Relazione Ministero della Salute sulla PMA. La Fecondazione eterologa è in crescita

di redazione Bioetica News Torino *
pubblicato il 14 luglio 2018
Relazione Ministero della Salute sulla PMA. La Fecondazione eterologa è in crescita

È stata presentata al Parlamento il 28 giugno 2018  la relazione del Ministero della Sanità sulla situazione in Italia riguardo alla  legge n. 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita.

Con riferimento all’anno 2016, c’è un aumento detto «significativo» delle tecniche  di Pma eterologa, in particolare la donazione di gameti sia per l’inseminazione semplice (intrauterina I livello) che nelle tecniche di fecondazione di II e III livello extracorporea. Ci sono sempre più coppie che si sottopongono alle  tecniche di II e III livello con donazione di gameti: 4933 coppie con un’età media che avanza: attorno ai 35,2 per donazione di seme, 41,4 per donazione di ovociti (fresco e crioconservati) e 40,6 per embrioni crioconservati dopo una donazione. Invece nel 2015 sono state registrate 2083 coppie. Nel 2016 per il I livello dai dati di sintesi dell’attività emerge 517 coppie trattate rispetto al 2015 che erano 379. Una crescita notevole se si guarda al 2014 sia per il I livello con 32 coppie sia per il II e III livello con 205 nel 2014.

Sempre per il II e III livello PMA eterologa si specifica che su 5533 cicli iniziati  1735 riguardano embrioni crioconservati dopo una donazione di gameti e di cui 235 sono formati da gameti provenienti da medesimo centro e 1500 formati da gameti provenienti da banca estera. Le gravidanze ottenute sono 1713 mentre i parti 1146 e bambini nati vivi 1338.
C’è un flusso di scambio fra alcuni Paesi: si importano gameti per lo più da Spagna, Danimarca e Svizzera per il 98, 5% mentre per embrioni  da Spagna, Repubblica Ceca e Austria per il 93,8% ma si esportano anche gameti per la maggior parte in Spagna, Repubblica Ceca e Grecia, mentre embrioni in Repubblica Ceca e Austria.

Dei 6247 cicli con le tecniche PMA eterologa attraverso la donazione di gameti i nati sono 1457, ovvero 142% in più rispetto all’anno precedente 601 nati con 2800 cicli.  Si tratta di 5450 coppie che nel 2016  che hanno fatto ricorso per la nascita di un bambino da fecondazione con uno o entrambi i gameti esterni alla coppia, ovvero con il patrimonio genetico di uno dei genitori e di nessuno dei due.

Viene poi sottolineato, sempre per l’eterologa, che la raccolta dati del Registro nazionale PMA «non consente al momento un conteggio ciclo per ciclo e quindi non permette di distinguere embrioni importati ma eventualmente formati con seme diverso da quello esportato» e altresì che c’è «la tracciabilità per ogni singolo ciclo, compreso quello del tipo esportazione-seme-fecondazione all’estero-importazione embrione è garantita dal singolo centro PMA italiano, che ne conserva l’intera documentazione», ma anche che nel 2016 è partito un progetto per migliorarne lo studio di monitoraggio dell’intero percorso di ogni singolo ciclo di Pma e con esso i dati statistici più attendibili. Il progetto si è concluso  nell’ottobre 2017 ma come viene ribadito è stato attuato solo «in un numero limitato di centri».

Nella conclusione la relazione dà un riscontro di tutte le tecniche – omologa ed eterologa, I livello (inseminazione), II e III livello (fecondazione in vitro) che hanno avuto un aumento di coppie trattate,  77.252 nel 2016 rispetto al 2015 (74.292), nonché dei cicli effettuati da 95.110 a 97.656 e dei bambini nati vivi da 12.836 a 13.582. E sottolinea che l’aumento è correlato principalmente «alla fecondazione eterologa e alle tecniche omologhe con crioconservazione di gameti». Il successo riscontrato è tuttavia dovuto come viene spiegato, dall’«adeguamento della normativa riguardante la PMA alle sentenze della Consulta e alle direttive europee su cellule e tessuti, sinora ha consentito l’accesso a tecniche di PMA rispettose dei livelli di qualità e sicurezza indicati dagli standard europei».

Infatti la legge 40 del 2004 è stata modificata in alcune parti. Per la PMA omologa riguardo all’art. 14 comma 2 «su un numero massimo di tre embrioni da formare e trasferire in utero successivamente con un unico e contemporaneo impianto» con la sentenza della Corte costituzionale dell’aprile  2009, n. 151 e pubblicata nella Gazzetta ufficiale  nel maggio 2009 con n. 19  che  dichiara l’illegittimità costituzionale di tale comma riguardo a «ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre» e del 3 comma art. 14 che come riferisce la relazione  non permetteva «il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio per la salute della donna».  Per la PMA eterologa riguardo all’4 comma 3 che vietava l’eterologa stessa, che avviene appunto con  donazione di gameti femminili e maschili esterni alla coppia.  La sentenza della Corte Costituzionale n. 162 del 2014 ha invece ritenuto il divieto incostituzionale motivandola a favore «del diritto all’autoderminazione delle coppie sterili e infertili, sfavorite rispetto alle coppie a cui possono avere accesso alla PMA omologa».
Su entrambe le modifiche si sono susseguiti numerosi  dibattiti su aspetti non solo di profilo giuridico ma anche etico, bioetico, biologico, medico-sanitario, toccando i rischi di deriva eugenetica.

(*) redazione Bioetica News Torino
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