Per le nuove sfide in medicina sulla migrazione, FNOMCeO e Ois -Progetto Sanità di Frontiera: un corso di formazione ecm

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 18 dicembre 2018

Una medicina delle migrazioni non sia solo pensata in termini di malattie o di rischio ma un sapere le cui competenze scientifiche e valore umano siano rivolte alla cura integrale della persona che va anche aiutata  a conoscere e come accedere ai servizi sanitari. Non solo curata ma anche accolta, capita nella sua narrazione che si fa di difficile comprensione per le barriere culturali – psicologiche che si frappongono nella comunicazione fra medico e migrante/paziente.

Per comprendere quelle ferite non solo del corpo ma anche della psiche dei migranti che approdano nelle nostre coste e favorire un’approccio multiculturale tra medici e stranieri sul territorio  nasce un corso di formazione a distanza – Fad – per medici ed operatori sanitari, accreditato ecm, «Salute e migrazione: curare e prendersi cura» che sarà presto attivato dalla FNOMCeO in modo gratuito. Un’iniziativa che si avvale della collaborazione dell’Osservatorio Internazionale per la Salute (Ois), associazione senza fini di lucro attenta ai cambiamenti socio-culturali, con il suo progetto «Sanità di Frontiera» tramite il quale si sono già intraprese significative esperienze nel settore sanitario, come  nella capitale il corso formativo in ambito sanitario in Roma sulla multiculturalità e salute dei minori non accompagnati con Medici senza Frontiere e Save of The Children e l’Unità Mobile “Salute e inclusione” per rafforzare i sistemi sanitari del territorio tramite una rete collaborativa di medici, mediatori culturali e consulenti legali.

La notizia dell’attivazione del corso di formazione degli operatori sanitari  è stata data nel corso dell’incontro del direttivo dell’Ois sul programma annuale del 2019, in occasione del quale è stato anche comunicato la nuova denominazione associativa «Sanità di Frontiera – Senza Confini Onlus». In un’ottica verso una salute globale va tale progetto per il presidente Ois Francesco Aureli che afferma: «È fondamentale guardare al benessere dei migranti come un tutt’uno con quello della collettività nazionale e internazionale, sostenendo il forte impegno sociale e senso di abnegazione mostrato dai medici italiani».

Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri (FNOMCeO), evidenzia il diritto alla cura per tutti richiamando il Codice Deontologico all’art. 3 «quali doveri del medico, la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera» e spiega la necessità di un ampliamento di orizzonti formativi per la medicina che si trova a confrontarsi con la realtà delle migrazioni:  «Promuovere una cultura dell’accoglienza attraverso la formazione soprattutto nella difficile presa in cura di chi sbarca sulle nostre coste, ci permette di migliorare sensibilmente il nostro sistema salute a beneficio di tutti».

Il Progetto «Sanità di frontiera» dell’Ois è mirato a migliorare le condizioni di salute dei migranti in arrivo o in permanenza in Italia con un approccio olistico,  multiculturale e multidisciplinare favorendone l’integrazione e il miglioramento dei servizi socio-assistenziali attraverso una formazione continua degli operatori sanitari, l’uso di una piattaforma digitale per la condivisione della cartella sanitaria  sia dai migranti che dagli operatori, unità mobili per assistenza sanitaria, nonché ricerca e indagini annuali.
Si possono incontrare alcuni aspetti di elevata criticità nella relazione salute e migrazione. Ad esempio nell’ambito della gravidanza e materno – infantile i tassi di mortalità perinatale sono più alti tra i figli di straniere immigrate  o la mancata tutela preventiva o ancora le patologie che presentano disagio psichico e la poca dimestichezza degli operatori sanitari a gestire malattie, barriere culturali, condizioni sociali e relazionali inconsuete e infine le condizioni sociali come detenzione e prostituzione. Il Progetto presenta poi anche  un profilo sanitario che seppure condizionato dai disagi che incontra nelle prime fasi dell’immigrazione, è pressoché − per tipologia delle condizioni patologiche – uguale a quello della popolazione autoctona della stessa età. Un quadro recente evidenzia disagi psicologici e neuro-vegetativi, malattie delle alte vie respiratorie dovute anche per il sovraffollamento e la mancanza di riscaldamento nelle abitazioni, disturbi gastrointestinali dovute ad esempio per alimentazione inadeguata, malattie dermatologiche, tra le cause alta promiscuità abitativa, carenze igienico-sociali.

(*) redazione Bioetica News Torino
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