importa, in altre parole, se gli italiani sanno tecnicamente leggere, scrivere e far di conto. Ma l’uso che sono in grado di fare delle informazioni che possono acquisire anche attraverso le tecnologie digitali. Nell’ultima classifica stilata dall’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), e diffusi il 9 ottobre dall’Isfol, sulle competenze principali degli adulti il nostro Paese figura all’ultimo posto. Ci piazziamo in fondo alla classica – ultimi tra 24 Paesi – per competenze in lettura e al penultimo posto sia per competenze in matematica sia per capacità di risolvere problemi in ambienti ricchi di tecnologia, come quelli delle società moderne.

Una maglia nera che preoccupa la politica e che fa il paio con gli scarsi risultati dei quindicenni italiani nei test Ocse-Pisa in lettura, matematica e scienze. «I dati dell’Indagine PIAAC (Programme for the international assessment of adult competencies) dell’Ocse sono allarmanti e impongono un’inversione di marcia», dichiarano Enrico Giovannini e Maria Chiara Carrozza, rispettivamente a capo del Dicastero del Lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. «Desta particolare preoccupazione – continuano – la condizione dei cosiddetti Neet, giovani che né studiano né lavorano: l’abbandono precoce dei percorsi di formazione rischia di pregiudicare il loro futuro, i dati Ocse lo dicono chiaramente». «Così come – concludono i due membri del governo Letta – è evidente che in Italia c’è un capitale femminile sottoutilizzato sul piano professionale, uno spreco di risorse e talenti che il nostro Paese non può più permettersi».

Ma quali sono le competenze indagate dall’Ocse? E a quale livello siamo in Italia? Per quanto riguarda la literacy proficiency, gli esperti parigini hanno preso in considerazione le capacità degli adulti di età compresa fra i 15 e i 65 anni «di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità». Una competenza che prescinde dalla semplice capacità strumentale di leggere e scrivere. E in un mondo che utilizza ormai dati, tabelle e grafici per illustrare tantissimi aspetti della vita comune – dallo spread che, ci dà indicazioni sulle condizioni della nostra economia, alle previsioni del tempo – non sapere «accedere, utilizzare, interpretare e comunicare le informazioni numeriche», la numeracy proficiency , si trasforma in un gap considerevole per i cittadini italiani alle prese con una delle più gravi crisi del mercato del lavoro degli ultimi trent’anni. Nel Bel paese arranchiamo anche per capacità dell’uso delle tecnologie digitali e quelle offerte dalle reti internet «per acquisire informazioni, comunicare e svolgere compiti pratici».

Oltre un quarto degli italiani, il 28%, si piazzano a livello più basso, o addirittura al di sotto di tale livello, per competenze in lettura. Percentuale che scende al 15% nei paesi Ocse e al 12% in Norvegia. Quasi un terzo della popolazione leggendo un libro o qualsiasi altro testo scritto riesce ad interpretare soltanto informazioni semplici. Stesso discorso quando occorre confrontarsi con dati, tabelle e grafici. Gli italiani che si piazzano ai livelli più bassi – al primo livello o sotto il livello più basso – sono addirittura 32%. In Spagna che ci contende il gradino più basso sono il 31 per cento abbondante. La Finlandia si piazza al secondo posto col 13 per cento e il Giappone è in testa con appena l’8 per cento di adulti con scarse competenze matematiche.
«La clamorosa bocciatura emersa oggi dal rapporto Ocse-Isfol – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief – conferma quello che il sindacato sostiene da tempo: occorre prima di tutto agire con urgenza per rendere obbligatoria la frequenza della scuola sino alla fine delle superiori. Poi è indispensabile restituire ai nostri allievi quel 10 per cento di tempo scuola sottratto nell’ultimo con le riforme Gelmini e infine – continua il sindacalista – invertire il trend dei cosiddetti Neet, quei 2 milioni e mezzo di giovani che vivono le loro giornate senza studiare né lavorare».

Salvatore Intravaia
(Fonte: « La Repubblica»)

6. Rinnovato il Comitato nazionale di Bioetica

8 ottobre 2013

C’è anche il prof. Silvio Garattini – bergamasco, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche «Mario Negri» – tra i componenti del rinnovato Comitato nazionale per la Bioetica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il Comitato Nazionale per la Bioetica della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato rinnovato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il 27 settembre.

Alla presidenza del Comitato è stato confermato il Prof. Francesco Paolo CASAVOLA, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, che sarà coadiuvato dal Vicepresidente Vicario Prof. Lorenzo D’AVACK, Ordinario di filosofia del diritto (Università di Roma Tre) e dai Vicepresidenti Dott. Riccardo DI SEGNI, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma, e Prof.ssa Laura PALAZZANI, Ordinario di filosofia del diritto, (Università Lumsa di Roma).

Il numero dei componenti è stato notevolmente ridotto; i nomi degli altri 23 componenti del Comitato sono:

Prof. Salvatore AMATO, Ordinario di filosofia del diritto, Università di Catania
Prof.ssa Luisella BATTAGLIA, Ordinario di filosofia morale e di bioetica, Università di Genova
Prof. Carlo CALTAGIRONE, Ordinario Neurologia, Università Tor Vergata di Roma
Prof. Stefano CANESTRARI, Ordinario di diritto penale, Università di Bologna
Prof.ssa Cinzia CAPORALE, Dirigente tecnologo presso l’Istituto di Tecnologie Biomediche (ITB-CNR) – Coordinatore della Commissione per l’Etica della Ricerca e la Bioetica del CNR
Prof. Carlo CASONATO, Ordinario Diritto Pubblico Comparato, Università degli Studi di Trento
Prof. Francesco D’AGOSTINO, Ordinario di filosofia del diritto, Università di Roma Tor Vergata
Prof. Bruno DALLAPICCOLA, Ordinario di Genetica Medica, Direttore scientifico Ospedale Bambino Gesù di Roma IRCCS
Prof. Antonio DA RE, Ordinario di filosofia morale, Università di Padova
Prof. Mario DE CURTIS, Ordinario di Pediatria, Università di Roma “La Sapienza”
Prof. Carlo FLAMIGNI, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia, Università di Bologna
Prof.ssa Paola FRATI, Ordinario di Medicina Legale/Bioetica, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
Prof. Silvio GARATTINI, Direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”
Prof.ssa Marianna GENSABELLA, Straordinario di Filosofia Morale, Università di Messina
Prof.ssa Assunta MORRESI, Associato di Chimica-Fisica, Università di Perugia
Prof. Demetrio NERI, Ordinario di Bioetica, Università di Messina
Prof. Andrea NICOLUSSI, Ordinario di Diritto Civile, Università Cattolica del S. Cuore, Milano
Prof. Rodolfo PROIETTI, Ordinario di Anestesia e Rianimazione, Università Cattolica del S. Cuore, Roma
Prof.ssa Lucetta SCARAFFIA, Associato di Storia Contemporanea, Università La Sapienza di Roma
Prof. Massimo SARGIACOMO, Straordinario di Economia Aziendale, Università “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara
Prof.ssa Monica TORALDO DI FRANCIA, Docente di Bioetica, Stanford University (Breyer for Overseas Studies in Center Florence)
Prof. Giancarlo UMANI RONCHI, Ordinario di Medicina Legale, Università La Sapienza di Roma
Dott.ssa Grazia ZUFFA, Psicologa e psicoterapeuta

Fanno parte del Comitato, in quanto membri con carattere consultivo e senza diritto di voto, anche altri 4 componenti: il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, il Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e dei Veterinari e il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il nuovo CNB resterà in carica per quattro anni, fino al 26 settembre 2017.

(Fonte: «Eco di Bergamo»)

7. Giornata salute mentale: Scienza & Vita, «Un’emergenza sottostimata»

10 ottobre 2013

Si è celebrata il 10 ottobre 2013 la quinta edizione della Giornata mondiale della salute mentale, «un‘emergenza sottostimata, di cui si parla solo a seguito di eventi drammatici, mentre i malati che ne soffrono necessitano di un concreto e quotidiano sostegno medico, psicologico e assistenziale», dichiara Paola Ricci Sindoni, presidente nazionale dell‘Associazione Scienza & Vita. «I disagi e disturbi psichici sono in costante aumento, non solo a causa di patologie innate. Purtroppo infatti entrano in gioco anche la disgregazione sociale e la crisi economica in atto, che rendono più forte e più drammatica la solitudine e l‘abbandono. Per questo i contatti sociali e le relazioni umane, affiancati ad adeguati interventi specialistici, rappresentano un passo fondamentale nella cura di questi disturbi». Ricci Sindoni invita inoltre a non dimenticare che la natura cronica e invalidante dei disturbi mentali «pone un pesante fardello economico sulle spalle degli individui e delle loro famiglie, ma esistono gli strumenti e le modalità per aiutare e curare. È essenziale quindi che vengano trovate e stanziate risorse per la formazione degli operatori e la predisposizione di servizi dedicati, che possano essere di aiuto e sostegno ai malati e ai loro familiari».
(Fonte: «Sir»)

8.  Metodo Stamina, stop definitivo dal Ministero

11 ottobre 2013

“Potenziali rischi”, “inadeguata descrizione” e “insufficiente definizione del prodotto”. Sono queste le ragioni in base alle quali il Ministero della Salute ha ufficializzato il 10 ottobre lo stop alla sperimentazione del metodo Stamina. La decisione di blocco della sperimentazione, si legge nel documento del Ministero, è stata presa considerando il parere del Comitato scientifico e quello successivo dell’avvocatura dello Stato. Le scelte, ha commentato il ministro Beatrice Lorenzin nella conferenza stampa convocata il 10 ottobre, «vanno prese sulla base dei fatti e non delle emozioni. Ci siamo fatti guidare dalle emozioni derogando alle norme sulla sperimentazione in Parlamento e stanziando 3 milioni». Tuttavia, ha proseguito il ministro, «arriva poi il momento in cui ci sono le evidenze scientifiche, e di fronte a ciò non esiste la politica, poiché la politica deve fare un passo indietro».

Pronta la replica del presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni. «Non è il metodo Stamina a essere pericoloso per i malati, bensì il ministro Lorenzin e chi sta gestendo così male questa situazione, a fronte di una legge votata dal Parlamento che stabilisce l’avvio della sperimentazione. Ora «l’obiettivo – ha detto Vannoni – è attuare la sperimentazione all’estero, possibilmente in Usa». A questo punto, ha sottolineato «attenderemo gli esiti del ricorso al Tar del Lazio contro il comitato scientifico e la pronuncia del Tar della Lombardia sulle cartelle cliniche dei pazienti in trattamento agli Spedali Civili di Brescia».
Quello di oggi, ha aggiunto Vannoni, «è uno stop fatto solo sulla carta, poiché nessuno ha valutato gli effetti delle cure sui pazienti in trattamento a Brescia e l’assenza di effetti collaterali». Si tratta di una decisione di blocco «fatta in modo scorretto; infatti – rileva Vannoni – non era compito del comitato scientifico nominato dal ministro valutare il via libera alla sperimentazione, deciso dal Parlamento. Il comitato, al contrario, doveva solo “disegnare” la sperimentazione; si sono sentiti degli esaminatori, ma in realtà dovevano essere gli esecutori di una decisione del Parlamento». Inoltre, aggiunge, «le motivazioni del parere del comitato non ci sono ancora note».

«Per il ministro noi siamo morti che camminano, ormai non mi sorprende più nulla. Visto che non abbiamo avuto risposte neppure dal Papa, ci rivolgeremo alla Corte Europea dei Diritti umani di Strasburgo», è il commento di Sandro Biviano, portavoce dei malati che dal 23 luglio scorso presidiano notte e giorno piazza Montecitorio. «Noi stiamo facendo democrazia, loro dittatura. Stanno giocando con le nostre vite», conclude Biviano malato di distrofia muscolare come gli altri suoi tre fratelli.

Marco Malagutti
(Fonte: «Doctor33»)

9. Prezioso contributo delle donne su temi bioetici e nuove responsabilità

11 ottobre 2013

Riflessione, formazione, dialogo tra donne ma non soltanto, perché è necessario allargare gli orizzonti della discussione per comprendere “se, come, quanto”, oggi, la presenza delle donne porti un contributo differente nei luoghi in cui “si pratica” la bioetica, si decide, come i comitati, si crea opinione, come le associazioni e i movimenti o ancora in cui si attuano scelte a livello politico e legislativo.  Ha cercato di dare risposte a questi quesiti il convegno «Donne, bioetica e cittadinanza. Percorsi di genere tra bios, ethos e polis», punto di arrivo di un cammino lungo e complesso, all’interno del Progetto Prin 2009, che ha coinvolto sul tema «Donne, bioetica e cittadinanza: nuovi diritti e nuove responsabilità» un’unità di ricerca composta da docenti delle università di Messina e Catania.

Attraverso la voce delle donne che si muovono tra bios, ethos e infine polis, le due giornate di studi, cominciate il 10 ottobre nell’Aula magna del dipartimento di Civiltà antiche e moderne, è stato possibile comprendere se e in che termini siano portatici di un’etica differente grazie agli autorevoli protagonisti della bioetica italiana e del mondo politico coinvolti. I lavori sono stati introdotti dal coordinatore del collegio dei pro-rettori, Giovanni Cupaiuolo e presentati Marianna Gensabella, ordinario di Bioetica, componente del Comitato nazionale per la bioetica e dell’istituto italiano di bioetica, sezione Sicilia, che si è soffermata sulla necessità del convegno di porsi come momento non solo di riflessione sulla teoria ma anche di incontro con la pratica, per comprendere meglio il ruolo delle donne e le caratteristiche di movimenti e associazioni impegnate nella diffusioni dei temi legati alla bioetica.

In particolare, Luisella Battaglia, ordinario di Bioetica all’Università di Genova, e Girolamo Cotroneo, emerito di Filosofia dell’Ateneo peloritano, si sono soffermati sul ruolo dell’Istituto italiano di Bioetica di cui sono rispettivamente presidente nazionale e della sezione Sicilia, mentre Paola Ricci Sindoni, ordinario di Filosofia morale dell’Università di Messina, e Domenico Coviello, medico genetista, hanno illustrato l’agire dell’associazione Scienza e Vita. La tavola rotonda del primo pomeriggio di studi, invece, ha accolto le voci delle donne impegnate nell’associazionismo.

Particolarmente ricco anche il programma dell’11 ottobre: in apertura, Francesco D’Agostino ordinario di Filosofia del diritto a Roma Tre, presidente onorario del Comitato nazionale per la bioetica, si è soffermato su “La differenza di genere come problema antropologico”, poi le voci delle donne dei Comitati nazionale per la bioetica ed etici per la sperimentazione, mentre nel pomeriggio una tavola rotonda dedicata a donne, bioetica e politica, coordinata dalla prof. Gensabella, ha coinvolto Paola Binetti, ordinario di Neuropsichiatria infantile, deputato, già componente del Comitato nazionale per la bioetica; l’assessore regionale alla Sanità Lucia Borsellino, il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto Maria Teresa Collica e Giusi Furnari, associato di Storia della filosofia dell’Università di Messina, nonché coordinatore di Libertà e giustizia.

Elisabetta Reale
(Fonte: «La Gazzetta del Sud»)

10. Scienza & Vita: plauso alla normativa contro il femminicidio. Ora servono educazione e formazione

11 ottobre 2013

«La legge sul femminicidio non è un punto di arrivo ma di partenza, per costruire una nuova alleanza tra donne e uomini basata sull’incontestabile dato che la violenza contro le persone di genere femminile è una violazione dei diritti umani e il segno della decadenza di una civiltà», commenta Paola Ricci Sindoni, presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita.

«In una società, come la nostra, nella quale l’economia è basata sul consumo delle cose e che consuma anche le vite, dando un prezzo a tutto ma togliendo valore a molto, questa legge ricorda che le donne non sono mai proprietà personale, né devono diventare oggetto di sopruso o merce di scambio». «La legge approvata l’11 ottobre inaugura un cambiamento fondamentale nella comprensione dei reati contro le donne e, al tempo stesso, potenzia gli strumenti per la protezione delle vittime di stalking e dei maltrattamenti in famiglia. È necessario però intervenire sulle cause profonde e radicate della violenza e questo si può fare solo attraverso la diffusione di una cultura della pari dignità tra uomini e donne, nel rispetto della differenza, per la promozione di ogni strumento educativo capace di restituire il giusto valore al mondo femminile».

(Fonte: «Scienza&Vita»)

11. Stati vegetativi: Casa Dei Risvegli, «Molte diagnosi potrebbero essere riviste»

11 ottobre 2013

Molte diagnosi sugli stati vegetativi potrebbero essere riviste. A dimostrarlo è uno studio italiano, il Progetto Vesta, finanziato dal ministero della Salute, coordinato da Roberto Piperno, direttore della Casa dei Risvegli Luca De Nigris e realizzato da 24 Ordini dei medici italiani avente come capofila quello di Bologna. Sono 326 i casi nel registro del Progetto italiano Vesta con oltre 700 valutazioni cliniche: è uno dei risultati dello studio che ha visto coinvolti 20 tra professionisti e centri di riabilitazione in 15 Province italiane ed è stato presentato nei giorni scorsi a Roma. Di questi casi – informa una nota dell’associazione – 225 sono in stato vegetativo.

«Abbiamo usato gli strumenti clinici più appropriati oggi a disposizione della comunità scientifica – afferma Piperno – per uno studio che vuole essere un importante confronto per tutti gli operatori sanitari del settore e le famiglie dei pazienti». Il progetto vuole osservare il cambiamento eventuale nelle fasi ritenute di cronicità irreversibile e dimostra che un esame condotto da medici con esperienza specifica, applicando i migliori criteri clinici e nelle migliori condizioni può cambiare la diagnosi in almeno un caso su quattro.

«È una percentuale di persone alle quali viene negata una opportunità di relazione e forse anche di cura ed è probabile che queste persone possano cambiare ancora nel corso del tempo», afferma Piperno, secondo il quale «possiamo anche ipotizzare che le diagnosi strumentali più sono accurate e più possono abbassare questa percentuale».  Anche nel 70% di coloro che sono diagnosticati in Stato vegetativo, non in tutti i casi, sono possibili condizioni cliniche che interferiscono con la ripresa della coscienza.

Lo studio coinvolge anche i familiari “caregiver”, il 10% dei quali non accetta la diagnosi “perché è convinta di capire meglio i bisogni e di poterli risolvere”. Il progetto Vesta ha visto la condivisione delle associazioni che rappresentano i familiari delle persone con gravi cerebro lesioni e, in stato vegetativo e di minima coscienza. «Nei disordini della coscienza occorre mettere ordine. E questa ricerca di 24 Ordini dei medici italiani è molto confortante – dice Fulvio De Nigris, de “La Rete delle associazioni” – perché risponde ad una richiesta dei familiari di interpretare quei segnali di miglioramento e di risveglio che sempre più spesso loro intercettano nei loro cari. Oggi queste famiglie hanno una maggiore conferma di quel ‘sento che ci sei’ che le vede unite in una diversa relazione di comunicazione con il proprio caro».

(Fonte: «Sir»)

12.  Papa Francesco: la maternità «non è semplicemente un dato biologico»

12 ottobre 2013

«Tante cose possono cambiare e sono cambiate nell’evoluzione culturale e sociale, ma rimane il fatto che è la donna che concepisce, porta in grembo e partorisce i figli degli uomini». Con queste parole il Papa ha spiegato che la maternità «non è semplicemente un dato biologico, ma comporta una ricchezza di implicazioni sia per la donna stessa, per il suo modo di essere, sia per le sue relazioni, per il modo di porsi rispetto alla vita umana e alla vita in genere».

«Chiamando la donna alla maternità, Dio le ha affidato in una maniera del tutto speciale l’essere umano», ha detto il Papa ricevendo in udienza i partecipanti al Convegno promosso dal Pontificio Consiglio dei laici in occasione del 25° anniversario della “Mulieris dignitatem” di Giovanni Paolo II, definita da Papa Francesco «un documento storico, il primo del magistero pontificio dedicato interamente al tema della donna». Riferendosi al n. 30 della lettera apostolica, al centro del convegno, in cui Giovanni Paolo II dice che «Dio affida in un modo speciale l’uomo, l’essere umano, alla donna», Papa Francesco ha spiegato che questo «speciale affidamento dell’essere umano alla donna» si riassume nella maternità, specificando però subito dopo come questo termine vada inteso.

«Ci sono due pericoli sempre presenti, due estremi opposti che mortificano la donna e la sua vocazione», ha ammonito il Papa: «Il primo è di ridurre la maternità ad un ruolo sociale, ad un compito, anche se nobile, ma che di fatto mette in disparte la donna con le sue potenzialità, non la valorizza pienamente nella costruzione della comunità. Questo sia in ambito civile, sia in ambito ecclesiale». E, «come reazione a questo», c’è l’altro pericolo, in senso opposto: quello di «promuovere una specie di emancipazione che, per occupare gli spazi sottratti dal maschile, abbandona il femminile con i tratti preziosi che lo caratterizzano». A questo proposito, il Papa ha sottolineato che la donna ha «una sensibilità particolare per le cose di Dio, soprattutto nell’aiutarci a comprendere la misericordia, la tenerezza e l’amore che Dio ha per noi».

«A me piace anche pensare che la Chiesa non è ‘il’ Chiesa, è ‘la’ Chiesa”, ha rivelato: «La Chiesa è donna, è madre, e questo è bello. Dovete pensare e approfondire su questo». La “Mulieris Dignitatem”, in questo contesto, «offre una riflessione profonda, organica, con una solida base antropologica illuminata dalla Rivelazione. Da qui dobbiamo ripartire per quel lavoro di approfondimento e di promozione che già più volte ho avuto modo di auspicare».
«Anche nella Chiesa è importante chiedersi: quale presenza ha la donna?», l’invito finale del Papa. «Io soffro – ha confessato – quando vedo nella Chiesa o in alcune organizzazioni ecclesiali che il ruolo di servizio – che tutti noi abbiamo e dobbiamo avere – che il ruolo di servizio della donna scivola verso un ruolo di ‘servidumbre’. Non so se si dice così in italiano. Mi capite? Servizio». «Quando io vedo donne che fanno cose di ‘servidumbre’, è che non si capisce bene quello che deve fare una donna».

«Quale presenza ha la donna nella Chiesa? Può essere valorizzata maggiormente?», le domande sollecitate dal Papa: «È una realtà che mi sta molto a cuore e per questo ho voluto incontrarvi – contro il regolamento, perché non è previsto un incontro del genere – e benedire voi e il vostro impegno. Grazie, portiamolo avanti insieme! Maria Santissima, grande donna, Madre di Gesù e di tutti i figli di Dio, ci accompagni».

(Fonte: «Sir»)

13. Allarme cannabis: «Non è vero che cura, uccide»

13 ottobre 2013

Sale l’allarme marijuana anche da “WeFree days”, l’appuntamento di due giorni svoltosi a San Patrignano. E sale alto perché finalmente si raccontino i danni che sta facendo la droga più diffusa al mondo, usata nel nostro Paese da uno studente su cinque. Gilberto Gerra, direttore del Dipartimento prevenzione dell’UNodc (Ufficio droghe e crimine delle Nazioni Unite): «La pericolosità della cannabis è riconosciuta universalmente. E non è pericolosa perché illegale, ma illegale perché pericolosa». Nemmeno Arthur Dean che presiede la “Community antidrug coalitions of America” la prende alla larga: «Negli Usa si assiste a una campagna di promozione della cannabis, orchestrata anche con fondi privati, per convincere i cittadini che non fa male e ha effetti terapeutici». Peccato che «la cittadinanza sia stata ingannata: solo il 3,5% dei consumatori di cannabis terapeutica la assume per reali bisogni terapeutici». Intanto la campagna di promozione ha «allentato la percezione del rischio da parte dell’opinione pubblica, scesa oggi al 44% degli americani, favorendo l’aumento del consumo». È un coro.

Grazie alle tecniche di neuro-imaging – ha spiegato Giovanni Serpelloni, direttore del Dipartimento politiche antidroga presso la presidenza del Consiglio – è stata registrata, fra chi ha usato cannabis, «una riduzione del quoziente intellettivo fino al 10% intorno ai 50 anni, cioè proprio quando la pienezza intellettiva è più necessaria per la vita sociale e professionale». Del resto – ha sottolineato Daniela Parolaro, ordinario di Farmacologia cellulare e molecolare presso la facoltà di Scienze dell’Università dell’Insubria – «il punto fermo è che la cannabis assunta in età adolescenziale crea danni che si ripercuotono in età adulta». Taglia corto lo psicoterapeuta Claudio Risè: «Serve più informazione, non è vero che la cannabis cura, ma uccide».

Nel frattempo in Italia procede a passi da gigante la proposta di legge che depenalizza coltivazione e commercio dei derivati della cannabis, oltre che la sua cessione gratuita. Proposta che già il 15 ottobre sarà discussa in Commissione giustizia del Senato. Perciò da esperti e politici è partito un appello ad avviare immediatamente una campagna di mobilitazione che coinvolga comunità, ricercatori, opinione pubblica e mass media.
Carlo Giovanardi (Pdl) ha spiegato che ad esempio la proposta prevede «l’abolizione delle misure amministrative come il ritiro del passaporto e della patente. Chi è d’accordo a far guidare l’auto a una persona che ha assunto droga?». Ed è infine il direttore Gerra a mettere il dito nella piaga. «Legalizzare la cannabis chi andrebbe a colpire? – domanda.

I ragazzini privilegiati, quelli con maggiore ricchezza familiare e di strumenti educativi, quelli che imparerebbero a non usare neppure il tabacco o i più giovani che appartengono alle fasce più vulnerabili? Quelli con maggiori fragilità, con difficoltà, con minori mezzi economici, con genitori che magari non riescono a essere buoni educatori?».

Pino Ciociola
(Fonte: «Avvenire»)

14. La salute nelle carceri. Per il Cnb la situazione è allarmante. Ecco le raccomandazioni per il Ssn

15 ottobre 2013

Il Comitato Nazionale per la Bioetica ha pubblicato il parere “La salute dentro le mura”, approvato in seduta plenaria il 27 settembre 2013. Il documento è stato elaborato dalla prof.ssa Grazia Zuffa, coordinatrice del gruppo di lavoro.

Il documento individua alcune aree di intervento come: l’istituzione di una cartella sanitaria nazionale informatizzata; lo sviluppo della telemedicina; la salute mentale (garantendo non solo personale sanitario specialistico adeguato, ma la riduzione dei fattori di stress ambientali); la prevenzione del suicidio e dell’autolesionismo; una maggiore attenzione alle donne detenute, sotto l’aspetto della differenza di genere; il completo adeguamento dei programmi in carcere agli standard dei servizi sul territorio per le persone dipendenti da sostanze psicoattive; la prevenzione della trasmissione della infezione Hiv e il trattamento adeguato delle persone sieropositive; la parità di trattamento per i migranti; la chiusura dei Centri di Identificazione ed Espulsione, o quanto meno la loro riduzione a misura eccezionale, con prestazioni sanitarie erogate a cura del Ssn.

Nelle raccomandazioni, il Cnb, prendendo spunto dalla condanna dell’Italia a causa del sovraffollamento carcerario da parte della Corte Europea di Strasburgo del gennaio 2013, ribadisce il valore della prevenzione, affinché sia assicurato ai detenuti e alle detenute un ambiente rispettoso dei diritti e dei principi di umanità. Infine, invita a sorvegliare affinché un settore come il carcere, che abbisogna di molti sforzi per raggiungere standard accettabili di vivibilità, non abbia al contrario a soffrire per la contrazione delle risorse. Per ciò che riguarda i detenuti e le detenute, il diritto alla salute acquista rilievo etico particolare, per molteplici ragioni: in primo luogo, perché la popolazione detenuta rappresenta un gruppo ad alta vulnerabilità bio-psico-sociale, il cui livello di salute, ancor prima dell’entrata in carcere, è mediamente inferiore a quello della popolazione generale. Inoltre, il principio della pari opportunità (fra detenuti e liberi) all’accesso al bene salute da un lato incontra ostacoli nelle esigenze di sicurezza, dall’altro entra in contraddizione con una pratica di detenzione che produce sofferenza e malattia. Ne consegue per tutte le autorità competenti, ad iniziare da quelle sanitarie, un dovere di sorveglianza e verifica dell’effettivo rispetto del diritto alla salute dei detenuti.

In linea con gli organismi internazionali e col dettato della riforma sanitaria in carcere del 2008, il diritto alla salute, anche e soprattutto in carcere, non si esaurisce nell’offerta di prestazioni sanitarie adeguate: particolare attenzione deve essere prestata alle componenti ambientali, assicurando alle persone ristrette condizioni di vita e regimi carcerari accettabili, che permettano una vita dignitosa e pienamente umana. Perciò, problemi quali il sovraffollamento, l’inadeguatezza delle condizioni igieniche, la carenza di attività e di opportunità di lavoro e di studio, la permanenza per la gran parte della giornata in cella, la difficoltà a mantenere relazioni affettive e contatti col mondo esterno, sono da considerarsi ostacoli determinanti all’esercizio del diritto alla salute: il Servizio Sanitario dovrebbe farsi carico di questi aspetti, al fine di combatterli in un’ottica preventiva.

Il passaggio della sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale ha rappresentato un passo importante verso l’obiettivo del raggiungimento della parità dei livelli di salute fra detenuti e liberi. Tuttavia, a distanza di cinque anni, diverse problematiche rimangono aperte, dalla carente programmazione sanitaria in base alle peculiarità della popolazione detenuta, ai differenti livelli di prestazioni sanitarie fra Regione e Regione che inficiano il diritto del detenuto alla continuità delle cure, quando sia trasferito da un carcere all’altro; alle carenze nel rapporto col medico di base o di reparto; all’inadeguata informazione al paziente e ai suoi parenti; al rispetto della privacy, non sempre assicurato. Ancora più grave, si registrano ritardi nelle visite specialistiche e negli interventi che devono essere eseguiti fuori dal carcere, fino a casi di persone con gravi patologie cui non viene riconosciuta, o viene riconosciuta troppo tardi, la incompatibilità con la detenzione.

(Fonte. «Quotidiano Sanità»)
(Approfondimenti: http://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=5148997.pdf)

15. Sanità salvata dai tagli. Ma troppi italiani sono malati di serie B

17 ottobre 2013

Un affondo mancato al cuore spendaccione, talvolta senza controllo, della sanità pubblica. La legge di stabilità varata in questi giorni dal Governo Letta ha risparmiato il settore sanitario dai tagli che fino all’ultimo erano stati paventati. Ma qual è il costo reale che dovranno pagare i cittadini in termini di qualità di servizi e tutela dei diritti? Il Sir ne ha parlato con Ivan Cavicchi, docente di sociologia delle organizzazioni sanitarie e di filosofia della medicina all’Università Tor Vergata di Roma.

Con la legge di stabilità il Governo ha salvato il settore della sanità dai tagli previsti. Ma questa sanità è in grado di salvare lo Stato?

«Il tentativo dei tagli lineari è come una parentesi che si è chiusa. Resta comunque il fatto che il finanziamento per la sanità nel 2014 è pari a 107,9 miliardi di euro, 2 in meno rispetto a quelli chiesti dalle Regioni. A decidere come saranno coperti questi soldi sarà il ‘Patto per la salute’, un accordo programmatico tra Governo e Regioni. Quest’ultime insistono molto sui Livelli essenziali di assistenza (Lea) e il mio timore è che si vada a una riduzione delle tutele. Almeno un quarto della spesa totale è già a carico delle famiglie. Le nuove povertà legate alla crisi inducono le famiglie a non curarsi e non possiamo permetterci di accentuare ancora di più questa realtà».

A fronte della decisione del Governo di non toccare i conti della sanità, si potrebbe immaginare una rivisitazione del lavoro svolto da medici e personale sanitario?

«È un punto fondamentale. Non si cambia nulla se non si passa per il lavoro. Se l’azienda sanitaria è basata prevalentemente sulle professioni, bisogna passare per queste se si vuole modificare qualcosa. Il lavoro deve cambiare. Tuttavia, mentre da parte del sindacalismo medico e non solo si registra un’apertura, la controparte pubblica manifesta una forte chiusura. Come se il problema fosse di tipo esclusivamente finanziario e risolvibile tra Governo e Regioni. Senza contrappesi, anche il diritto alla salute è a rischio. Il lavoro è la chiave di volta per sgonfiare la spesa sanitaria senza distruggere i diritti. La stessa Cei ha organizzato recentemente un convegno mettendo il lavoro al centro del cambiamento. I profili professionali sono vecchi mentre tutto intorno è cambiato».

La riforma del titolo V della Costituzione non sembra aver portato i benefici sperati. Come è possibile che ancora oggi non tutti i cittadini siano uguali di fronte alla possibilità di vedere curata la propria salute?

«Le Regioni hanno tutte le titolarità nella sanità mentre allo Stato è rimasto poco o niente. Questo è il primo errore, perché deve esserci un equilibrio tra i poteri. Non si può sbilanciare il sistema in periferia. Ciò ha impedito che ci fosse una regia centrale, comune anche nei sistemi federalisti. Non si deve però fare l’errore di ridare tutto allo Stato centrale. Andrebbe trovato un equilibrio nella relazione inter-istituzionale. Le Regioni hanno dato una pessima prova di capacità di governo, facendo le debite eccezioni. Sono rimaste delle istituzioni male organizzate che non sono state capaci di gestire tutto il potere che gli è arrivato. In qualche modo la sanità è come la Chiesa, ‘semper reformanda’, perché tanto complessa da dover essere sempre riformata. Le Regioni non lo hanno capito».

Una siringa nel Lazio ha un prezzo di 3 centesimi in una Asl e 65 in un’altra. Una Tac in Sicilia costa il doppio rispetto alla Toscana e un apparecchio per la Tac nel Lazio costa il 36% in più rispetto all’Emilia Romagna…

«A squilibri storici tra Nord e Sud si è aggiunto il problema delle disuguaglianze: ci sono persone che hanno diritti e altre che non li hanno; c’è gente che accede ai servizi e gente che paga il triplo per averli. Si pensi che soltanto 8 Regioni in Italia attuano i Lea. Il diritto alla salute è garantito dalla Costituzione ma non tutti gli italiani possono accedervi. Il bisogno di salute si conosce solo localmente. C’è una complessità per la quale non è possibile governare la salute dal centro. Ridefiniamo, allora, i rapporti tra centro e periferia, recuperando gli eccessi e gli errori di questi anni».

Pensare a una sanità pubblica che intraprenda la strada della privatizzazione non è rischioso per la tutela del diritto alla salute?

«Guardiamo all’America: Obama non ha mollato di un centimetro sull’ObamaCare, fino a rischiare di mettere in default un Paese. Questo ci deve far pensare. Il sistema pubblico costa meno del privato, perché si basa sulla solidarietà. Nel privato, invece, si cura soltanto chi ha reddito. La sanità pubblica è una forma importante di qualità sociale perché i cittadini curati alla stessa maniera garantiscono una migliore convivenza sociale. Finora il sistema misto tra pubblico e privato ha agito in una sorta di complementarietà che sarei per riconfermare e perfezionare. Bisogna essere chiari: ci sono delle aree che se non ci fosse il privato vivrebbero un vero abbandono sociale, come il mondo dell’handicap o della non autosufficienza. D’altra parte bisogna stare attenti a quei 30 miliardi di spesa sanitaria già pagati per l’88% dal cittadino: su questi soldi si stanno già affinando gli appetiti speculativi».

Riccardo Benotti
(Fonte :«Sir»)

16. «Legge anti-omofobia? Illiberale e contro la Costituzione»

25 ottobre 2013

Il disegno di legge contro l’omofobia, approvato in prima lettura dalla Camera il 19 settembre, presenta il «forte rischio» di «una deriva antiliberale». Lo scrive e lo dimostra Marco Ferraresi, ricercatore di Diritto del lavoro all’Università di Pavia e presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani pavese, in un lucido e documentato articolo che apre il Forum monografico su «Omosessualità e “omofobia”» pubblicato sul nuovo fascicolo del trimestrale Iustitia.

La rivista di informazione e cultura dell’Ugci offre come utile strumento di riflessione quattro interventi che riflettono e argomentano sulla legge passata ora all’esame del Senato. Con le firme di Gianfranco Garancini («La proposta di legge “anti-omofobia” tra – legittima – garanzia della libertà individuale e – inaccettabile – protezione del soggettivismo»), Ferrando Mantovani («I delitti di “omofobia” e di transfobia e le inquietudini giuridiche») e Maria Costanza («Genere o non genere, questo è il problema») Iustitia mette a disposizione dei lettori dati di fatto, idee controcorrente e spunti giuridici per formarsi un’opinione documentata su una vicenda che ha diviso l’opinione pubblica ed è ben lontana dal chiudersi, anche perché finalmente nell’opinione pubblica alcune vicende (il caso-Barilla in primis) hanno aiutato a comprendere le incognite della discussa norma.

«Taluni movimenti che promuovono la proposta di legge – scrive Ferraresi – già utilizzano toni verbali accesi contro chi esprime un pensiero diverso, minacciando sin da ora azioni legali». Ed è ugualmente vero che «all’estero, là dove vigono già leggi simili, i margini della libertà di espressione nell’applicazione giurisprudenziale e nella prassi amministrativa sembrano assottigliarsi significativamente, rischiandosi conseguenze penali financo per la mera citazione in pubblico dei passi biblici in tema di omosessualità». In realtà, documenta Ferraresi, «sembra che il diritto italiano già protegga adeguatamente la persona, doverosamente, qualunque sia il suo orientamento sessuale o di “genere”». Per questo motivo, e per le pesanti perplessità sui limiti alla libertà di espressione, «la legge desta forti dubbi di illegittimità costituzionale, peraltro emersi nel corso della discussione nella Commissione Affari costituzionali della Camera».

A far pensare a una possibile incostituzionalità della legge, ammesso (e non concesso) che venga approvata in via definitiva nell’attuale formulazione, sono il «profilo dei princìpi di tassatività della fattispecie penale e di libertà di manifestazione del pensiero» ma anche la limitazione dei capisaldi «di libertà religiosa e di libertà educativa, comprensiva della educazione sessuale, dei genitori verso i figli e delle scuole verso gli alunni».

Di legge «inaccettabile» parla anche il giurista Gianfranco Garancini, presidente Ugci di Milano, biasimando l’idea di una norma che «in nome della tolleranza “speciale” predica intolleranza» e che «in nome di una libertà d’espressione per alcuni pochi predica negazione della libertà d’espressione per altri». Di «dettagli non certo irrilevanti» nella legge sull’omofobia che «agevolano il percorso per raggiungere il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali e l’attribuzione alle stesse del diritto di adozione» parla il direttore e animatore di Iustitia Benito Perrone, in un editoriale nel quale richiama l’attenzione sull’inquietante documento «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)» varato dal Dipartimento per le pari opportunità (sotto il governo Monti) per promuovere «”buone prassi” – come ricorda Perrone – che promuovano la realizzazione in concreto degli obiettivi prefissati, che stravolgono, senza parere, alcuni pilastri culturali della Costituzione».

Francesco Ognibene
(Fonte: «Avvenire»)

17. Cittadinanzattiva, “Schengen sanità” uniformerà assistenza

25 ottobre 2013

Per la prima volta si afferma in Europa il diritto dei pazienti. Così Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva-Tdm, accoglie la Direttiva europea sulle cure transfrontaliere, che ha l’obiettivo di facilitare l’accesso, da parte dei cittadini dell’Unione europea, ai servizi sanitari di tutti gli Stati membri. Secondo il coordinatore del Tribunale dei Diritti del Malato (Tdm) Tonino Aceti è «uno strumento formidabile per uniformare livelli di assistenza tra Paesi europei ma anche tra le diverse Regioni italiane, che hanno sistemi estremamente diversificati». Un’occasione, aggiunge, «per promuovere trasparenza sui sistemi di valutazione di qualità e tempestività delle performance».

Positive novità anche dal punto di vista farmaceutico, perché sarà «occasione per migliorare i ritardi di autorizzazione all’immissione in commercio di nuovi farmaci», cosa, questa, che gioverà anche ai malati rari. Molti i punti di forza della normativa che hanno però bisogno di esser recepiti in modo corretto attraverso un decreto che, per Cittadinanzattiva, dovrà «rispettare alcuni paletti», spiega Aceti. Ovvero prevedere «assistenza diretta per far sì che i cittadini non debbano anticipare di tasca propria i soldi per un intervento, cosa che taglierebbe fuori i meno ricchi» e garantire trasparenza e tempestività delle risposte di autorizzazione da parte delle aziende sanitarie di appartenenza. La direttiva avrà conseguenze importanti, per questo va ben pianificata.
«Ben venga» la novità, anche se «è mancata la regia a livello europeo», osserva Francesco Bevere, direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, che mette in guardia: «bisogna far sì che non si trasformi in occasione di business per Paesi floridi nei confronti di Paesi meno organizzati». «La campagna informativa sta partendo, anche se non ci sono stanziamenti di fondi ad hoc sulla legge di stabilità». I 121 milioni previsti da Cittadinanzattiva «servono per sanare debiti pregressi per la mobilità passiva», precisa.

(Fonte: « Doctor33»)

18. Papa Francesco: messa Giornata famiglia, «Prega, custodisce fede, vive gioia»

27 ottobre 2013

«La famiglia che prega, la famiglia che custodisce la fede, la famiglia che vive la gioia». Su queste tre “caratteristiche fondamentali della famiglia cristiana” il 27 ottobre Papa Francesco ha invitato a meditare, a partire dalle Letture, nella Messa celebrata sul sagrato della basilica vaticana per la Giornata della famiglia, in occasione dell’Anno della fede.

Per la prima caratteristica, facendo riferimento al brano del Vangelo che «mette in evidenza due modi di pregare, uno falso – quello del fariseo – e l’altro autentico – quello del pubblicano», il Pontefice ha chiesto alle famiglie: «Pregate qualche volta in famiglia? Qualcuno sì, lo so. Ma tanti mi dicono: ma come si fa? Ma, si fa come il pubblicano, è chiaro: umilmente, davanti a Dio. Ognuno con umiltà si lascia guardare dal Signore e chiede la sua bontà, che venga a noi». All’obiezione che si potrebbe fare: «Ma, in famiglia, come si fa? Perché sembra che la preghiera sia una cosa personale, e poi non c’è mai un momento adatto, tranquillo, in famiglia», Francesco ha risposto: «Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono».

Un altro segreto è la “semplicità”: «Per pregare in famiglia – ha detto il Papa –, ci vuole semplicità! Pregare insieme il ‘Padre nostro’, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria: è facile. E pregare insieme il Rosario, in famiglia, è molto bello, dà tanta forza! E anche pregare l’uno per l’altro: il marito per la moglie, la moglie per il marito, ambedue per i figli, i figli per i genitori, per i nonni … Pregare l’uno per l’altro. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera».

Il secondo spunto, che viene dall’apostolo Paolo:  «La famiglia custodisce la fede». San Paolo ha conservato la fede «perché, come l’aveva ricevuta, l’ha donata, spingendosi nelle periferie, senza arroccarsi su posizioni difensive». Di qui la domanda: «In che modo noi, in famiglia, custodiamo la nostra fede? La teniamo per noi, nella nostra famiglia, come un bene privato, come un conto in banca, o sappiamo condividerla con la testimonianza, con l’accoglienza, con l’apertura agli altri? Tutti sappiamo che le famiglie, specialmente quelle giovani, sono spesso ‘di corsa’, molto affaccendate; ma qualche volta ci pensate che questa ‘corsa’ può essere anche la corsa della fede?». Le famiglie cristiane sono “missionarie”. E lo sono «anche nella vita di ogni giorno, facendo le cose di tutti i giorni, mettendo in tutto il sale e il lievito della fede!».

Riflettendo sul Salmo responsoriale, Francesco ha chiesto se ognuno porta la gioia «nel suo cuore, a casa sua», «come un compito da fare». «La gioia vera che si gusta nella famiglia – ha osservato – non è qualcosa di superficiale, non viene dalle cose, dalle circostanze favorevoli… La gioia vera viene da un’armonia profonda tra le persone, che tutti sentono nel cuore, e che ci fa sentire la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita». Ma, ha aggiunto, «alla base di questo sentimento di gioia profonda c’è la presenza di Dio, la presenza di Dio nella famiglia, c’è il suo amore accogliente, misericordioso, rispettoso verso tutti. E soprattutto, un amore paziente: la pazienza è una virtù di Dio e ci insegna, in famiglia, ad avere questo amore paziente, l’uno con l’altro. Avere pazienza tra di noi. Amore paziente».

Per il Papa,«solo Dio sa creare l’armonia delle differenze. Se manca l’amore di Dio, anche la famiglia perde l’armonia, prevalgono gli individualismi, e si spegne la gioia. Invece la famiglia che vive la gioia della fede la comunica spontaneamente, è sale della Terra e luce del mondo, è lievito per tutta la società”. “Care famiglie – ha concluso il Pontefice -, vivete sempre con fede e semplicità, come la santa Famiglia di Nazaret. La gioia e la pace del Signore siano sempre con voi».

(Fonte: «Sir»)

19. Scienza & Vita: la ricerca sulle staminali condotta eticamente dà buoni frutti

28 ottobre 2013

«Nell’apprendere la notizia della bimba sottoposta a cura migliorativa con l’uso delle cellule staminali da cordone ombelicale, condividiamo le parole del prof. Angelo Vescovi e del prof. Bruno Dallapiccola che, pur invitando alla cautela, evidenziano i risultati ottenibili da una sperimentazione sicura e controllata», commenta Paola Ricci Sindoni, presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita.

«I dati presentati ci dicono che è ancora presto per dare risposte definitive, ma questo nuovo caso consente di ribadire che la ricerca che coinvolge staminali “etiche”, cioè non derivanti dalla distruzione di embrioni, porta risultati tangibili e apprezzati dalla comunità scientifica, oltre che efficaci e sicuri per i pazienti».

«Le cellule staminali da sangue cordonale rappresentano una ricchezza per la ricerca e per i malati e la donazione del cordone è da sostenere e implementare. Numerosi studi e sperimentazioni hanno confermato la possibilità di utilizzare il sangue prelevato dal cordone ombelicale come fonte alternativa di staminali emopoietiche a scopo di trapianto. La scelta verso la donazione del sangue cordonale continua a crescere. Donare il cordone e depositarlo in una biobanca ne garantisce idoneità, qualità, sicurezza, tracciabilità».

(Fonte: «Scienza&Vita»)

(*) Lara Reale
Giornalista scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
© Riproduzione Riservata