“Poca attenzione ai bambini già nati. È tempo di facilitare le procedure”

Genitori adottivi ed esperti: chi sceglie l’utero in affitto non deve confrontarsi con il problema dell’abbandono

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 15 febbraio 2016
“Poca attenzione ai bambini già nati. È tempo di facilitare le procedure”

«Lo scandalo è che si fa prima ad avere un figlio con l’utero in affitto che con l’adozione». Un «paradosso italiano – dice il sociologo Domenico De Masi – Meno burocrazia e una più ampia coscienza dell’umanità spingerebbero molti a preferire alla maternità surrogata l’assegnazione dei bebé dichiarati adottabili».  Ci sono coppie che vogliono qualcosa in più del figlio adottivo: il neonato che gli somigli, col «marchio di fabbrica». Una parte del patrimonio genetico perché attraverso il Dna si trasmettono caratteri.

Genitori consapevoli?  «Altra anomalia», osserva De Masi, è che agli aspiranti genitori adottivi vengano richiesti colloqui psicologici e valutazioni di idoneità, mentre nessuna agenzia pretende lo stesso percorso da chi ricorre alla pratica dell’utero in affitto. «Ci sono due modi di essere genitori: quello naturale tramite ovulo e spermatozoo e quello culturale attraverso l’educazione – aggiunge De Masi – La gestazione per altri è più rapida, meno tortuosa, assicura un bimbo senza passato alle spalle».

I bambini che ci sono già.  Ivana Lazzarini, mamma adottiva e mediatrice famigliare, presiede ItaliaAdozioni, il portale italiano dedicato al mondo delle adozioni. «C’è un tempo doveroso per formare la coppia – precisa – Sono  bambini con una storia faticosa di abbandono e l’interesse del minore è prioritario. Con l’utero in affitto, invece, si parte da “tabula rasa” e non si devono  fare i conti col passato. È importante che ora si apra davvero il dibattito: servono nuove leggi e procedure per rendere più agevoli le adozioni dei bambini che ci sono già».

Figure di riferimento. Sotto il profilo scientifico le gravidanze surrogate sono «una realtà complessa», osserva la professoressa Anna Oliverio Ferraris, psicoterapeuta ed esperta di educazione. «Rispetto alle coppie eterosessuali, in quelle gay è più agevole ricostruire le dinamiche psicologiche che portano a scegliere la gestazione per altri – sostiene – I genitori arcobaleno devono parlare coi loro figli. Per dare
ai bambini altri riferimenti e normalizzare la situazione occorre aprirsi alle altre figure familiari, nonni, zii». In Italia l’utero in affitto è pratica illegale. «Le coppie eterosessuali vanno all’estero per la maternità surrogata soprattutto quando una patologia impedisce alla donna di portare avanti la gravidanza- evidenzia-. Talvolta l’utero è quello di sorelle, cugine, amiche, mamme». «Negli Usa ci sono stati persino casi di lavoratrici ad alto reddito che, per non dover interrompere la carriera, hanno dato ad un’altra donna l’ovulo fecondato dal compagno. «Bisogna dire al bimbo come è nato, la conoscenza delle proprie origini è un diritto». Quindi «non è vero che basta l’amore in famiglia», tutti vogliono potersi collocare in una genealogia. «Ho approfondito tante situazioni: se il bambino ha 2 mamme cerca la figura maschile, per il comportamento sessuale e i modelli di comportamento diversi tra uomo e donna», conclude la psicologa. «L’Italia è a un bivio decisivo».

Giacomo Galeazzi
Fonte: «La Stampa»

(*) redazione Bioetica News Torino
© Riproduzione Riservata