Quella bambina due volte violentata

di Carla Corbella *
pubblicato il 7 dicembre 2017

Una bambina di undici anni abusata sessualmente resta incinta. È nigeriana, come il suo stupratore di ventiquattro anni più vecchio. Quando la mamma della piccola si accorge della situazione, a causa di un rigonfiamento della pancia, porta la bambina in ospedale e, d’accordo con i medici, si procede con l’interruzione di gravidanza. Il tutto si consuma a casa nostra, in un appartamento di Barriera di Milano.

Fin qui la cronaca, terribile, di una serie di azioni: una peggiore dell’altra. Da qui lo scaturire di una serie di interventi pubblici che, a partire dalla denuncia di una legislazione troppo poco rigorosa in questi casi, giungono ad auspicare la castrazione fisica dello stupratore. Per la piccola, invece, l’aborto è presentato come l’unica soluzione possibile, anzi necessaria. Nessuno spende una parola sul bimbo di quasi sei mesi che viene eliminato. Nessuno si ferma a riflettere sul degrado umano che coinvolge tutti gli attori di questa tristissima vicenda. Nessuno si indigna del fatto che nella nostra civilissima Torino il lavoro obblighi dei genitori a lasciare la notte i propri figli piccoli in casa di estranei. E nessuno si chiede come sia possibile che ci vogliano ventidue settimane perché  un rigonfiamento anomalo della pancia di una bambina undicenne venga preso in considerazione dai genitori.

Da questa storia, che non si sarebbe mai dovuta scrivere, emerge una povertà umana abissale di cui le istituzioni cittadine devono farsi carico, ma emerge anche una responsabilità collettiva da cui nessuno si può smarcare. Infatti, se la violenza sessuale va eliminata senza sconti, al contempo questa famiglia, e molte altre simili, non possono essere lasciate sole nel lungo cammino verso una vita dignitosa ed un’integrazione sociale vera.

E a questa piccola, diventata mamma troppo presto, cui alla violenza sessuale perpetrata per più di un anno si aggiunge la violenza della gravidanza interrotta, non basta che come società si chieda scusa.

Fonte:
Quella bambina due volte violentata di Carla Corbella, «La Voce e il Tempo», p. 1; 5

 

(*) Filosofo e Teologo
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