Prevenzione delle malattie cardiovascolari

di Livio Antonio Perotti *
pubblicato il 15 giugno 2018
Prevenzione delle malattie cardiovascolari

La principale causa di morte in Europa e in Italia è rappresentata non dai tumori, ma dalle malattie cardiovascolari, le quali −quando non comportano la morte − sono causa di gravi invalidità che compromettono la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie. La prevenzione delle malattie cardiovascolari è costituita da un insieme di provvedimenti che si sono dimostrati molto utili ad impedire che tali malattie si verifichino (prevenzione primaria, che dovrebbe essere attuata per tutta la durata della vita) o per evitare che eventi morbosi già verificatisi si ripetano o aggravino (prevenzione secondaria).

Tra le malattie cardiovascolari la principale è la malattia aterosclerotica, processo degenerativo che inizia nei primi anni di vita e procede per tutta la vita, caratterizzato dalla deposizione di grassi nella parete delle arterie e da un processo infiammatorio con la formazione di placche che ostruiscono progressivamente il lume del vaso, riducendo e infine annullando il flusso agli organi. Tale processo avviene in tutto il corpo, con manifestazioni maggiori in alcuni organi, e con sintomi diversi a seconda dell’organo più interessato. L’ostruzione delle arterie che portano sangue al cuore (coronarie) provoca l’angina di petto e l’infarto; l’ostruzione di un’arteria cerebrale comporta l’ictus, invece la sua rottura per indebolimento del vaso causa una emorragia cerebrale; l’interessamento delle arterie renali porta a insufficienza renale cronica, delle arterie femorali ed iliache a dolori alle gambe durante il cammino o anche a riposo.

Fattori causali non e modificabili dell’aterosclerosi

L’aterosclerosi è legata a vari fattori predisponenti, di cui alcuni non modificabili, altri modificabili in quanto fortemente legati allo stile di vita. Tra i fattori causali non modificabili segnaliamo anzitutto l’età, perché i fenomeni aterosclerotici procedono e si aggravano inesorabilmente con gli anni. Importante inoltre è l’ereditarietà, rappresentata dalla presenza in famiglia di un parente di primo grado colpito da morte improvvisa, infarto miocardico o ictus in giovane o media età. La predisposizione all’aterosclerosi sarebbe legata ad alcune caratteristiche ereditarie quali alterazioni della coagulazione o aumento importante del colesterolo o dell’omocisteina nel sangue fin dall’età giovanile.
Un altro fattore di rischio non modificabile è il sesso maschile: le donne sono meno colpite dalla malattia aterosclerotica durante il periodo precedente la menopausa, forse per un effetto protettivo degli ormoni estrogeni o per un diverso assetto dei grassi del sangue in tale fase. Tuttavia il vantaggio femminile si annulla dopo la menopausa.
Il fatto che i suddetti fattori non siano modificabili non deve indurre i soggetti interessati a rassegnata inerzia, ma ad una maggiore attenzione ad affrontare e correggere i fattori modificabili. Secondo l’Organizzazione Mondiale di Sanità (WHO) oltre tre quarti delle morti cardiovascolari potrebbero essere evitate con adeguati cambiamenti dello stile di vita, che consistono in abolizione del fumo, attività fisica regolare, dieta adeguata. Tanta è l’importanza delle malattie cardiovascolari che i provvedimenti mirati alla loro prevenzione dovrebbero iniziare in gioventù, e durare tutta la vita.

I fattori di rischio agiscono sinergicamente e la presenza di uno di essi potenzia l’effetto degli altri. La Società Europea di Cardiologia ha preparato carte di rischio per ogni sesso che, basandosi sulla valutazione congiunta di età, colesterolo, pressione arteriosa sistolica, abitudine al fumo, calcolano il rischio di incorrere in un evento cardiovascolare fatale nei 10 anni seguenti. Tali carte di rischio sono differenziate tra nazioni considerate ad alto rischio, per motivi genetici e dietetici, ed altre a basso rischio (tra cui è compresa l’Italia).

Fumo

Sono nocive le sigarette (comprese quelle “leggere”), i sigari, la pipa. Il danno si estende ai familiari ed ai vicini sul posto di lavoro; un non fumatore che vive con un coniuge fumatore presenta il 30% in più di rischio cardiovascolare rispetto al coniuge di un non fumatore.

L’attività fisica regolare

Essa costituisce un importante vantaggio: le persone sane dovrebbero svolgere un’attività fisica moderata almeno 30 minuti 5 volte alla settimana, impegnandosi in un’attività aerobica quale corsa, bicicletta, nuoto, sci, passeggiate in montagna, tennis ecc. Inoltre è opportuno approfittare delle occasioni della vita quotidiana (salire le scale a piedi, camminare velocemente, svolgere i lavori in casa e in giardino) per allenarsi procurandosi un po’ di batticuore e fiato corto.
L’attività fisica, soprattutto se intensa, può provocare in qualche caso eventi cardiovascolari acuti in soggetti sani o presunti tali, per cui è opportuno intraprenderla dopo una visita medica.

La dieta mediterranea

(Praticata nei paesi dell’Europa meridionale) protegge dall’aterosclerosi, a differenza delle diete preferite nei paesi del Nord Europa e negli USA; tutti gli studiosi concordano sull’opportunità di una dieta ricca di frutta, verdure, legumi, pesce, fibre, olio di oliva, con basso consumo di carne rossa, grassi animali, formaggi e alcool (è concesso poco vino rosso ai pasti). Il peso corporeo va mantenuto in limiti di norma.

Il controllo della pressione arteriosa

È cruciale nelle strategie per prevenire le malattie cardiovascolari, l’ictus e l’insufficienza renale. Secondo le linee guida della Società Europea di Cardiologia la pressione normale è quella inferiore a 129 sistolica e 84 diastolica. La misurazione va effettuata con paziente tranquillo, a riposo, facendo la media di 3 controlli. La pressione superiore a tali valori sino a 139/89 viene definita normale-alta, e merita attenzione ma non ancora trattamenti farmacologici: in questi casi si consiglia una dieta adeguata, povera di sodio (meno di 2,4 g. al giorno) e modificazione dello stile di vita, con ricontrollo dopo un mese. Se questi provvedimenti non sono sufficienti, la terapia viene iniziata tenendo conto del livello pressorio e del rischio cardiovascolare totale; l’obiettivo del trattamento è ottenere una pressione inferiore a 140/90, che può variare nell’anziano e nel diabetico. Se il paziente presenta una pressione di 160/100, la terapia farmacologica viene iniziata immediatamente. Nello studio del medico la pressione è spesso abnormemente elevata per effetto “camice bianco”; la pressione auto misurata a domicilio con apparecchio posto al braccio (non al polso) o registrata con monitoraggio continuo per 24 ore è più attendibile.

Obesità

È definita da un rapporto tra peso in Kg e altezza in metri elevata al quadrato (Kg/m2) uguale o superiore a 30, o da una circonferenza addominale misurata all’altezza dell’ombelico superiore a 102 cm nell’uomo e 88 nella donna. Si tratta di un fattore di rischio in aumento in tutto il mondo, che comporta un aumento di pressione arteriosa, predisposizione al diabete, all’insufficienza renale, alla dislipemia e conseguente incremento di malattie cardiovascolari. L’obesità si tratta con dieta e, nei casi gravi, con farmaci e con interventi chirurgici.

Dislipidemia

Tra i grassi del sangue, l’aumento del colesterolo totale, la frazione LDL (lipoproteine a bassa densità) ed i trigliceridi sono tra i più importanti fattori di rischio. Al contrario, la frazione di colesterolo HDL ha effetto protettivo, per cui si considera un elemento negativo la sua riduzione a livelli inferiori a 40 mg/dL. Il colesterolo plasmatico totale dovrebbe essere inferiore a 190 mg/dL, l’LDL inferiore a 115 e i trigliceridi inferiori a 150 mg/dL. In pazienti affetti da malattia cardiovascolare accertata, diabete o considerati ad alto rischio i livelli dovrebbero essere ancora inferiori. In questi soggetti la dieta, e il trattamento farmacologico (con statine, fibrati o inibitori dell’assorbimento intestinale del colesterolo) si sono mostrati efficaci.

Diabete

Il diabetico è di per sé soggetto a maggiore rischio cardiovascolare, e merita un più accurato controllo della pressione e dei valori di colesterolemia.

Fattori psico- sociali

Il basso stato socio- economico, lo stress sul lavoro e in famiglia, la depressione, l’ansia costituiscono fattori di rischio cardiovascolare, talvolta difficili da riconoscere e trattare.

Conclusione

La prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari si basa su semplici osservazioni che dovrebbero essere applicate da ognuno su se stesso, con la consulenza del medico curante. In caso di disturbi quali dolori al torace, batticuore, difficoltà di respiro, vertigini, svenimenti è opportuno sottoporsi ad una visita medica per gli accertamenti e le cure del caso. Una visita medica è consigliabile anche quando il soggetto non ha disturbi, ma nella sua famiglia si sono presentati casi di inspiegata perdita di coscienza o morte improvvisa in età giovanile. In questi casi una visita specialistica ed alcuni esami, primo fra tutto un elettrocardiogramma, chiariranno se la persona presenta difetti dell’attivazione elettrica del cuore, che necessitano di trattamento antiaritmico immediato.


Bibliografia

European Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice (version 2012), «Eur. Hearth J» 2012: 33, 1635- 1701

GRIFFIN B.P., CALLAHAN T.D., MENON V. (eds), Manual of Cardiovascular Medicine, 4th Ed, 2103, Lippincott Williams & Wilkins, Philadelphia, USA

ACC/AHA/AAPA/ABC/ACPM/AGS/APhA/ASH/ASPC/NMA/PCNA Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation, and Management of High Blood Pressure in Adults: A Report of the American College of Cardiology, American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines, «J Am Coll Cardiol» 2017, Nov 13.

(*) Presidente Amci sezione di Saluzzo-Savigliano
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