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Osservazioni all’articolo di M. Borrini e L. Garlaschelli sul Telo sindonico

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 18 luglio 2018
Osservazioni all’articolo di M. Borrini e L. Garlaschelli sul Telo sindonico

I risultati di una ricerca pubblicata sul Journal of Forensic Science, dedicata al Sacro Telo sindonico, intitolata A Bpa Approach to the Shroud of Turin (Un approccio all’analisi delle macchie di sangue al  Sacro Telo di Torino, ns tr.), ad opera di Matteo Borrini  professore alla John Moores University di Liverpool e  di Luigi Garlaschelli chimico dell’Università di Pavia e  del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze (CICAP), ha apportato una novità  nell’ambito degli studi sindonici, dando una rilevanza mediatica.

Tra le varie indagini, attraverso la tecnica scientifica BPA si  è rivelata una differenza nelle tracce di sangue. Nella zona toracica colpita dalla lancia il sanguinamento si rivela autentico per una posizione  eretta  mentre nella parte sottostante, in posizione supina, il sanguinamento dalla stessa ferita non combacia e quindi non viene accettato: «The BPA of blood visible on the frontal side of the chest (the lance wound) shows that the Shroud represents the bleeding in a realistic manner for a standing position while the stains at the back—of a supposed postmortem bleeding from the same wound for a supine corpse—are totally unrealistic» (da abstract A BPA Approach to the Shroud of Turin, M. BORRINI, L. GARLASCHELLI, JFS., 10  luglio  2018, https://doi.org/10.1111/1556-4029.13867).

Dinanzi a tali affermazioni  il Custode pontificio della Sindone monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, ha scritto una lettera in cui sottolinea, citando le parole di San Giovanni Paolo II: «La Sindone è una costante provocazione per la scienza e l’intelligenza». Infatti Nosiglia afferma:

Nel corso dei secoli, e con maggiore frequenza negli ultimi anni, ci sono stati molti tentativi di affrontare l’autenticità della Sindone. Hanno avuto il loro momento di pubblicità con titoli e articoli di giornali che davano per valida la loro ricerca e le loro conclusioni ma in molti casi si sono dimostrati scientificamente inattendibili. Gli studi e le ricerche – se condotte con criteri di scientificità e senza ipotesi pregiudiziali – stimolano ad un confronto sereno e costruttivo (da Dichiarazione di monsignor Cesare Nosiglia, Custode pontificio della Sindone e Arcivescovo di Torino sui periodici tentativi di affrontare l’autenticità del Telo, 17 luglio 2018, www.diocesi.torino.it)

E ancora:

È toccato e toccherà anche questa volta ad altri scienziati e studiosi promuovere un dibattito ed eventualmente contestare sul piano scientifico o sperimentale la validità e solidità della ricerca compiuta ⌈…⌉. Credo tuttavia che vada ribadito un principio fondamentale che deve guidare chi desidera affrontare con metodo rigorosamente scientifico questioni complesse come questa: è il principio della neutralità

Sul piano religioso e spirituale la rappresentazione iconografica della passione e morte di Cristo, espressa nel Sacro Lino, aiuta alla contemplazione, alla lettura delle «pagine del Vangelo che ci raccontano la passione e morte in croce del Figlio di Dio. Quindi la Sindone – precisa monsignor Nosiglia – che pure non è oggetto di fede, aiuta però la fede stessa perché  apre il cuore di chi l’avvicina e la contempla a rendersi consapevole di ciò che è stata la passione di Gesù in croce e quindi di quell’amore più grande che lui ci ha dimostrato subendo terribili violenze fisiche e morali per la salvezza del mondo intero». Infatti, conclude l’Arcivescovo: «Questa è sempre stata ed è tutt’oggi la ragione per cui milioni e milioni di fedeli in tutto il mondo venerano, pregano e contemplano la Sindone».

In replica alla ricerca condotta da Matteo Borrini e Luigi Garlaschelli pubblicata  sul JFS il prof. Paolo Di Lazzaro vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino e direttore di ricerca dell’Enea, afferma in una sua dichiarazione uscita su La Voce e il Tempo del 17 luglio 2018, www.vocetempo.it (Dichiarazione. Sindone) che l’articolo fa riferimento ad una loro ricerca che risale al  2014 «di cui si era già discusso a suo tempo, con l’integrazione di nuovi tentativi sperimentali. Pur contenendo vari elementi di interesse, credo le modalità con cui tali sperimentazioni sono state condotte avrebbero bisogno di integrazioni e specifiche attenzioni, per essere considerate scientificamente valide e autorevoli». E in merito all’articolo Di Lazzaro scrive che:

Le misure delle colature di sangue in laboratorio sono effettuate usando un volontario in buone condizioni di salute sulla cui pelle pulita si è versato sangue fluido contenente un anticoagulante. Queste condizioni a contorno sono molto diverse da quelle presenti sulla Sindone: non tengono infatti conto della presenza sulla pelle dell’uomo della Sindone di terriccio, sporcizia, sudore, ematomi da flagellazione e nemmeno della accentuata viscosità del sangue dovuta alla forte disidratazione. Non è possibile pensare di riprodurre condizioni realistiche delle colature di sangue sul corpo di un crocifisso senza considerare tutti questi fattori che vanno a influenzare in modo importante il percorso delle colature di sangue

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(*) redazione Bioetica News Torino
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