Per i disabili più accessibilità alle tecnologie

La spinta negli Usa

di Redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 2 ottobre 2015
Per i disabili più accessibilità alle tecnologie

Negli Usa le persone con disabilità sono il 19 per cento della popolazione, il più grande gruppo di “minoranza” dell’intera federazione. Negli Usa sono nate e si sono sviluppate anche la maggior parte delle tecnologie della comunicazione (dal web agli smartphone) che ormai caratterizzano la vita quotidiana di tutti. Nonostante il numero crescente di strumenti e l’accelerazione delle tecnologie più avanzate, l’accessibilità (si chiama così in gergo tecnico la procedura che permette ai disabili di “accedere” alle applicazioni e ai software di computer, tablet e smartphone) continua ad essere un problema non risolto. Il 26 luglio negli Usa si è festeggiato il venticinquesimo anniversario dell’“Americans with Disabilities Act”, un quadro di riferimento normativo destinato a migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità. In occasione della ricorrenza, le principali aziende di Silicon Valley, Facebook, Microsoft, Dropbox, Yahoo e LinkedIn, hanno organizzato riunioni e incontri di lavoro con i rappresentanti delle associazioni delle persone con disabilità e delle principali istituzioni universitarie del Paese.

L’obiettivo: sviluppare standard di accessibilità più efficaci. «Vogliamo insegnare ai nostri ingegneri, progettisti e ricercatori a pensare e a costruire in modo inclusivo», hanno detto le aziende di Silicon Valley in un comunicato congiunto. «Crediamo che la tecnologia sia parte integrante della nostra cultura, della nostra società e dei nostri posti di lavoro e quindi dovrebbe essere utilizzabile da tutti, a prescindere dalla loro abilità o disabilità. L’accessibilità purtroppo non è ancora parte integrante del sistema di sviluppo delle nuove tecnologie», hanno detto nel loro comunicato che è stato reso pubblico, non a caso, pochi giorni prima della ricorrenza dell’“Americans with Disabilities Act”. E ancora: «Oggi, la conoscenza dell’accessibilità è limitata a una manciata di esperti di settore. Per raggiungere l’obiettivo di rendere la tecnologia accessibile a tutti, dobbiamo aumentare le competenze tecniche in tutta l’industria».

L’accessibilità deve diventare mainstream. Alcune istituzioni accademiche come la Stanford University e la Carnegie Mellon University hanno annunciato cambiamenti significativi in alcuni corsi di studio: l’accessibilità e i principi di progettazione per le disabilità saranno inclusi nel piano di studio accademico dei corsi di informatica e di design. Le aziende di Silicon Valley hanno detto che implementeranno le loro procedure di ingaggio e di assunzione con nuovi spazi di indagine sulle competenze nel campo dell’accessibilità da parte dei candidati. «Solo allora la tecnologia potrà raggiungere il suo vero potenziale per collegare e includere tutti nel mondo», hanno spiegato. La «American Association of People with Disabilities», la più grande organizzazione per i diritti dei disabili della nazione, ha lodato l’iniziativa congiunta delle aziende di Silicon Valley. «Aumentare la consapevolezza e l’apprendimento delle procedure di accessibilità attraverso l’educazione di base, la leadership accademica, i nuovi strumenti di apprendimento, le iniziative del settore e le partnership con le organizzazioni dei disabili, permetterà di avere nuovi laureati in discipline rilevanti che possano entrare nella forza lavoro e iniziare così a creare le tecnologie del futuro che non potranno che essere veramente inclusive», ha detto Eva Lamanna, la manager dell’associazione.

Il ruolo della politica. Anche la Casa Bianca sta rivedendo le regole dell'”Americans with Disabilities Act” per aggiornarle alla gestione dei siti web, delle applicazioni e dei social media. La legge americana, infatti, non obbliga le aziende digitali ad utilizzare standard condivisi per l’accessibilità. «Nonostante l’assenza di un obbligo di legge, Yahoo e le altre aziende di Silicon Valley credono che sia semplicemente la cosa giusta da fare. Vogliamo fare in modo che i nostri utenti abbiano pari accesso ai servizi che forniamo», ha scritto in un post Larry Goldberg, dirigente a Yahoo.

Rino Farda
Fonte: «Agenzia Sir»

(*) Redazione Bioetica News Torino
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