Regione Piemonte e CNR: si avvia studio su 30mila persone per il fenomeno del gioco d’azzardo patologico

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 28 febbraio 2019

In un’ottica di prevenzione e di contrasto al fenomeno del gioco d’azzardo e alla dipendenza patologica (Gap) la Regione Piemonte ha avviato un progetto di studio in collaborazione con l’Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio nazionale di Ricerca (Ifc-Cnr) di Pisa.  Si chiama GAPS, Gambling Adult Population Survey, un’indagine condotta da Ifc-Cnr in 80 comuni piemontesi (elenco da regione.piemonte.it) che andrà ad approfondire e completare il quadro regionale dello studio di ricerca EspadR effettuato sulla popolazione studentesca.

Un questionario cartaceo e anonimo verrà presto consegnato –  in una nota della Regione Piemonte del 26 febbraio 2019 –  a oltre 30mila residenti in Piemonte, di età tra i 18 e gli 80 anni, sorteggiate in modo casuale. Contiene domande su opinioni personali, conoscenze e comportamenti nei confronti del gioco e dopo la compilazione dovrà essere spedito al Cnr senza alcun costo di spedizione. Dall’indagine sugli studenti in Piemonte  del rapporto Espad-Ispad – Consumi d’Azzardo 2017, è emersa  una diminuzione di coloro che sono connotati con un profilo di gioco problematico (4,6%), ma rimane alta la percentuale di giocatori che sono a rischio nello sviluppare una problematicità (12,5%).

È un’iniziativa del Piano integrato regionale sulla prevenzione e contrasto al Gap ed è utile per comprendere meglio il fenomeno della diffusione, lo studio dei comportamenti dei giocatori con le loro differenti tipologie, ma anche ad analizzare gli effetti delle misure  attuate per arginare il fenomeno sia a livello regionale (lo distanziometro) sia a livello comunale (la limitazione temporale al gioco in alcuni comuni). Serve anche a prendere successivamente decisioni in materia di sanità pubblica. Il  dottor Paolo Jarre, direttore del Dipartimento di Patologia delle dipendenze AslTo3 e coordinatore del gruppo di lavoro regionale su prevenzione e contrasto di gioco d’azzardo, ha voluto precisare  che «non importa se chi compila il questionario sia un giocatore d’azzardo o meno, il successo dello studio dipende soprattutto dall’ampiezza della partecipazione» (da Cnr, Gioco d’azzardo patologico, 26 febbraio 2019).

6,5 miliardi di euro sono stati spesi in gioco d’azzardo nel 2018 in Piemonte, di cui 4,5 miliardi per il gioco in contesti fisici e quasi 2 miliardi per quello online. Pur continuando a dominare lo scenario che ha avuto nel corso degli anni  il gioco in contesto fisico, come News Slot e VLT, dal 2018 inizia a diminuire,  registrando un 64%. Probabilmente, come si legge nella nota – grazie al forte impegno che la Regione già da anni ha messo su questo tema. Risale al 2016 la legge regionale  di contrasto al GAP.

C’è una tendenza in crescita al gioco d’azzardo. Nel 2017-2018 tra i 15 e i 64 anni di età  risulta il 42,8 % rispetto al 2013-2014  con 27,9%, mentre nel 2017 tra gli studenti tra i 15 e i 19 anni è in diminuzione (36,9% rispetto a  40,1 del 2016).  È quanto emerge dal nuovo Rapporto sul Gioco d’Azzardo  in Italia 2017-2018  dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifc-Cnr) che contiene i risultati delle indagini, tramite la compilazione di un questionario, effettuate da Ispad su un campione di 13mila residenti in 8mila comuni tra i 15 e i 74 anni e quelle effettuate da Espad su un campione di circa 15mila studenti della scuola superiore di secondo grado, tra i 15 e i 19 anni. Sono stati considerati tra i giochi d’azzardo le scommesse sportive, il gratta e vinci, il super enalotto, slot machine e Videolottery, poker texano, altri giochi con le carte, bingo, totocalcio-totogol, altri giochi (dadi, roulette).

Merita attenzione il fatto che, riguardo all’accesso al gioco d’azzardo,  dal campione di popolazione generale di 15 e 74 anni  più della metà (58%)  di coloro che hanno giocato almeno una volta nella vita, riferisce di poter raggiungere un luogo di gioco in meno di cinque minuti a piedi da casa, un ulteriore 23,%  in non più di 10 minuti (Ispad 2017-2018) e quello studentesco per il  38% in meno di 5 minuti a piedi da casa e il 33,4% frequenta una scuola a meno di 5 minuti a piedi da luoghi di gioco (Espad 2017).  Risulta  nel 2017 che  gli esercizi presso cui è possibile giocare denaro e o fare scommesse sono situati nelle vicinanze delle scuole, a meno di 200 mt. Si tratta  «quasi del 30% delle scuole». Sono stati utili i progetti di prevenzione presso gli istituti scolastici per instillare la percezione del rischio, riscontrando una tendenza alla diminuzione «di prevalenze degli studenti giocatori a rischio e problematici» (2017). Tra i giochi percepiti dai giovani studenti come rischiosi, per la perdita di denaro, sono slot machine/videolottery machine e il poker texano.

Un altro dato rilevante, sull’analisi dei comportamenti di rischio è che il 25% dei giovani di età tra i 15 e 34 anni sa di non arricchirsi attraverso le giocate mentre il 30,3% è convinto la vincita sia dovuta all’abilità del giocatore,  e sulla fascia di età tra i 35 e i 64 anni la consapevolezza dell’impossibilità di arricchirsi è maggiore (45,7%) rispetto al 18,2% di coloro che sono convinti che la vincita sia dovuta all’abilità (Ispad 2017-2018).  Sui dati forniti dal questionario rivolto agli studenti 15-19 anni emerge che la bravura sia importante per arricchirsi giocando (il 39%), considerazione ritenuta con una percentuale lievemente maggiore da parte delle ragazze (40,1%)  rispetto ai ragazzi /37,9%).
Riguardo alla tipologia di profilo del giocatore per individuare comportamenti di gioco sociale da quello patologico, distinti in a rischio minimo, moderato e severo, si osserva nella ricerca sul campionario 15-74 anni che il profilo a rischio severo continui ad essere in costante aumento negli anni. Risulta  15,2% a rischio minimo, 5,9 a rischio moderato e 2,4% a rischio severo di gioco problematico. Tra i luoghi (bar/tabacchi/pub; internet, casa propria o degli amici) internet risulta quello più usato da una «significativa maggioranza» di  giocatori dal profilo a rischio moderato-severo. Connesso al rischio è la spesa per  le giocate che divengono più sostenute associate alle persone dal profilo a rischio moderato-severo, questi ultimi  sono anche più convinti dell’abilità nella riuscita della vincita (35,4% rispetto al 20,4% dei giocatori non a rischio) e tra quelle che affermano di essere in “rosso” con un 62,3% a confronto con il 41,8% dei giocatori non a rischio.
Sul fronte dei giovani studenti 15-19 anni la comparazione con l’anno 2016, risulta che la percentuale di giocatori “problematici” tende a diminuire (2017:  7,1% problematico) mentre cresce la percentuale dei giocatori a rischio, nel 2017 con un 13,5%.
I giovani giocatori tra i 15 e i 19 anni prediligono la casa propria o di amici e i bar/ tabacchi e pub che sale giochi, bingo e circoli creativi. Il gioco on line è cresciuto negli anni ma nel 2017 segna un lieve calo, spiegato dallo studio di ricerca a seguito di una minore frequentazione degli internet point (16,5% nel 2016 sceso a 9,8% nel 2017), di una decrescita del gioco con l’uso del Pc a favore dello Smartphone (49,7% contro 42,6%) nel 2017. Tuttavia l’uso online di Pc e  smartphone rimane alto, seguito in misura inferiore da tablet, internet point, console per giochi elettronici e tv.

Infine, quanti conoscono le normative di limitazione al gioco d’azzardo?  Pochi, solo il 14,9% degli intervistati tra i 15 e i 74 anni  ha conoscenza delle misure adottate  (limitazioni di orario di accesso, distanza dai luoghi sensibili come la scuola, incentivi agli esercizi commerciali per rinuncia all’offerta dei giochi di azzardo e  penalizzazioni per chi li mette negli esercizi)  nel Comune in cui abitano. La maggior parte però sa del limite di accesso vietato  ai minori di 18 anni. Sulla pratica dei giochi illegali o non autorizzati per legge la risposta  affermativa è risultata con una percentuale maggiore  fra i giocatori di fascia età tra i 15 e i 34 anni (7,2% contro il 4,1% dei 35-64enni).  Sorprende come nonostante il divieto ai minorenni, il 40,2% degli studenti sotto i 18 riferisce di aver giocato almeno una volta nella vita e la percentuale di studenti minorenni che ha giocato d’azzardo nell’ultimo anno è del 33,6% (Espad 2017).

(Aggiornamento 1 marzo 2019)

 

(*) redazione Bioetica News Torino
© Riproduzione Riservata