L’etica nella professione infermieristica

di Teresa Audasso *
pubblicato il 8 novembre 2013
L’etica nella professione infermieristica

Il Codice Deontologico come criterio guida per la riflessione etica e l’operatività quotidiana

Si è parlato di riflessione etica e pratica quotidiana al Presidio Riabilitativo Fatebenefratelli, nelle tre giornate dedicate, nel mese di ottobre, al Codice Deontologico Infermieristico. Si è trattata di una occasione formativa importante per riflettere sui profondi cambiamenti a cui la professione infermieristica è stata sottoposta in questi anni e su come queste trasformazioni abbiamo accompagnato anche la riflessione etica degli infermieri.

Il Codice Deontologico rappresenta infatti il più importante atto di autoregolamentazione per gli infermieri, indicante i valori morali che ispirano la professione e  determina  di conseguenza anche il campo proprio di attività, competenze e responsabilità. Autonomia e competenza sono infatti normate, da un punto di vista giuridico, attraverso il profilo e l’ordinamento didattico, ma trovano nel Codice Deontologico l’impegno di ogni singolo professionista a realizzare un’assistenza di qualità al servizio del cittadino.

Emerge quindi la figura dell’infermiere come “agente morale”, ossia come colui che si assume la responsabilità dei risultati, individuando percorsi assistenziali che rispondano in maniera personalizzata ai bisogni del malato.

L’infermiere: agente “morale”

La coscienza professionale, spinge infatti l’operatore a migliorare le proprie competenze, investendo nella formazione e nell’aggiornamento professionale e contribuendo a ottimizzare l’uso delle risorse. Tema questo, del rapporto tra costi e benefici in sanità, che vede protagonista l’infermiere nel tentativo di mediare tra i legittimi interessi del paziente e la complessità organizzativa del sistema sanitario e della sua sostenibilità economica.
Impresa tutt’altro che semplice se si guarda all’aumento delle spese sanitarie dovute in parte a motivi epidemiologici (prevalenza delle malattie cronico-degenerative, invecchiamento della popolazione), in parte alla ricerca scientifica genetica e alla sue possibili applicazioni e  in parte ai progressi tecnologici con le loro innovazioni (dalla trapiantologia alla procreazione assistita).

Eppure il monito che ci giunge da una visione etica “personalista“ della tutela della salute, ci ricorda che il minimo assistenziale non può essere ricondotto solo a un importo monetario o a un ammontare fisso di cure, ma deve essere rapportato ai reali bisogni del paziente, pur rispettando i principi di efficacia ed efficienza terapeutica.

La sfida culturale ed etica è nel promuovere il concetto di proporzionalità terapeutica, evitando da una parte gli eccessi dell’accanimento terapeutico, e scongiurando dall’altra il rischio dell’abbandono assistenziale specie per le categorie più fragili.

Sfida culturale ed etica: proporzionalità terapeutica

L’infermiere è quindi chiamato a tenere conto di questa complessità che spesso genera tensione etica tra i valori morali individuali del singolo infermiere, le istanze deontologiche della professione e le aspettative del malato. Per questo nell’analisi dei dilemmi etici è necessario per l’infermiere, alla luce del codice, munirsi di una metodologia che sappia esaminare il caso clinico, stabilendo quali siano i fatti moralmente rilevanti, identificando e analizzando le diverse azioni alternative, al fine di agire, coralmente con gli altri professionisti dell’équipe, per il bene del paziente.

La riflessione etica deve infatti tenere conto di alcuni comportamenti imprescindibili (Spinsanti, 2001) che, in sintesi, possono essere così riassunti:

– il comportamento obbligato, ossia cosa siamo tenuti a fare per legge, per deontologia professionale, per norme contrattuali

– il comportamento eticamente giustificabile, cioè la cosiddetta difesa del minimo morale, evitando di nuocere o danneggiare il paziente, opponendosi, per principio di giustizia, a discriminazioni di ordine sociale, razziale, economico

– il comportamento orientato al bene del paziente, che promuove il massimo morale, incarnando il principio di beneficità nel scegliere i trattamenti terapeutico-assistenziali, dopo aver misurato conseguenze e possibili alternative, e che favoriscano il coinvolgimento del paziente nelle decisioni che lo riguardano, rispettando il principio di autonomia

La seconda giornata è stata dedicata ad approfondire il percorso storico che dalla prima stesura del Codice Deontologico del 1960 ad oggi, ha visto maturare la riflessione sull’agire deontologico, dall’obiezione alla clausola di coscienza.

Si è posto quindi l’accento sulla coscienza come luogo interiore dove la persona diventa consapevole di se stessa e del significato delle sue azioni, lo spazio dove avviene il discernimento interiore tra ciò che è bene e ciò che è male.

Consulenza etica

Consapevolezza e discernimento che traggono vita dallo sviluppo morale dell’individuo prima, e dalla maturità professionale poi, dell’operatore chiamato a sciogliere i nodi conflittuali tra pratica quotidiana e dilemmi etici.

Come afferma Cattorini (2007) in questa difficile partita, l’infermiere può nella consulenza etica, fornire un sguardo nuovo e specifico:

[…] significa imparare a rispondere non a mansionari, né a codici, né a flow chart decisionali, ma alla voce della coscienza che chiede che cosa sia giusto o sbagliato, buono o cattivo in merito ad una complessa situazione clinica, di cui l’infermiere coglie le variabili con occhio originale e autonomo

L’ultima giornata è stata dedicata al contributo degli infermieri alla riflessione sulle tematiche del fine vita. La medicalizzazione della morte è stato il primo punto analizzato: la morte è ormai sottoposta alle leggi della scienza e della tecnica, sottratta ai luoghi dell’affetto e del domicilio, per essere trasportata nelle corsie anonime e asettiche dei nostri ospedali.

Un altro aspetto da sottolineare è la necessità di definire con più precisione il concetto di terminalità, per non cadere nel rischio della scomparsa della persona, il cui valore viene annullato da una sorta di conto alla rovescia che annovera ormai il paziente tra i morenti più che tra i vivi.
Il morire invece appartiene alla vita. I pazienti terminali non appartengono al passato, ma vivono un presente di dolore e malattia che chiama in causa ogni operatore, ciascuno per il proprio profilo, affinché  costui ne abbia cura. Una presa in carico che sappia scongiurare le derive abbandoniche del “non c’è più niente da fare” e mitighi gli eccessi sproporzionati dell’accanimento terapeutico.
Per fare ciò è fondamentale porre al centro della riflessione etica il rispetto delle decisioni del paziente, maturate all’interno di un accompagnamento consapevole dalla diagnosi alla prognosi, che sappia coinvolgere anche la rete affettiva dei famigliari.

La palliazione

Alla luce di queste considerazioni, appare fondamentale il ruolo delle cure palliative, non solo per l’incisiva azione di controllo del dolore, da cui deriva sostegno psicologico e miglioramento della qualità della vita, ma anche per la sua visione olistica determinante nel dare dignità e personalizzazione alla fasi finali di assistenza al paziente.

I lavori di gruppo su casi clinici emblematici sono stati infine l’occasione per cogliere il contributo che l’infermiere può dare nel rendere più collegiale la presa in carico dei risvolti etici da parte dell’équipe, e nel promuovere comportamenti e pratiche assistenziali coerenti con il Codice Deontologico.


Bibliografia

COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA, Obiezione di coscienza e bioetica, 30 luglio 2012, www.governo.it/bioetica url: <http://www.governo.it/bioetica/pareri_abstract/Obiezione_di_coscienza_bioetica_30072012.pdf> (internet, 2.11.2013)

SPAGNOLO A.G., L’etica quale guida della professione infermieristica. Atti della Giornata di studio «Gli infermieri e il Codice Deontologico a due anni dalla sua emanazione» (Ipasvi di Cuneo), 12 dicembre 2011

MAFFEI L., Etica e professione infermieristica: un percorso metodologico per l’analisi dei dilemmi etici, in «Tempo di Nursing», 60 (2011)

SILVESTRO A. et al., Commentario al codice deontologico dell’infermiere, McGraw Hill, Milano 2009

BINELLO D., Fine vita, il valore della persona, in «L’infermiere», 1 (2010)

SPINSANTI S., Bioetica e nursing. Pensare, riflettere, agire, Mc Graw Hill, Milano 2001

(*) Dott.ssa Teresa Audasso
Responsabile Ufficio Medicina Preventiva
Presidio Ospedaliero Riabilitativo «Beata Vergine della Consolata»
Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese
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