Pedagogia della speranza, del dialogo e dell’incontro: un progetto Acos

di Walter Pellegrini *
pubblicato il 31 maggio 2017
Pedagogia della speranza, del dialogo e dell’incontro: un progetto Acos
Walter Pellegrini, Consigliere Acos Piemonte e Valle d'Aosta

Walter Pellegrini, Consigliere Acos Piemonte e Valle d’Aosta

Anche la nostra associazione dell’Acos vuol coltivare e condividere la rete di collaborazione con l’AMCI,  l’Associazione Bioetica e Persona Onlus e  altre associazioni cristiane, cattoliche degli operatori socio-sanitarie, con una prospettiva di “Chiesa in uscita”, come ci sollecita Papa Francesco, verso le altre organizzazioni professionali, i servizi per la salute e soprattutto verso le persone, le famiglie, le comunità, che più di altre hanno necessità di cure sanitarie.

Revisione di vita – pedagogia della speranza  o del dialogo e dell’incontro

Questo augurio è anche una speranza, a cui stiamo lavorando per riempirla di contenuti, di progetti reali e concreti. Progetti che ci auguriamo di poter mettere in campo gradualmente e progressivamente, in dialogo e condivisione con la rete delle organizzazioni sorelle. In questa prospettiva nell’ACOS Piemonte e Valle d’Aosta si sta sperimentando e implementando una metodologia che forse, con delle parole dal sapore antico, ma non per questo sorpassato, viene chiamata “Revisione di Vita”. Oggi possiamo chiamarla anche “pedagogia della speranza e/o del dialogo e/o dell’incontro”.

Questa metodologia integra diverse dimensioni il cui punto di partenza è sempre una situazione reale, specifica dove i protagonisti hanno un volto umano definito, riconoscibile di persone concrete, siano essi pazienti, familiari, amici, operatori di diversi profili professionali. Quindi non si tratta di tematiche generali o specifiche, ma di persone viventi, di esperienze di vita circoscritte in un tempo definito, riconoscibile e significativo per le persone che lo vivono.

Le dimensioni che si sviluppano e si integrano da questo punto di partenza sono tre:

1. l’analisi della realtà ai vari livelli (personale, psicologico, sociale, sanitario, organizzativo, economico…) distinguendo in modo complesso fra cause e conseguenze e ciò implica un’analisi scientifica e si confronta con le evidenze della ricerca clinica, psicosociale e organizzativa (nel nostro caso si intendono le organizzazioni di cura).

2. Una riflessione sui valori in gioco nella specifica situazione definita nel punto di partenza e presa in analisi con attenzione anche a:
a) valori presenti nella situazione che si propongono come punti di forza, ma anche in modo critico, poiché si confrontano con b) disvalori presenti che generano una squalifica ad un qualche livello fra le persone in gioco nella situazione
b) Aspirazioni profonde e autentiche di ogni persona coinvolta e come vengono espresse.
In questa prospettiva si apre la riflessione, la ricerca, il confronto sulle fonti da cui provengono i valori.
È questo il momento del confronto, spesso della scoperta/riscoperta e dell’incontro, con il Vangelo e con Gesù. Cosa ci “dice” Gesù a proposito della situazione concreta che stiamo vivendo. È qui che si sperimenta la vitalità incarnata della “Parola Viva”. E qui la riflessione può divenire preghiera, incontro, scoperta, illuminazione.

Questo è un momento chiave poiché si possono incontrare altre persone con altre fedi diverse da quella cristiana, ma è proprio qui che si realizza la potenza del dialogo, l’accoglienza e l’incontro con chi è diverso. Non si tratta di un confronto teologico, ma concreto sulle situazioni individuate nel punto di partenza della situazione. Si scopre così che diverse strade possono condurre a valori simili e condivisibili. Questo è un passaggio importante per progettare interventi e azioni condivise. Costruire ponti.

3. Il terzo passaggio è il momento dell’Azione, ovvero decidere se e come intervenire con una consapevolezza e una coesione maggiore e più profonda circa i vari possibili livelli e tipologie di intervento. In questo momento, in una prospettiva professionale, i livelli di consapevolezza sviluppati (scientifici ed etici) possono venire raccolti come dati. Così anche la decisione di intervenire (Azione) può essere costruita e pianificata con criteri professionali che implica una individuazione di dati di risultato dell’intervento. Tutto questo può essere utilizzato come base di partenza per un nuovo ciclo di riflessione.
Un elemento che contribuisce ad unire e svolge la funzione di collante, di integrazione è l’atteggiamento del “prendersi cura”, “I care”, “Caring”. Sottolineo la parola atteggiamento poiché non è tanto l’aspetto filosofico e scientifico del Care/Caring che sebbene importante si svuota di senso se non è supportato da una posizione interna di autentica condivisione di valori altruistici, di compassione e attenzione al bene delle persone, del mondo, della vita in tutte le sue forme ed evoluzioni. Sebbene questo approccio avviene in gruppo implica un lavoro continuo su di sé di crescita e di evoluzione continua. Non si tratta di conquistare una qualche meta, ma di essere in cammino con se stessi e insieme.

Si configura così un processo dialogico personale e di gruppo il cui “motore” è la speranza e il “carburante” è la fiducia, la fede in un Dio vivente e incarnato o comunque in valori condivisi. Inoltre il dialogo e la condivisione, sperimentata in gruppo rappresenta un modello di costruzione del gruppo, dell’équipe. La condivisione, il dialogo, l’accoglienza delle diversità, costruiscono legami, fiducia, permettono di sostenersi reciprocamente nei momenti di difficile di sofferenza, costruiscono squadra, affiatamento, stima che sono alla base di una buona organizzazione professionale.
Questo tipo di metodologia di riflessione e azione può essere il motore di progetti e sperimentazioni e al tempo stesso il filo di processo unificante e di continuità temporale del progetto stesso.

Da un punto di vista cristiano quest’approccio può essere un’opportunità per una nuova evangelizzazione “in uscita”, ecumenica, comunitaria, dialogica.

In conclusione l’augurio che desideriamo condividere  è come una breve danza di quattro passi: il primo passo è Generare Amore. Generare Amore è l’atteggiamento che favorisce la crescita di noi stessi, dei nostri figli, delle persone che ci sono vicine, delle persone in evoluzione, in formazione, in cura. È l’atteggiamento con cui si immette amore nel tessuto sociale, nell’organizzazione, per favorire un clima di fiducia, dove le persone si possono sentire accettate in tutte le loro componenti emotive, comportamentali e di pensiero. È così che le persone, le famiglie, le comunità, le organizzazioni possono esprimersi in modo autentico e fare l’esperienza di essere contenuti. In questo modo si apprende a contenere e si pongono le basi per l’apprendimento più generale, dei singoli, dei vari tipi di gruppi e delle organizzazioni. L’opposto di tutto ciò è il “diffondere odio” che impedisce una reale crescita delle persone e favorisce atteggiamenti di dipendenza e/o controdipendenza, di fuga o di compiacenza.

Il secondo passo è Sostenere la Speranza. Sostenere la Speranza è la possibilità di cercare e trovare un senso al vivere e ai suoi eventi, specie quelli più duri legati al dolore, alla malattia e alla morte. Sostenere la speranza non significa vivere di illusioni e finzioni, ma sostenere la fiducia è aiutare a cercare un senso autentico al vivere, è una funzione complessa e di qualità non solo per le singole persone, o i gruppi, ma anche le organizzazioni specie le organizzazioni di cura. L’opposto è “seminare la disperazione”, la paura che impedisce di affrontare e risolvere qualsiasi problema evitando di prendersi le proprie responsabilità rinunciando così all’autonomia.

Il terzo passo è Contenere la sofferenza. Contenere la sofferenza depressiva è la capacità di accogliere il dolore, il proprio dolore, senza scaricarlo fuori, dando la colpa a qualcun altro con rabbia. Significa imparare a sentire davvero tutte le emozioni accogliendo così anche la gioia e tutta la gamma di emozioni positive che ogni persona può vivere in tutte le circostanze.
Questa funzione è fondamentale per una famiglia dove viene appresa dai singoli e può essere realizzata da un gruppo, da un’organizzazione e certamente è un elemento di qualità, di efficacia operativa e non ultimo di efficienza nell’impiego delle risorse. L’opposto è “esprimere ansia persecutoria” dove prevale la ricerca, spesso rabbiosa e persecutoria di uno o più colpevoli coprendo così tutta la gamma di altre emozioni possibili e impedendosi di individuare vie di uscita e soluzioni alternative ai problemi.

Il quarto ed ultimo passo è Pensare e Insegnare a Pensare. Pensare e Insegnare a Pensare come capacità di riflettere, ovvero, mettere in connessione il proprio interno (emozioni, pensieri, comportamenti) con gli elementi della realtà esterna sapendo così distinguerli, collegarli senza confonderli, è la condizione basilare, non solo per vivere pienamente le emozioni in una dimensione autenticamente umana, ma anche per pensare in un modo più autentico e ponendosi nella posizione professionale corretta di chi si chiede: «Cos’è utile a … , per …» consapevole delle risorse e dei limiti. Questa funzione estesa a gruppi e organizzazioni risulta essere un fattore dinamico di crescita e di evoluzione di tutto il sistema. L’opposto è produrre menzogne e confusione, essere in una posizione di verosimile, mescolando e confondendo elementi di realtà e di vissuto, dati e illusioni, opinioni personali e evidenze scientifiche.

L’augurio è dunque quello di attivare questa danza di vita, divenendo più umani, così umani da mettersi in cammino alla ricerca di senso. Di un senso, in questa danza di vita e incontrare Dio nel cammino di ricerca.

 

(*) Consigliere Acos Piemonte e Valle d'Aosta
Infermiere magistrale e Counsellor
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