«Programma nazionale esiti» (PNE): migliorano le cure ospedaliere. Ma molte strutture sotto standard

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 20 ottobre 2014

Dal numero di parti cesarei primari fino ai tempi di operazione per una frattura al femore, passando per l’analisi dell’indice di mortalità per infarto. È una sanità italiana che migliora, ma lo fa a macchia di leopardo e in alcuni casi ancora a bassa velocità, quella analizzata dall’edizione 2014 del Programma nazionale esiti (PNE) sviluppato da Agenas per conto del Ministero della Salute e presentato il 20 ottobre a Roma e in cui, a fronte di un miglioramento delle performance si evidenziano ancora “forti disomogeneità nell’efficacia e nell’appropriatezza delle cure tra Regioni, aree, ospedali, con importanti variazioni temporali”. Ancora troppi per esempio i parti cesarei primari al Sud e soprattutto in Campania mentre migliorano i tempi di operazione della frattura del femore nell’anziano (anche se ancora siamo lontani dagli standard) senza dimenticare come molte strutture non raggiungono ancora i volumi d’intervento minimi prefissati per esempio per i parti e per alcune operazioni di tumore.

“Non è una classifica”. Il PNE attraverso i suoi 129 indicatori di volume, esito/processo e ospedalizzazione “non fornisce graduatorie, pagelle o giudizi né a livello regionale né a livello di struttura” specificano in ogni caso Agenas e Ministero che sottolineano come esso sia “uno strumento operativo a disposizione delle Regioni, delle aziende e degli operatori per il miglioramento delle performance e per l’analisi dei profili critici, attraverso attività di audit” e soprattutto che “le evidenze scientifiche mostrano che dove esso viene utilizzato come strumento di governance migliora la qualità delle cure”. Sta di fatto che, nonostante il percorso sulla qualità dei dati sia ancora lungo, e quindi i numeri siano da prendere con le molle, ad oggi questo è l’unico sistema in grado di valutare come funziona il Ssn.

Le performance. Nello specifico da una prima analisi del Programma (da notare che la nuova edizione di PNE contiene una sezione dedicata agli audit in cui si evidenziano le strutture per cui il dato è ancora da verificare, quest’ultime non sono state quindi prese in considerazione) migliorano le performance sui parti cesarei primari passati dal 29% del 2008 al 26% del 2013. Rimangono però ancora molto evidenti le differenze tra le Regioni del nord con valori intorno al 20% e le meridionali con valori prossimi al 40% e che, nel caso della Campania, arrivano al 50%. L’esito più favorevole l’ha registrato l’Ospedale di Carate-Carate Brianza (Monza) che a fronte di 1.629 interventi ha registrato un esito del 5,16%. La CCA Villa Cinzia di Napoli, invece, con 92,7% di cesarei primari ha registrato l’esito più sfavorevole.

Indicatore importante è poi quello relativo alla proporzione di fratture di femore sopra i 65 anni di età operate entro due giorni, che sono passate dal 28.7% del 2008 al 45.7% del 2013, restando però ancora al di sotto dello standard atteso, superiore all’80%. In ogni caso, il progresso, secondo le stime basate sui dati di mortalità a un anno, mostra che il numero di decessi prevenuti in questo periodo, grazie all’anticipazione dell’intervento è di circa 6.000. Se il valore nazionale medio è del 45.7%, anche in questo caso si osserva una notevole variabilità intra e interregionale con valori per struttura ospedaliera che variano da un minimo del 10% ad un massimo del 90%. La performance più favorevole l’ha registrata l’Ospedale di Merano con l’89,9%, mentre l’esito più sfavorevole l’ospedale Barone Romeo Patti in provincia di Messina con il 10% di operazioni effettuate entro le 48 ore.

Le novità. L’edizione 2014 di PNE sui dati aggiornati al 2013 analizza 58 indicatori di esito/processo, 50 volumi di attività e 23 indicatori di ospedalizzazione. PNE analizza i dati per struttura e non fornisce indicatori per Regione, essendo la variabilità intraregionale superiore a quella interregionale. Il nuovo sito PNE 2014, oltre alle sezioni “Struttura ospedaliera/ASL” e “Sintesi per struttura/ASL” in cui sono riportati i risultati di tutte le strutture ospedaliere/ASL di residenza per ciascun indicatore, include:

una sezione “Emergenza-Urgenza” che contiene le informazioni relative alla copertura dei dati dell’emergenza urgenza per le diverse Regioni e la distribuzione per numero di accessi e tempi di permanenza per struttura. Non essendo ancora completa la copertura a livello nazionale, non è possibile misurare indicatori utilizzando questo sistema per tutta Italia.

Una sezione “Sperimentazioni regionali” che contiene i protocolli degli indicatori calcolati dalle Regioni che hanno attivi sistemi informativi sanitari non ancora disponibili a livello nazionale.

Una sezione “Strumenti per Audit”. Nel 2013 PNE ha promosso attività di audit sulle strutture con mortalità a 30 giorni dopo ricovero per infarto acuto del miocardio o troppo elevata o troppo bassa rispetto alle evidenze scientifiche disponibili. Questa attività di audit ha messo in evidenza numerosi problemi di qualità dei dati del sistema informativo ospedaliero.

Inoltre si sono verificati problemi anche nella codifica delle comorbidità utilizzate per stimare i tassi aggiustati di alcuni indicatori tra cui la proporzione di parti cesarei primari. Nel 2014 l’attività di audit è prevista per tutti gli indicatori per i quali esistono forti evidenze scientifiche di una relazione con la qualità delle cure erogate, ma la cui interpretazione dipende dalla qualità dei dati utilizzati per l’elaborazione. In questa sezione sono forniti gli elenchi delle strutture da sottoporre al processo di audit sulla qualità dei dati.

fonte: Quotidiano Sanità

approfondimenti: http://95.110.213.190/PNEed14/index.php

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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