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Per un migliore percorso di accesso in ospedale dell’anziano, proposta da SIGOT e SIMEU

09 Dicembre 2019

Le persone anziane, rispetto ai giovani e agli adulti, si recano più spesso al Pronto Soccorso per la loro condizione di fragilità, la presenza di più patologie, disabilità. La loro permanenza è tendenzialmente più lunga, richiedono un’attenzione multidisciplinare, con un rischio maggiore di ritornarvi nuovamente dopo la dimissione (reingresso, declino funzionale, ospedalizzazione e mortalità). Considerando che l’aspettativa di vita alla nascita è di circa 80,9 per gli uomini e di 85,2  per le donne (Istat, indicatori demografici 2018) e che l’invecchiamento della popolazione continua a crescere, prevedendo un picco tra il 2045 e il 2050 in cui gli ultra65enni arriveranno ad essere il 34% della popolazione italiana (Istat, previsioni demografiche, 2018) e per i motivi sopracitati, le società scientifiche di geriatria ospedaliera  e territoriale Sigot e di Medicina di Emergenza  – Urgenza Simeu hanno voluto lavorare insieme ad un documento comune, intitolato Position Paper: approccio al paziente anziano in ospedale, per poter dare un percorso migliore possibile al paziente anziano sin dal suo accesso al Pronto Soccorso.

Alcuni giorni fa la Federazione italiana di Medicina Emergenza – Urgenza aveva annunciato in una conferenza stampa  l’istituzione di diversi tavoli di lavoro assieme alla Federazione nazionale dei Medici e degli Odontoiatri (Fnomceo) e alla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) e con altre importanti società scientifiche del settore dell’emergenza-urgenza in medicina per poter trovare soluzioni alle diverse problematiche insorte da tempo e irrisolte e illustrarle alle istituzioni con un documento alla due giorni di  presentazione degli Stati Generali della Medicina di Emergenza- Urgenza, 5 e 6 marzo 2020 a Firenze.

Le raccomandazioni nel testo del documento Position Paper  elaborato da Sigot e Simeu sull’approccio specifico al paziente anziano riguardano la valorizzazione del caregiver in Pronto Soccorso, la promozione della mobilizzazione nel ricovero ospedaliero, la limitazione dell’uso del catetere vescicale e un percorso veloce per l’identificazione verso un setting adeguato (Unità Operativa di Geriatria per acuti)  limitando il più possibile la permanenza in Pronto soccorso.

Valorizzazione del caregiver al piano di assistenza individuale in PS. Si riconosce il ruolo determinante della figura del caregiver, non solo familiare ma anche  formale (chi assiste l’anziano come lavoro).  Viene messa in evidenza come il caregiver familiare − colui che si prende cura ed assiste volontariamente in modo gratuito e responsabile della persona cara, consenziente, non in grado di prendersi cura di sé −  svolge un ruolo rilevante  «nel processo di presa in carico per la definizione del percorso assistenziale e quindi rappresenta una risorsa importante per ottenere informazioni riguardanti le condizioni di salute del paziente e la sua capacità funzionale, il che rende indispensabile la sua valorizzazione in Pronto Soccorso». Infatti non solo lo assiste nell’ambiente domestico ma è di aiuto nelle pratiche burocratico-amministrative, interloquisce con gli operatori nell’attività di assistenza e cura e in particolar modo il suo impegno e dedizione dopo la dimissione dall’ospedale favoriscono la ripresa del paziente a casa e prevengono dalle riammissioni.  Pertanto le due associazioni consigliano, tra i diversi punti, per la valorizzazione del caregiver in PS  un riconoscimento formale «quale componente integrante, non professionale, del benessere e della rete di assistenza domiciliare alla persona». Poi a livello pratico, la sua partecipazione attiva nei processi decisionali di assistenza e cura «attraverso informazioni continue e tempestive specie per i pazienti con limitazioni cognitive», il coinvolgimento nella valutazione, definizione e realizzazione del Piano Assistenziale Individuale (PAI) multidisciplinare, individuando in che modo può essere a carico in modo appropriato con il consenso della persona assistita  e trasmettergli le comunicazioni sull’assistito. Infine si prevede un piano educativo- formativo al caregiver che va aiutato a orientarlo nella sua attività di sostegno.

Limitazione della permanenza a letto.  Sulla base della letteratura medico scientifica internazionale una prolungata permanenza a letto per acuzie è tra le cause di ulcere da decubito, trombosi venose profonde, sarcopenia. La possibilità di muoversi invece con carrozzina, pasti al tavolo, deambulazione precoce controllata, consente di ridurre il rischio di sviluppare la sindrome geriatrica della disabilità.

Limitazione dell’uso del catetere vescicale.  Risulta da studi che non  sempre è usato in modo appropriato in Pronto Soccorso, anche posizionato senza una prescrizione medica documentata. Per ridurne le complicanze  – delirium, cadute da intralcio del catetere, dolore, trauma uretrale, sepsi, immobilità e impairment funzionale –  il Position Paper dà alcuni suggerimenti per evitare la cateterizzazione vescicale a permanenza ove non sia necessario. Uno screening, un’analisi del rapporto di rischio – beneficio, una rivalutazione della sua appropriatezza nel cambio di turno, nel ricovero in reparto, nel trasferimento in un’altra struttura o alla dimissione e la documentazione  in cartella clinica.

Identificazione precoce della fragilità e fast track verso setting dedicati. Sostare troppo nei servizi di emergenza in caso di ricovero e di dimissione non fa che accentuare la condizione già di fragilità dell’anziano in ospedale per acuzie.  Poter individuare già nel triage  i soggetti più fragili,  a rischio, è possibile, come diversi studi propongono, sottolinea il Position Paper.  Il percorso veloce alle urgenze minori, detto Fast Track, potrebbe estendersi ai pazienti geriatrici che verrebbero ad avere un codice verde o bianco invece di  ricevere, come accade il più delle volte, giallo o rosso, e che necessitano di un ricovero e da qui accompagnato verso un’assistenza consona nei reparti di Unità Operativa Geriatrica per acuti. In tal caso ciò rivelerebbe la necessità di posti letti per acuti al PS.

Comprehensive Geriatric Assessment (CGA) nel DEU (Dipartimenti di Emergenza-Urgenza). Dall’evidenza scientifica internazionale, sottolinea il documento, si dovrebbe applicare il CGA in modo approfondito per l’identificazione dei pazienti anziani con un maggiore rischio di esiti negativi nel Dipartimento di Emergenza-Urgenza, ma ciò richiede un po’ più di tempo e personale formato in ambito geriatrico.  Invece si potrebbe ricorrere – come sostengono Sigot e Simeu –  a strumenti di screening per una prima valutazione e in una fase successiva sottoporre i pazienti al CGA che potrebbe essere svolta da un team geriatrico itinerante.

Redazione Bioetica News Torino