Sessualità (dis)umana

di Paola Castagna* e Massimiliano Caccetta** *
pubblicato il 13 maggio 2019
Sessualità (dis)umana

«Eros» e «thanatos», amore e morte sono, secondo Freud, i due poli che muovono l’essere umano. Il secolo scorso, affermano i sociologi, aveva il tabù del sesso, mentre il XXI secolo ha il tabù della morte. La civiltà dell’illusione e dell’apparenza si veste pertanto di nuove fragilità che coinvolgono la vita e le relazioni dell’uomo post-moderno.
Sarà anche per questo che oggi la sessualità, depotenziata del suo valore profondo e autentico, è svincolata dall’affettività e dalla relazionalità, attingendo troppo spesso al suo aspetto edonistico nel quale la ricerca del piacere e della trasgressione sfociano in derive di dipendenza e violenza, assumendo la dimensione di una vera e propria emergenza educativa e sociale.
Enrico LARGHERO


Sessualità (dis)umana

Paola CASTAGNA ©P.CASTAGNA

Dottoressa Paola CASTAGNA – Ginecologa presso Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia «Sant’Anna» – Città della Salute e della Scienza Torino, Responsabile Centro SVS P.O. Sant’Anna  Torino ©P.Castagna

Secondo la moderna neurobiologia, esiste, a proposito della sessualità, una divisione del cervello in tre parti che rappresentano le diverse dimensioni della sessualità umana: cervello rettiliano, cervello limbico e neocorteccia darebbero ciascuna ragione di diverse pulsioni sessuali. La dimensione riproduttiva sarebbe di pertinenza del cervello rettiliano (conservare la specie e far prevalere il proprio genoma), la dimensione ludica e sociale del cervello limbico (costruire relazioni sociali), quelle, semantica, narrativa e procreativa della neocorteccia (e identificano l’amore umano). Gli studi scientifici trovano riscontro in alcune ricerche condotte sia tra giovani che tra adulti, da cui si evincono alcune problematiche del nostro tempo in ambito relazionale, affettivo, sessuale. I conflitti che affiorano inducono una riflessione profonda che coinvolge ciascuno di noi e pone in essere delle domande che interpellano istituzioni, famiglie, società nella sua totalità.

L’ultima indagine Eurispes sui Giovani e il sesso ci consegna una fotografia degli italiani tra i 18 e i 30 anni piuttosto inquietante e i risultati dello Studio nazionale fertilità, promosso dal Ministero della Salute e presentati a Roma il mese scorso, confermano tali preoccupazioni. L’indagine, numericamente piuttosto significativa, è stata condotta su un campione di 16.063 studenti provenienti da 482 scuole superiori sparse lungo tutto lo Stivale di età tra i 16 e i 17 anni.  L’oggettivazione del corpo, la Bodily Perfection, è un mito ormai diffuso nella nostra società: l’ideologia culturale tende a inculcare sempre più in modo intrusivo immagini di corpi belli e ideali. La civiltà dell’apparenza trova in questo contesto fecondo terreno e ciò unitamente ad un uso mediatico esasperato. Immagini più o meno provocatorie diffuse in internet con ricadute devastanti sulla personalità. Dallo studio si evince inoltre che quasi tutti i giovani (il 94%) pensano che sia la scuola a dover garantire una giusta formazione, ma alla fine l’89% i maschi e l’84% le femmine finisce per documentarsi su Internet. Le famiglie sono poco coinvolte, così come gli esperti di settore (medici di famiglia, personale dei consultori ecc…). Tale confusione ricade anche a livello relazionale e sessuale denotando da un lato una certa spregiudicatezza e dall’altro una mancanza di informazione adeguata. Infatti, un diciassettenne su tre ha già avuto rapporti, ma in molti casi la sua conoscenza in ambito riproduttivo-sessuale non è poi così ampia. Nonostante la quasi totalità del campione abbia dimostrato di essere al corrente dell’esistenza di malattie trasmissibili come l’AIDS o l’Herpes, una percentuale sostanziosa decide deliberatamente di non avere rapporti protetti. Emergono dallo studio alcune tendenze che troveranno maggior riscontro con il progredire dell’età, quali la Sexual Addiction, una relazione ossessivo-compulsiva che fa perdere il controllo dei propri impulsi e mette a serio rischio la vita personale, la famiglia, le relazioni amicali, il lavoro. Si esplica secondo forme diverse di comportamenti sessuali e si associa spesso a comportamenti compulsivi e dipendenze in altri ambiti, non ultima la dipendenza da farmaci o droghe.

Massimiliano Caccetta©M. Caccetta

Dottor Massimiliano CACCETTA – Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale SC Chirurgia Generale – Ospedale Rivoli ©M. Caccetta

L’ultima ricerca analizzata infine riguarda un tema drammatico e di grande attualità: la violenza sessuale.  È un fenomeno trasversale ad ogni cultura, razza, religione, classe sociale, livello culturale, età. Nel mondo la violenza sessuale riguarda circa una donna su tre (dati WHO 2013) con percentuali non dissimili tra paesi nei quali la violenza è utilizzata come arma di guerra e paesi cosiddetti “civili”.  In Italia gli ultimi dati ISTAT ci confermano come la violenza e il maltrattamento riguardino il 31.5 % delle donne e l’11.5% delle donne in gravidanza. Il 50% delle violenze si associa ad abuso alcolico sia da parte dell’aggressore che della vittima.

L’alcol, come è facile intuire, aumenta l’aggressività e amplifica il gesto violento da parte di soggetti spesso sconosciuti o poco conosciuti mentre il maltrattamento/violenza senza l’utilizzo di alcol è più comune tra coppie di fidanzati, coniugi o ex partner.  Il consumo alcolico interagisce con i processi cognitivi quali la capacità di astrazione, concentrazione, ideazione, soluzione dei problemi rendendo difficile l’interpretazione di stimoli complessi. Inoltre riduce la capacità di valutazione delle emozioni e delle intenzioni e gli effetti neurologici sia sul versante cognitivo che sulle abilità motorie contribuiscono alla riduzione della capacità di reazione da parte della vittima con conseguente limitazione della capacità di fuga.
Il mix di alcol e sostanze d’abuso determina due importanti conseguenze: la disinibizione e l’amnesia anterograda che rendono la vittima una facile preda. A ciò va anche annoverata la possibilità di ingestione non volontaria di sostanze facilmente reperibili, che inducono un’alterazione dello stato di coscienza e che spesso vengono utilizzate dagli aggressori perché si sciolgono facilmente in qualsiasi tipo di bibita, cocktail. Sono giornalisticamente annoverati come “droghe da stupro” e tra i principali si riconoscono le benzodiazepine, le anfetamine, il GHB, la scopolamina, la ketamina. Nella violenza sessuale il controllo sulle funzioni corporee è spesso perduto e questo è l’aspetto più umiliante del trauma. Inoltre il disprezzo per l’autonomia e per la propria dignità determina un senso di vergogna come risposta all’impotenza. Si instaura così il disturbo post traumatico da stress (PTSD) che può avere un esordio acuto nel quale la durata dei sintomi è inferiore a tre mesi ma anche cronico con una durata sintomatologica superiore a tre mesi. È possibile anche una comparsa dei sintomi ritardata cioè dopo sei mesi o più dall’evento traumatico. I principali sintomi del PTSD riguardano la reintrusione cioè la presenza di forti emozioni negative e l’impressione di rivivere l’evento, l’evitamento, una minore reattività che si configura spesso con insonnia, attacchi di rabbia, difficoltà di concentrazione e ipervigilanza. Tali indagini impongono una serie di riflessioni. In primis, l’emergenza educativa e di sostegno alla sessualità, nell’ambito delle conoscenze, in quello emozionale e nell’ambito dei comportamenti.

La sessualità è influenzata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, culturali, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali. La sessualità può includere tutte queste dimensioni ma non tutte sono sempre vissute o espresse; è un aspetto complesso dell’esperienza umana, difficile da confinare entro limiti precisi: emozioni, sentimenti, valori, fattori genetici, biologici, etici e sociali si intrecciano tra loro.

L’ambito sessuale investe in modo massiccio tutta l’evoluzione e la crescita dell’individuo e coinvolge tutta la sua vita relazionale per la sua espressione completa ha bisogno di intimità: ambientale, sociale, relazionale.

La sessualità è parte integrante della personalità di ogni essere umano – cita infatti  la Carta dei Diritti Sessuali (Hong Kong, 1997) – il suo pieno sviluppo dipende dalle soddisfazioni dei bisogni umani basilari come il desiderio di contatto, intimità, espressione emozionale, piacere, tenerezza, amore. L’intero sviluppo della sessualità è essenziale per il benessere individuale, interpersonale e sociale. I diritti sessuali sono diritti umani universali basati sulla libertà, sulla dignità e sull’uguaglianza propri di ogni essere umano.

(*) *Ginecologa presso Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia «Sant'Anna» - Città della Salute e della Scienza Torino
Responsabile Centro Soccorso Violenza Sessuale P.O. Sant'Anna - Città della Salute e della Scienza Torino
**Medico Chirurgo specialista in Chirurgia Generale Sc Chirurgia Generale - Ospedale Rivoli
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