Rapporto Eurispes 2020. Il panorama italiano dalle abitudini alla digitalizzazione alle nuove imprese

di redazione Bioetica News Torino
redazione Bioetica News Torino
31 gennaio 2020

L’Italia permane al secondo posto in Europa per obesità infantile maschile (21%).  È dietro solo a Cipro e al quarto per obesità infantile femminile (14%). Sono in sovrappeso 1 bambino su 3 in confronto ai dati degli altri paesi di obesità cronica per un 1 bambino su 10. Emerge  tra i molteplici temi di un’indagine sul panorama politico, economico e sociale del nostro Paese condotta dall’Istituto di ricerca Eurispes  nel «Rapporto Italia 2020», presentato alla Sapienza Università di Roma ad autorità istituzionali e alla stampa giovedì scorso. Alla sua 32° edizione il Rapporto mostra nel capitolo sulla dicotomia Valori e comportamenti una tendenza che è presente anche negli altri Paesi per la quale occorre richiamare l’attenzione alla correzione di stili di vita non adeguati per non incorrere nel rischio di esporre i bambini a problematiche legate alla salute come il  diabete. pressione alta, ipertensione o comunque  disturbi del sovrappeso e dell’obesità.

Secondo l’Oms 42 milioni di bambini  nel mondo di età inferiore ai 5 anni sono in forte sovrappeso o obesi e se non si interviene il dato crescerà fino a 70 milioni nel 2025. Si stima che il manifestarsi di uno stato di sovrappeso all’asilo comporta un rischio di 4 volte maggiore di essere obesi nel corso dell’adolescenza e che uno obeso a 6 anni ha più del 50% di probabilità di essere a sua volta obeso.  In Italia da quanto emerge dai dati raccolti dal Sistema nazionale di sorveglianza OKkio alla Salute dell’Iss in un’indagine che ha coinvolto 45mila bambini della scuola primaria tra gli 8 e i 9 anni la tendenza al sovrappeso e all’obesità è diminuita  tra il 2008/9 e il 2016.  Un fattore determinante positivamente è l’educazione dei genitori, in particolar modo il ruolo femminile. Mentre ne sono affetti da obesità in età evolutiva solo il 5% dei casi la maggior parte dei casi l’obesità, detta primitiva o essenziale, è trattabile con interventi su fattori ambientali come stress, ambiente sociale e  migliorando lo stile di vita.  Il Rapporto mostra come i bambini obesi, seppure in piccola percentuale,  possano avere trigliceridi e colesterolo elevati, valori di glicemia alti e un accumulo di grasso nel fegato.  La prevenzione è allora importante nelle abitudini alimentari non corrette come un elevato consumo di carboidrati semplici e carne e prodotti poco naturali ad alto indice calorico e valore nutrizionale.  Il 33% fa una colazione non adeguata e il 36% fa uso di bibite gassate dalla tenera età. Altri fattori di cui si possono modificare i comportamenti sono la sedentarietà, disuguaglianze sociali o lo stato di salute della mamma durante la gravidanza.

Il Rapporto, voluminoso, ritrae un affresco dell’Italia contemporanea analizzando saggi e schede fenomenologiche su temi di attualità  arricchiti da indagini campionarie sui dati del Censimento Istat suddiviso in  6 argomenti dicotomici:  Valori e comportamenti ( creazione/distruzione (dalla bioedilizia all’agricoltura e cambiamenti climatici alla digitalizzazione del mercato dei giocattoli all’imballaggio non  sostenibile),  episteme/doxa su conoscenze, opinioni, informazioni dalla scelta consapevole dell’etichetta alla privacy per il consumatore al problema dell’antisemitismo, eguaglianza/ disuguaglianza (dalla condizione economica delle famiglie ai  bisogni educativi speciali degli studenti all’analisi del  Sud tra le periferie d’Europa), libertà/soggezione (dalla all’evasione fiscale  al processo penale), e infine Hostis e Hospes su immigrazione, rapporto tra italiani e animali etc.

Un altro aspetto emergente in un sondaggio è la crescita dei vegetariani e vegani a 8,9% rispetto al 2019 e 2018 quando la percentuale era 7,1% e 7,3%. Tra le motivazioni la scelta di un’abitudine alimentare non tradizionale è  per la salute e il benessere, il rispetto nei confronti degli animali, dell’ambiente ma anche per la curiosità e desiderio di sperimentazione, a cui aderiscono in particolar modo i giovani tra 25 e i 44 anni.  L’intolleranza al lattosio o al glutine ha determinato la scelta di un’alimentazione cosiddetta “senza”. La seguono senza lattosio  il 18,7% degli italiani che hanno partecipato al sondaggio e  senza glutine il 14,6%. Interessante la percentuale, il 55,4% del campione intervistato che risponde in modo negativo e sarebbe intenzionata a provarli  alla domanda se acquista alimenti a base di cannabis light nei negozi di canapa. Il rimanente del 55,4% ha risposto solo  il 5,1%  che li hanno inseriti nella propria dieta mentre il 23,1% sarebbe curioso di provarli e il 16,4% li ha sperimentati.
Tra le nuove tendenze nell’abitudine alimentare vi è il cibo a domicilio preferito dal 54% degli Italiani mentre tra i giovani di età tra i 18 e i 24 anni  si è diffusa l’abitudine dei servizi di consegna di pietanze già pronte a domicilio (81%).

Tra gli strumenti digitali utilizzati in sanità in supporto alle attività cliniche e amministrative il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) risulta attivo a luglio 2019 per circa 12 milioni di assistiti dal Ssn e la regione con il maggior numero di cittadini che lo hanno attivato  è il Friuli Venezia Giulia (77%), seguita da Toscana, Lombardia e Valle d’Aosta. Sono invece ferme allo 0% Marche, Lazio, Abruzzo, Calabria.

Sulle abitudini digitali degli Italiani c’è l’essere connessi per oltre 6 ore al giorno  secondo i dati da We Are Social con la paura di perdersi sempre qualcosa online, una malattia sociale  Fear of missing out  chiamata così dallo scienziato Przybylski dell’Università di Oxford. Cresce la richiesta di giga in più: mentre nel 2017 per la maggior parte la richiesta era per 2 GB di traffico internet ora sono in calo le comparazioni per le offerte che non superano i 5 GB (- 76,5%). Tendono a scaricare molte più App del necessario e dopo la messaggistica di Facebook solo giochi. . Secondo la società di analisi App Annie, nel 2021 l’economia attorno alle App potrebbe diventare la terza a livello mondiale con 6350 miliardi di dollari e una crescita del 385% rispetto al 2016.

Il Fashion renting  per i capi di abbigliamento  sta crescendo in Italia. È un nuovo modello economico che nasce dall’esigenza di adottare una prospettiva consapevole verso la cura dell’ambiente ma anche dettata dalla crisi economica. Dalla moda “usa e getta” ai modelli di “renting” e “sharing” che rendono disponibile un bene senza doverlo acquistare. Al DressYouCan, una sorta di grande armadio virtuale per le amiche, ricorrono per lo più  donne di fascia medio – alta che hanno disponibilità economica tale da potersi permettere l’acquisto di un capo graffiato. È la prima realtà italiana di fashion sharing in cui si può mettere a noleggio gli abiti che non si utilizza più. Secondo la United States Environmental Protection Agency ogni anno vengono inceneriti 12 milioni di indumenti nelle discariche di tutto il mondo e le loro emissioni hanno un impatto sull’effetto serra.  In Italia dai dati ISPRA nel 2016 sono state raccolte complessivamente 133,3 kt di frazione tessile, con un incremento di circa  3,3% rispetto al 2015  quando la raccolta era stata di 129 kt.

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