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Piano vaccinale dal ministero della Salute questionario alle Regioni e Summit mondiale, Londra, il 4 giugno

01 Giugno 2020

Dal  questionario indirizzato  a tutti  gli assessorati alla Sanità, regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano, si potrà conoscere il quadro generale aggiornato sulla situazione delle vaccinazioni nel nostro Paese da quando è iniziata l’emergenza da Covid-19  e su come è stata affrontata tale  gestione.  Si tratta di un’indagine promossa dalla  Direzione Generale di  Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute per migliorare il  servizio  individuando «le  buone pratiche» che sono state adottate, nonostante l’emergenza, per riproporle su tutto il territorio  nazionale.

Secondo quanto si riporta in letteratura le regolari attività  vaccinali  hanno subito una riduzione durante il periodo di emergenza da Covid-19 seppure  tali servizi siano una componente essenziale del servizio sanitario nazionale che dovrebbe essere mantenuta attiva anche durante la pandemia,  afferma il direttore Giovanni Rezza in una circolare ministeriale di oggi, 1 giugno (QuotidianoSanità.it).  Diversi i motivi che hanno portato a tale diminuzione: da un lato la necessità di riorganizzare i servizi sanitari per aumentare la disponibilità di personale dedicato nell’emergenza, dall’altro il  rinvio da parte delle persone durante le misure restrittive.

Dalla compilazione del questionario emergeranno con più precisione i dati quantitativi relativi a:  centri vaccinali presso i quali il servizio è stato sospeso durante l’emergenza epidemiologica sul totale dei centri; organici durante la regolare attività composta di medici, infermieri, assistenti sanitari, amministrativi etc  messi a confronto  con i medesimi  durante l’emergenza; personale ricollocato per l’emergenza; numero di coloro che hanno contratto l’infezione Sars-Cov-2.  L’indagine mira anche a sapere sull’aspetto  deontologico  se e  quanti  hanno ricevuto una formazione specifica sul Covid-19.

Laddove  l’attività vaccinale è diminuita, rispetto all’anno precedente, si chiede di precisarne periodo, fascia d’età e tipo di vaccinazione. Per il primo viene data un’indicazione relativa a dopo la notifica dei primi casi (inizio gennaio 2020) o dopo che in Italia si sia dichiarata l’ emergenza sanitaria (31 gennaio 2020) oppure dopo i primi casi autoctoni (18 febbraio 2020) o ancora nella fase di picco (21 marzo 2020) o anche dopo la chiusura con l’emanazione del  Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri  (22 marzo 2020) o altro.
Per la seconda se la riduzione maggiore sia risultata per la classe di età  uguale o minore ai 5 mesi oppure tra   6 e 12 mesi,  tra 13 mesi e i 18 anni o più di 18. E poi si passa a specificare la tipologia fino a 3 tipi tra DTPa, Hib, MPR, MPRV, IPV, Pneumococco, Meningococco, Herpes Zoster, Epatite B, influenza, HPV e Rotavirus.

Se e come ci si è organizzati  per ridurre il sovraffollamento. Ricorrendo  ad esempio al  prolungamento dell’orario di vaccinazione,  alla sola prenotazione, al servizio domiciliare, ai servizi mobili, durante le visite di controllo dei bambini sani, nei reparti di maternità, tramite collaborazioni con associazioni della società civile, all’assegnazione di priorità ad alcuni vaccini/soggetti etc.  Poi si chiede di specificare eventuali misure adottate di contrasto alle vaccinazioni:  con un elenco delle coorti dei bambini non vaccinati,  con lo sviluppo di un piano per i bambini non ancora vaccinati e per le categorie a rischio non vaccinate, con il rafforzamento della sorveglianza, il contatto telefonico con la famiglia etc.

Il questionario si conclude dando risposte riguardo all’approvvigionamento dei vaccini: se vi sono stati dei problemi e se le dosi inutilizzabili sono aumentate.

Nel mondo l’attività vaccinale durante l’epidemia da Covid-19

Tra marzo ed aprile di quest’anno, durante il periodo dell’epidemia,  nel mondo, in una sessantina di Paesi, si sono interrotti tali servizi.  Lo rendono noto gli organismi internazionali impegnati sul fronte della salute Oms, Unicef, GAVI e Sabin Vaccine Institute (Epicentro, 28 maggio 2020). Da un loro  monitoraggio  80 milioni di bambini di età inferiore ad un anno potranno incorrere  in una malattia grave come difterite, morbillo o poliomelite. Tra  i motivi segnalati di interruzione, seppure temporanea, dei servizi il  mantenimento delle distanze interpersonali, la paura di contrarre il virus uscendo di casa alla chiamata degli operatori sanitari nell’emergenza da Covid-19 o alla mancanza di dispositivi di protezione individuali e anche i  ritardi nel trasporto dei vaccini dovuto a  misure ristrettive di chiusura e  riduzione dei voli commerciali.

Il timore di una diffusione del contagio ha fatto interrompere le numerose campagne vaccinali  di massa contro  le malattie infettive come meningite, tetano, febbre gialla, febbre tifoide rimandandole anche di diversi mesi per avere modo di  fissare  delle misure preventive.  Poiché queste campagne  rappresentano un’occasione per i bambini, soprattutto nei Paesi più poveri o a basso reddito, di poter ricevere il vaccino,  l’Oms ha elaborato di recente un documento di sostegno ai governanti nelle decisioni sui rischi e vantaggi nel riprendere tali iniziative considerando diversi fattori.

Dai dati al 15 maggio emerge che 27 sono i Paesi che hanno posticipato le campagne vaccinali contro il morbillo/morbillo − rosolia/ morbillo, parotite, rosolia mentre  contro la polio  7 i Paesi per il vaccino IPV, 26 per il vaccino bivalente orale e 13 per il vaccino monovalente orale tipo 2.  Poi in 2 Paesi per  il vaccino contro la meningite A, in 4 la febbre gialla, in 2 il tifo, in 5 il colera e in 7 il tetano.

Ma il monito riguarda in generale sia i paesi ricchi che poveri, a quattro giorni dal Summit Globale sulla Vaccinazione in programma il 4 giugno nella capitale londinese che si svolgerà, attraverso la piattaforma digitale Zoom, dalle 13.00 alle 16.30 a cui parteciperanno  25 capi di stato, una cinquantina di rappresentanti governativi e del settore pubblico e privato. Gavi, Vaccine  Alliance, rete internazionale  che unisce diverse organizzazioni del settore  pubblico e privato per  proteggere  i  bambini dalle  malattie infettive tramite  la vaccinazione, attiva dal 2000 soprattutto nei paesi in via di sviluppo,  sarà ospite del governo britannico e nella raccolta dei fondi per il programma di vaccinazione 2021-2025 si prefigge di  prevenire raggiungendo coloro che hanno più bisogno, proteggere in quanto nessuno potrà essere immune fino a quando tutti saranno protetti e  accelerare lo sviluppo dei vaccini da ebola a  covid-19. L’obiettivo è entro il 2025 di poter salvare nuove vite, 7-8 milioni di bambini,  vaccinandone 300 milioni ottenendo per il nuovo piano  7.4 miliardi di dollari.

L’impegno dell’Italia è di 150 milioni in diverse rate dal 2026 al 2030 che viene ad aggiungersi ai 120 milioni di euro per il prossimo  quinquennio  nella  risposta globale dell’Unione europea contro il coronavirus per il sostegno alla vaccinazione dei bambini contro malattie infettive come morbillo, poliomelite e un accesso universale al vaccino contro Covid-19.

Redazione Bioetica News Torino